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12月29日 "VENTO FORTE TRA SALERNO E CATANZARO"Dal Blog di Carlo Vulpio, il giornalista a cui è stata tolta la Cronaca (Corriere della Sera) sulle inchieste di De Magistris (Poseidone, Toghe Lucane e Why Not?). Da questo coraggioso e mai domo giornalista possiamo continuare a seguire vicende che altrimenti cadrebbero nell'oblio più totale. Grazie Carlo.
1^ PARTE, 26.12.2008: C’è una casa di cura in Calabria. E ci sono tre banche: una in Basilicata, una in Campania e un’altra in Emilia Romagna. Poi c’è una casa editrice, di proprietà di altre case di cura, questa volta in Campania. E poi ci sono due magistrati, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani, pm di Salerno, che si vorrebbe trasferire a tutti i costi.
Dopo Forleo e de Magistris - una donna e un uomo -, ecco Nuzzi e Verasani, una donna e un uomo. Dev’essere la par condicio che vogliono Csm, Anm, (quasi) tutto il Parlamento. Come mai? Megalomani, visionari, protagonisti, emotivi, pasticcioni, incompetenti anche i pm Nuzzi e Verasani (e gli altri cinque pm salernitani che indagano sulle toghe calabro-lucane)? O forse pericolosi, visto che hanno in mano quella “bomba atomica” di inchieste che stanno facendo tremare molti intoccabili di questo Paese e che sono state la ragione della illegittima aggressione a colpi di contro-indagini e contro-sequestri che i magistrati di Salerno hanno subìto da parte dei magistrati di Catanzaro?
Cerchiamo di capire un po’ meglio. Prima però andiamo a leggere ciò che ha scritto (Micromega Online) il giudice di Catania, Felice Lima, sulla puntata di Annozero del 18 dicembre scorso dedicata al “caso Catanzaro”. “E’ stata una puntata di estremo interesse – dice Lima - per la partecipazione del segretario dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Cascini: per le cose che ha detto, per il modo in cui le ha dette e per le cose che ha taciuto”. Una settimana dopo, il 26 dicembre, Cascini improvvisamente scopre cose che una settimana prima non osava chiamare per nome e a Sky tv dichiara: “La situazione in Italia è più grave di quella di Tangentopoli, perché la corruzione è più che diffusa, è capillare e fuori controllo. È un cancro molto serio rispetto al quale la politica ha perso troppo tempo ad interrogarsi sulle ragioni. Il rischio è che si continui ad interrogarsi sui magistrati che la corruzione disvelano e puniscono”.
Ecco dunque un primo spunto di riflessione per l’anno nuovo. Giuseppe Cascini.
Proprio lo stesso Cascini che fino a una settimana prima non aveva perso occasione di fare esattamente ciò che adesso rimprovera alla politica, e cioè “interrogarsi sui magistrati che cercano di disvelare la corruzione”, anziché difenderli (e non per mera difesa corporativistica), o almeno non attaccarli e non ostacolarli. Cascini infatti è tra coloro che non hanno manifestato mai alcun dubbio su quanto de Magistris fosse “unfit”, inadatto a fare il pm e a condurre quelle inchieste che da Roma in giù (e in su) si vorrebbero insabbiare a tutti i costi. Ma adesso, con una virata di 180 gradi, Cascini scopre ciò che de Magistris aveva detto al sottoscritto (intervista al Corriere della Sera) fin dal 17 luglio 2007, e cioè che in Italia c’è una nuova Tangentopoli, peggiore e più pericolosa di quella degli anni Novanta. Bene. Ma siamo sicuri che questa tardiva (e quindi inutile) virata sia frutto del clima natalizio? Oppure è il vento forte che s’è alzato tra Salerno e Catanzaro, che spazza via le quintalate di sabbia scaricate su queste vicende, che ha indotto Cascini a contraddire se stesso? Non potremo mai dirlo con certezza, perché non siamo nella testa di Cascini, ma grazie al vento forte che soffia tra Salerno e Catanzaro possiamo mettere in fila alcuni elementi utili a capire. Per esempio, Cascini ha difeso a spada tratta Simone Luerti, l’ex presidente dell’Anm che poi si è dovuto dimettere per le bugie raccontate circa i suoi incontri al ministero della Giustizia con Clemente Mastella e con Antonio Saladino (indagati da de Magistris nell’inchiesta Why Not). Luerti, dice Cascini, non ha commesso alcun reato e ha subìto una violazione della sua sfera privata quando dalle carte di Salerno è emerso che per le sue convinzioni religiose egli ha fatto voto di castità. Cascini però sa bene che della castità di Luerti non importa nulla a nessuno. Ciò che interessa invece, e molto, è che Luerti faccia il magistrato e appartenga all’organizzazione religiosa “Memores Domini”, i cui membri devono far voto di obbedienza. Legittimo se sei un cittadino qualunque, non se sei un magistrato.
Domanda: come mai Luerti, da presidente dell’Anm, nonché da “ubbidiente” ai “Memores Domini”, non ha mai mancato di esternare un giorno sì e l’altro pure contro de Magistris e Forleo, proprio mentre le inchieste erano calde e le polemiche roventi? E perché su questo punto Cascini tace e, con lui, tace anche l’attuale presidente dell’Anm, Luca Palamara (ex pm alla procura di Reggio Calabria, al centro di polemiche per alcune indagini su presunti procedimenti “insabbiati”)?
Ma torniamo all’inizio. Alla casa di cura in Calabria. A Belvedere Marittimo (Cosenza), ce n’è una che si chiama appunto “Cascini”. Nulla di che. Solo per memorizzare il dato. Questa “Casa di cura Cascini” è di proprietà di un parente abbastanza stretto del magistrato e, cosa più rilevante, tra i suoi amministratori ha avuto anche Annunziato Scordo. Chi è costui? Scordo è il presidente della Pianimpinati, la principale società coinvolta in Poseidone (la prima inchiesta scippata a de Magistris). La Pianimpianti (il cui vicepresidente è l’ex senatore e sottosegretario dc, Mario Bonferroni, poi consigliere in Finmeccanica) è proprio quella società a cui sono riconducibili i 3 milioni e 600 mila euro sequestrati dalla Guardia di Finanza il 17 maggio 2005 al valico di frontiera di Como. Scordo, inoltre, è uomo di fiducia di Giuseppe Chiaravalloti, ex “governatore” della Calabria (le convenzioni sanitarie si fanno con le Regioni…) ed ex alto magistrato calabrese che per telefono diceva: “ de Magistris passerà gli anni suoi a difendersi, lo dobbiamo ammazzare di cause e ne affidiamo la gestione alla camorra napoletana”.
Oggi però de Magistris è stato trasferito a Napoli e Chiaravalloti continua a ricoprire la carica di vicepresidente dell’Authority per la privacy (forse quella di Luerti, va’ a capire). Mentre Cascini Giuseppe, segretario dell’Anm, sembra non sapere nulla della casa di cura Cascini di Belvedere Marittimo, e di Scordo, e di Pianimpianti, e di Chiaravalloti. Né gli viene alla memoria la circostanza che l’inchiesta Poseidone, oltre ai depuratori da realizzare con un miliardo di euro di fondi Ue e mai costruiti, riguardava anche il riciclaggio di denaro attraverso le case di cura convenzionate.
Forse Cascini davvero non poteva occuparsi di questo. Forse era troppo impegnato al ministero della Giustizia, dove – ministro Oliviero Diliberto (Pdci) – ricopriva ruoli di vertice. Si sa come vanno queste cose. Pura meritocrazia. Non c’entra nulla il fatto che uno sia legato, come lo è Cascini, alla senatrice Anna Finocchiaro (ex magistrato, Pd) o all’ex viceministro della Giustizia, Luigi Scotti (ex magistrato, in quota Pdci), colui che – ministro Clemente Mastella - ha perseguito de Magistris. Così come non c’entra assolutamente nulla la coincidenza che Cascini abbia fatto il suo voto di silenzio mentre l’ex ministro Mastella nominava il fratello (di Cascini) niente di meno che capo degli ispettori della Polizia penitenziaria, presso il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, e che il neo ministro della Giustizia, Angiolino Alfano (Pdl), gli abbia confermato l’incarico. E’ tutto in regola. Tutto nella norma. Luerti l’obbedienza, Cascini il silenzio. Due “cattivi magistrati” come Forleo e de Magistris? Per favore, non scherziamo. Siamo di fronte a due fulgidi esempi di come si fanno gli esercizi spirituali per conquistare un posto in paradiso. 2^ PARTE, 28.12.2008: "Mandate via da Salerno quei due magistrati”. Cioè i pm Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani. Questo, in sintesi, e nemmeno tanto in codice, il messaggio contenuto nelle parole di Ugo Bergamo inviato al Procuratore Generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, e al Ministro di Grazia e Giustizia, Angiolino Alfano - titolari dell'azione disciplinare - i verbali delle audizioni dei magistrati di Catanzaro e di Salerno, acquisiti dopo la nota "rivolta" della Procura Calabrese che si è messa a contro-indagare sui suoi indagatori (la Procura campana).
“Nei verbali - ha detto Bergamo con la solita riservatezza che ormai, Nicola Mancino docet, contraddistingue gli organismi del Csm - ci sono riferimenti a comportamenti anche di altri magistrati, che saranno valutati dai titolari dell’azione disciplinare (Esposito e Alfano, appunto, ndr)”.
Noi, che siamo maliziosi, abbiamo “tradotto” le parole di Bergamo così: non meravigliatevi se, tra “gli altri magistrati” che possono finire sotto procedimento disciplinare vi possa essere di nuovo Luigi de Magistris… Eh già, ritrovarsi ancora una volta tra i piedi de Magistris – che da qualche mese è uno dei tre giudici del tribunale del Riesame di Napoli, che deciderà sulla convalida degli arresti della “Tangentopoli napoletana”-, è un’altra rogna non prevista. Dannazione: questi automatismi nei trasferimenti e negli spostamenti di magistrati, se non si fanno bene i calcoli “prima”, a volte possono rivelarsi dei boomerang micidiali, o quanto meno provocare degli effetti collaterali indesiderati…
Noi, che siamo maliziosi, di fronte a questo scenario ci siamo chiesti: ma perché Bergamo manifesta tanto fervore per il trasferimento coatto di Nuzzi e Verasani e allude a un nuovo procedimento disciplinare nei confronti di de Magistris? Anche in questo caso, e sempre per questo benedetto vento forte che spira tra Salerno e Catanzaro, non possiamo far altro che mettere assieme elementi utili alla riflessione e alla comprensione dei fatti. Ugo Bergamo è uomo del segretario nazionale Udc, Lorenzo Cesa (indagato nell’inchiesta Poseidone e, dopo lo scippo di Poseidone a de Magistris, “archiviato” l’8 aprile scorso) ed è anche l’uomo che telefona a casa del procuratore capo di Catanzaro, Mariano Lombardi, la sera prima che questi revocasse (28 marzo 2007) l’inchiesta Poseidone a de Magistris.
Non era la prima volta che gli uomini di Cesa si interessavano all’inchiesta Poseidone.
Tra il dicembre 2005 e l’aprile 2007, il traffico telefonico tra il centralino della sede Udc di via Due Macelli, a Roma, e il telefono privato del procuratore Lombardi è stato piuttosto intenso. Senza contare le telefonate, sempre dalla sede romana Udc, al numero di casa di Lombardi e ai cellulari della sua compagna, Maria Grazia Muzzi, cancelliere presso la Corte d’Assise di Catanzaro, e del figlio di quest’ultima, l’avvocato Pierpaolo Greco. Il giorno stesso dell’avvenuta revoca di Poseidone, alle 16.22, dice la perizia informatica del consulente della procura di Salerno, Gioacchino Genchi, al numero di casa di Lombardi è arrivata una chiamata da un’agenzia di stampa. La conversazione è durata più di sei minuti. E circa mezz'ora dopo questa telefonata – sostengono i pm di Salerno - la notizia della revoca dell'inchiesta Poseidone è stata “lanciata” in rete.
Coincidenze ad orologeria, ma tutte coincidenze, per carità.
Come l’appartenenza all’Udc di Giuseppe Galati, di Lamezia Terme come Antonio Saladino. Galati è stato sottosegretario del ministero delle Attività Produttive con delega al Cipe (il Comitato interministeriale per la programmazione economica, che decide sui quattrini dei finanziamenti pubblici). Anche lui è finito tra gli indagati di Poseidone. Ma Galati era anche generoso, e liquidava compensi per consulenze e incarichi al figlio della moglie del procuratore Lombardi (sì, sempre lo stesso figliolo, Pierpaolo Greco, che era anche in società con un altro indagato eccellente, il senatore Giancarlo Pittelli, di Forza Italia). Naturalmente, in tutto questo non c’entra nulla che la figlia del procuratore Lombardi sia stata assunta al Messaggero, dove, com’è noto, Pier Ferdinando Casini è di casa.
Ma torniamo a Ugo Bergamo. Il presidente della prima commissione del Csm, guarda caso poco prima di sentire i magistrati di Salerno, cosa fa? Ha la premura di esprimere anch’egli il suo “giudizio anticipato” - sulla scia di Letizia Vacca e di Nicola Mancino - e dichiara alla stampa che il pm di Catanzaro, Salvatore Curcio, indagato a Salerno per reati gravissimi (tra i quali una serie di archiviazioni illegali, compresa quella di Clemente Mastella, e una perquisizione illegale nei confronti della giornalista del Quotidiano di Calabria, Chiara Spagnolo) è in pratica una brava persona.
Conclusione: con questi chiari di luna è difficile che da quella parte lì, da Palazzo dei Marescialli, sede del Csm, venga qualcosa di buono. Invece di fare chiarezza, di ripristinare le regole del diritto, di operare con equanimità e serenità, restituendo ai cittadini fiducia nello Stato e nelle istituzioni, sembra che si faccia di tutto per ottenere l’effetto contrario. Eppure il presidente del Csm è Giorgio Napolitano, cioè il Capo dello Stato. Si sarà posto anche lui una domanda più o meno simile a questa: dopo Forleo e de Magistris, Nuzzi e Verasani, e poi? 12月25日 UN NATALE SCOMODONon bisogna essere necessariamente Cristiani per condividere le parole di un Presule che ci offre i suoi auguri scomodi per il Santo Natale.
Queste parole le voglio dedicare all'Italia dei "furbi", che sulle spalle degli altri, rubando e falsificando le diverse situazioni, costruiscono i loro scandalosi privilegi.
"Tanti Auguri scomodi"
di don Tonino Bello Non obbedirei mai al mio dovere di vescovo, se vi dicessi «Buon Natale» senza darvi disturbo. Io invece, vi voglio infastidire. Non posso, infatti, sopportare l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla «routine» di calendario. Tanti auguri scomodi, allora! Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali. E vi conceda la forza di inventarvi un’esistenza carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità ad uno sfrattato, a un povero marocchino, a un povero di passaggio. Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la carriera diventa l’idolo della vostra vita; il sorpasso progetto dei vostri giorni; la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate. Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla ove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che lo sterco degli uomini o il bidone della spazzatura o l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa. Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi tutte le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi cortocircuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro. Gli Angeli che annunciano la pace portino guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che, poco più lontano di una spanna con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfrutta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano i popoli allo sterminio della fame. I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere «una gran luce» dovete partire dagli ultimi. Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura ma non scaldano. Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative. I pastori che vegliano nella notte, «facendo la guardia al gregge» scrutando l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino un desiderio profondo di vivere poveri: che poi è l’unico modo per morire ricchi. Sul nostro vecchio mondo che muore nasca la speranza!!! 12月14日 CARLO VULPIO "ESONERATO" DAL CORRIERE DELLA SERA Firmiamo la Petizione: Siamo tutti Carlo Vulpio.
L'ultimo articolo di cronaca sul caso De Magistris che Carlo Vulpio ha pubblicato sul corriere:
Dall'articolo di Carlo Vulpio del 3 dicembre 2008:
"Non era mai accaduto prima in Italia, che una procura della Repubblica fosse «circondata» come un fortino della malavita. Ieri è successo alla procura di Catanzaro, che per tutta la giornata e fino a tarda sera è stata letteralmente accerchiata da cento carabinieri e una ventina di poliziotti, tutti arrivati da Salerno. Con i carabinieri del Reparto operativo e i poliziotti della Digos, sono entrati in procura ben sette magistrati, tra i quali il procuratore di Salerno, Luigi Apicella, e i titolari dell' inchiesta, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani. Hanno notificato avvisi di garanzia e perquisito case e uffici dei magistrati calabresi che hanno scippato le inchieste "Poseidone" e "Why Not" all' ex pm Luigi de Magistris (ora giudice del Riesame a Napoli) e dei magistrati che queste inchieste hanno ereditato, «per smembrarle, disintegrarle e favorire alcuni indagati», scrivono i pm salernitani. Tra gli indagati "favoriti", l' ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, il segretario nazionale Udc, Lorenzo Cesa, l' ex governatore di Calabria, nonché ex procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, il generale della Guardia di Finanza, Walter Cretella Lombardo, l' ex sottosegretario con delega al Cipe, Giuseppe Galati (Udc), Giancarlo Pittelli, deputato di Forza Italia, il ras della Compagnia delle Opere per il Sud Italia, Antonio Saladino. Ma questo è solo il troncone calabro. Gli stessi magistrati salernitani, infatti, stanno indagando anche in altre due direzioni. La prima riguarda uno stuolo di giudici lucani coinvolti nella "madre di tutte le inchieste" sul marcio nella magistratura (l' inchiesta "Toghe Lucane", che de Magistris è riuscito a "chiudere" prima di essere frettolosamente trasferito). La seconda andrebbe diritta verso alcuni membri del Csm: per esempio, il vicepresidente Nicola Mancino e i presunti legami con Antonio Saladino, figura chiave di "Why Not", il procuratore generale della Corte di Cassazione, Mario Delli Priscoli, andato in pensione qualche giorno fa, e il sostituto procuratore generale della Cassazione, nonché governatore (Ds) delle Marche per dieci anni, Vito D' Ambrosio, che in Csm sostenne l' accusa per far trasferire de Magistris. Ce n' è anche per l' Associazione nazionale magistrati e per il suo presidente, Simone Luerti. Molto amico di diversi indagati eccellenti quando faceva il magistrato in Calabria, Luerti non ha mai perso occasione di esternare contro de Magistris. Quando poi, qualche mese fa, si è scoperto che incontrava regolarmente Saladino e Mastella nella sede del ministero della Giustizia, mentre lui negava, Luerti s' è dovuto dimettere dalla carica di presidente dell' Anm. Nel decreto di perquisizione eseguito ieri, 1.700 pagine, i pm di Salerno accusano di concorso in corruzione in atti giudiziari - per aver tolto "illegalmente" a de Magistris "Why Not" e "Poseidone" - il procuratore di Catanzaro, Mariano Lombardi, il procuratore aggiunto, Salvatore Murone, il procuratore generale reggente, Dolcino Favi, il parlamentare Giancarlo Pittelli e «l' uomo ovunque» Antonio Saladino. Ma accusano anche il sostituto procuratore generale Alfredo Garbati, il sostituto procuratore generale presso la Corte d' Appello Domenico De Lorenzo e il pm Salvatore Curcio di aver preso in eredità quelle scottanti inchieste al solo scopo di farle a pezzi. Mentre il procuratore generale Vincenzo Iannelli e il presidente di Sezione del tribunale Bruno Arcuri si sarebbero dati da fare non solo "per archiviare illegalmente" la posizione di Mastella ("la cui iscrizione tra gli indagati era invece doverosa"), ma anche "per calunniare de Magistris e disintegrarlo professionalmente". Poi, dicono i pm campani, Iannelli, per una causa che gli sta a cuore, fa intervenire Chiaravalloti su Patrizia Pasquin, giudice del tribunale di Vibo Valentia, che poi sarebbe stata arrestata. Così, da magistrato a magistrato, come da compare a compare." Carlo Vulpio, www.carlovulpio.it Questo è un giornalista che non abbassa la testa, il suo ex Direttore sì!
Mai più un Euro per il Corriere della Sera! 12月5日 C'E' SEMPRE UN GIUDICE A BERLINO!CASO DE MAGISTRIS: MOBILITAZIONE GENERALE DA BERLUSCONI AD ALFANO, PASSANDO DAL QUIRINALE.
Una mattina appena alzato
O bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao … Una mattina mi son svegliato… Questo cantava Michele Santoro, per denunciare la mannaia della censura politica che, con un colpo ben assestato, liberava l’Italia “ottimista” dall’ingombrante presenza di Enzo Biagi, Luttazzi e lo stesso Santoro dalla Televisione Pubblica.
Non sono stato mai un militante della sinistra italiana, non lo sono neanche adesso, ma quel Michele Santoro, che certo non ambiva a concorrere per il Festival di Sanremo, mi procurò dei brividi. In quel momento mi sentii Partigiano, dalla parte, cioè, della Democrazia e della Libertà calpestate. E calpestata, in quel frangente, era anche la nostra Carta Costituzionale e l’Art. 21: Vangelo – Principe – di tutte le Libertà.
Ricordiamo tutti come andò a finire e abbiamo gioìto del ritorno di Santoro che, con giusta rabbia, riprese da dove aveva lasciato. Ci ha riportato, di volta in volta, dove abitano le contraddizioni della nostra Democrazia dell’effimero, ci ha portato nei vicoli e nelle sterminate piazze delle tante solitudini, ci ha fatto vedere occhi imprigionati dalla rabbia sopita e mani tremanti, di fronte agli “occhi” implacabili delle videocamere.
Lo abbiamo seguito nello sterminato mare dei bisogni di tantissimi giovani, padri, madri, figli e nonni, tantissimi nonni che, da giovani, si sono alzati sempre di buon mattino per recarsi al lavoro e che non hanno perso l’abitudine di farlo … soltanto che adesso si alzano in piena notte, per andare a rovistare nei cassonetti dei mercati generali di ortofrutticoli in cerca di un po’ di verdura o qualche frutto, troppo impresentabile per essere esposto nelle asettiche scaffalanature degli Ipermercati.
Lo abbiamo seguito, il buon Santoro, e lo faremo ancora, come quando venne in Calabria a difendere l'operato di De Magistris, ma stasera, 4 Dicembre 2008, ci siamo persi e non abbiamo avvertito nemmeno un minimo sussulto rispetto al terremoto che si è scatenato, da tre giorni, sulla Procura della Repubblica di Catanzaro.
In questo momento, sono le ore 23:28, entra Vauro con le sue vignette satiriche, segno che quest’altra puntata di “Annozero” è finita, ma nulla, nemmeno una parola della guerra in atto tra la Procura di Salerno e quella di Catanzaro. I fatti: sappiamo tutto della vicenda De Magistris e del suo triste epilogo (trasferimento in quel di Napoli, con funzioni di Giudice del riesame); difettavamo di fiducia, però, quando abbiamo pensato che le inchieste di De Magistris fossero state messe da parte per consegnarle all’oblio delle nostre coscienze.
Invece no! La settimana scorsa, il Magistrato della Procura di Paola (CS), Dott. Giuseppe Greco, emette avvisi di garanzia a quello stuolo di politici, imprenditori e altri professionisti che erano stati attenzionati dal Dott. De Magistris nell’inchiesta WHY NOT. Accidenti! Era proprio un filone di quell’inchiesta che veniva o forse si trattava proprio di Why Not, quella vera!
Nell’arco di 48 ore, però, quando si era d’improvviso riaccesa l’attenzione della Magistratura e della gente Calabrese, il Dott. Greco veniva “esonerato” e, di fatto, scippato dell’inchiesta! Strana vicenda Why Not, nata per non essere conclusa, destinata ad impedimenti che ci appaiono sempre più pilotati da una regìa che si rivela sempre meno occulta.
Ma il terremoto si manifesta 3 giorni fa, quando il Dott. Apicella, della Procura di Salerno, sbarca a Catanzaro con altri colleghi, 100 Carabinieri e altrettanti militari delle forze Speciali e di Polizia. Il Procuratore Apicella vuole acquisire qli atti di avocazione delle inchieste Why Not e Poseidone per vedere se, come aveva sempre affermato il Dott. De Magistris, fossero state viziate da qualche incongruenza o da eventi ben più gravi ed interessanti.
C’è sempre un Giudice a Berlino, in questo caso a Salerno, che non si omologa alle decisioni della Procura Generale di Catanzaro, alle richieste di trasferimento dell’allora Guardasigilli Mastella, alle censure del CSM sull’operato del Dott. De Magistris; non si omologa e vuole vederci chiaro.
La Procura Generale di Salerno, sospetta che ci possano essere state azioni tese a denigrare l’operato del Dott. De Magistris, messe in campo da coloro che gli hanno sottratto le inchieste e, conseguentemente, accende i riflettori sulla Procura dei “veleni”, perquesendo Uffici e abitazioni di diversi Magistrati. La Procura Generale di Catanzaro, però, non gradisce l’attenzione dei colleghi Salernitani e contrattacca! Si parla di abusi, di incompetenza territoriale, dimenticandosi che De Magistris si era rivolto proprio alla Procura di Salerno per esporre le proprie ragioni, quando si vedeva sottrarre le inchieste più scottanti da lui messe in campo in Calabria. E’ un autentico terremoto che, però, non attenziona gli organi di stampa e le televisioni.
E’ un terremoto che una trasmissione come “Annozero” non può eludere, che meritava almeno un commento del buon Travaglio e sarebbe bastata anche una sola vignetta del bravo Vauro.
Sono sicuro che la dimenticanza è dipesa dal fatto che il tutto è successo in tre giorni e che un'ansa Calabrese, al posto del terremoto, batteva due notizie: una su un incidente e l’altra su un ferimento. Quello che si sta prospettando è davvero un attacco poderoso, su tutti i fronti, dove nessuno deve essere risparmiato, dove chi si deve difendere contrattacca, forte di una congiuntura che appare propizia. In questo clima, Carlo Vulpio, cronista delle inchieste Why Not e Poseidone sulle pagine del Corriere della Sera, oggi è stato “sollevato” dal suo incarico. Vulpio, custode ben informato delle due inchieste ed anche di una terza: “Toghe Lucane”, non potrà scrivere, per il momento e sul Corriere, su vicende cui ha dedicato ogni giornata di questi ultimi due-tre anni. Vulpio, unico cronista che, ieri, dedicava mezza pagina del Corriere a quanto stava accadendo a Catanzaro.
Ma non basta ancora!
La trasmissione “Perfidia”, che ieri sera ha mandato in replica l’intervista esclusiva della super teste di Why Not, registrata un anno fa, ha ricevuto una tempestiva diffida da parte del legale di Saladino, uomo centrale nell’inchiesta. La conduttrice Antonella Grippo, per nulla intimorita dalla diffida, continuerà a ripercorrere le fasi delle inchieste di De Magistris e si stupisce come mai le diffide piovano solo adesso, su alcune replice, e non quando le trasmissioni, tantissime, avvenivano in diretta televisiva.
Un mio parere personale? Questa è la resa dei conti, dove nessuno risparmierà alcun colpo. E’ questa, davvero, l’ultima occasione per resuscitare o seppellire, de-fi-ni-ti-va-men-te, due inchieste che vedono coinvolti i maggiori esponenti politici Calabresi di Destra, di Sinistra, di Centro e con loro Magistrati, Imprenditori, Rappresentanti delle Forze dell’Ordine e tant’altra “bella” gente.
Vorrei svegliarmi, domani, in un Paese Libero, dove sulle Libertà e sulla Democrazia svanissero le pesanti ipoteche della Corruzione, dell’Impunità, dell’Arrogante agire degli ORCHI MODERNI.
Intanto, grevi, a cadenzare i passi di una GIUSTIZIA che non si ostina al silenzio, s'odono rintocchi di campana a ricordarci che in qualche sperduta Procura, c'è un Magistrato che la notte non dorme.
E in un abbraccio solidale, denso di partecipazione e gratitudine, anche noi, nel cuore della notte, gli facciamo compagnia.
Vicini, senza conoscerci e, insieme, sperando.
Una mattina, appena alzato … |
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