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6月25日

CHI DIFENDE LA GIUSTIZIA?

 

E' veramente difficile prendere posizione nei confronti di una GIUSTIZIA che, attraverso i vertici della Magistratura, ha letteralmente zittito Magistrati Come la Dott.ssa Forleo e il Dott. De Magistris. Adesso qualcuno di quelli che sono stati muti, per le vicende di cui sopra, gridano allo scandalo, all'attacco, da parte del Governo, all'indipendenza della Magistratura. Molti Magistrati LIBERI si erano ribellati prima e continuano a ribellarsi adesso. Loro hanno i titoli per farlo, unitamente ad una deontologia professionale non esibita a seconda del colore del Governo. Gridavano allo scandalo quando la Dott. Forleo veniva fatta passare per una psicolabile, quando a De Magistris venivano sottratte le inchieste più scottanti e gridano adesso per il violento attacco alla Costituzione, minata nei suoi fondamenti sull'autonomia della Magistratura. E' Vero con la nuova riforma della Giustizia il Premier si risparmia uno dei suoi più spinosi processi ma, in modo diverso, ottenendo lo stesso risultato, è stato fatto per le indagini della Forleo sulle scalate bancarie e per le indagini di De Magistris con le inchieste Poseidone e Whi Not. Due modi diversi di AGIRE, lo stesso obiettivo da raggiungere: garantirsi l'impunità ad ogni costo, prima di arrivare al processo. Non è detto infatti che, celebrandosi il processo, si debba essere condannati; capita, giustamente, che se uno è innocente viene assolto, nel caso contrario bisognerebbe essere pronti ad accettare tutte le conseguenze. E' questo il vero problema: qualcuno, anzi in molti, non sono pronti ad accetare le conseguenze e operando senza scrupoli cerca di utilizzare tutti gli strumenti che ha a disposizione.

Non andremo molto avanti di questo passo! Specialmente adesso che, per le contraddizioni interne alla Magistratura, in molti non se la sentono di prenderne le difese, data l'intermittenza delle sue azioni non sempre univoche.


6月5日

SALERNO:DE MAGISTRIS SCAGIONATO DALLE ACCUSE

CHI SBUGIARDERA', ADESSO, IL CSM?


SE TANTO MI DA' TANTO AL DOTT. DE MAGISTRIS DOVREBBERO RITORNARE

LE INCHIESTE CHE GLI SONO STATE "ABILMENTE" SOTTRATTE.


Archiviate le accuse nei suoi confronti si rende Giustizia all'Uomo, ma non si rende Giustizia alla grande impalcatura investigativa che, tassello dopo tassello, il Dott. De Magistris era riuscito a costruire nelle inchieste Poseidone, Why Not e Toghe Lucane.

Molti invocano: "Adda passa' 'a nuttata", sperando in altre luminose aurore! Ma non sempre e non tutte le aurore portano luce. Può capitare di essere richiamati alla cruda realtà da un funesto e buio temporale, perchè si dice anche che: "tutti i nodi vengono al pettine".

... Come mi piacciono quei meravigliosi e roboanti acquazzoni estivi!
 
Qualche commento dalla stampa Nazionale

 
da Repubblica.it del 4 giugno 2008


di Giuseppe Baldessarro
(Giornalista)

CATANZARO - Non solo ha agito in maniera “assolutamente legittima e corretta”, ma è stato vittima di “pressioni e interferenze” relative ai risultati “ottenuti con le sue inchieste”.

E’ un vero e proprio atto d’accusa contro i vertici della Procura di Catanzaro, la richiesta di archiviazione dei magistrati di Salerno, chiamati a indagare sull’operato di Luigi De Magistris. Le quasi mille pagine prodotte dal procuratore Luigi Apicella e dal sostituto Gabriella Nuzzi, trasformano, di fatto, il giudice “scomodo”, in vittima di un sistema di interessi che sarebbe l’oggetto delle sue indagini.

De Magistris incassa un risultato importantissimo. Dopo che per mesi il suo operato era stato al centro di denunce, richieste di azioni disciplinari e persino atti parlamentari. Il magistrato protagonista di inchieste come “Poseidone”, “Toghe Lucane” e “Why Not” ha detto di essersi semplicemente “difeso”, esprimendo “sempre massima fiducia nella magistratura di Salerno, competente per legge”.

Un commento alla notizia della richiesta di archiviazione, a cui ha aggiunto di aver soltanto “contribuito doverosamente, da magistrato, ad evidenziare l’attività di ostacolo posta in essere” ai suoi danni e alle funzioni che ha cercato e cerca ancora “di svolgere nell’esclusivo interesse della giustizia”.

Poche frasi, nelle quali De Magistris lascia trasparire la propria soddisfazione alla fine della maxi inchiesta.

Il pm di Catanzaro sarebbe insomma estraneo “ai reati di calunnia, abuso d’ufficio e rivelazione di segreto d’ufficio”.

E niente darebbe ragione ai magistrati, agli avvocati e ai politici che contro di lui hanno presentato una serie di denunce. Insomma per gli inquirenti salernitani vi sarebbe “insussistenza di illegittimità sostanziali o procedurali penalmente rilevanti ovvero di condotte abusive addebitabili nell’esercizio delle funzioni giudiziarie del De Magistris”.

Piuttosto “i risultati investigativi ottenuti, la natura e la cadenza degli interventi subiti a causa della intensità delle sue indagini e il complesso materiale probatorio acquisito, ha consentito di riscontrare la bontà della sua azione inquirente, nonché di ricostruire la sequenza ed il contenuto degli atti procedimentali appurandone la correttezza formale e sostanziale”.

La richiesta di archiviazione affonda poi il bisturi contro i detrattori del pm: “Il contesto giudiziario in cui si è trovato ad operare Luigi De Magistris, appare connotato da un’allarmante commistione di ruoli e fortemente condizionato dal perseguimento di interessi extragiurisdizionali, anche di illecita natura”.

Accuse pesantissime, ancora più chiare quando si parla della “pressante attività di interferenza alle indagini posta in essere dai vertici della Procura della Repubblica di Catanzaro, e resasi sempre più manifesta con il progressivo intensificarsi delle investigazioni da parte di De Magistris”.

Per evidenziare poi che “alle continue ingerenze sull’attività inquirente è risultata connessa, secondo una singolare cadenza cronologica la trasmissione di continue denunce e segnalazioni agli organi disciplinari ed alla Procura di Salerno”.

Nella richiesta si legge ancora che “dagli accertamenti investigativi condotti sono emersi fatti, situazioni concorrenti a delineare il difficile contesto ambientale nel quale De Magistris si è trovato a svolgere le funzioni inquirenti, i legami tra i vertici dell’Ufficio giudiziario di Catanzaro, difensori ed indagati, gli interessi sottostanti alle vicende oggetto dei procedimenti da lui trattati, le condotte di interferenza ed ostacolo al suo operato”.

Un difficile contesto ambientale “reiteratamente denunciato dal pm nelle sedi istituzionali”.

Infine i due magistrati di Salerno scrivono che “l’oggetto di indagini svolte da De Magistris, coinvolgenti pubblici amministratori, politici, imprenditori, professionisti, magistrati, rappresentanti delle forze dell’ordine, le tecniche investigative impiegate, i risultati derivati dagli atti di indagine esperiti hanno finito, nel tempo, per esporre il sostituto procuratore ad una serie articolata di azioni ostative al suo operato”.

Tra queste si inseriscono “le svariate denunce in sede penale e le segnalazioni disciplinari di soggetti indagati e difensori, alle quali sono seguite interpellanze, interrogazioni parlamentari, ispezioni ministeriali riguardanti le più rilevanti indagini condotte dal magistrato nei due periodi di permanenza a Catanzaro”.

Ma non è tutto. Infatti Salerno sta vagliando “l’ipotesi investigativa della indebita strumentalizzazione di attività di indagine coordinate dalle Procure di Matera e di Catanzaro nei confronti di collaboratori di polizia giudiziaria e di giornalisti”.

Di fatto, secondo la Procura campana, collaboratori di pg e cronisti di giudiziaria sarebbero stati coinvolti strumentalmente nelle inchieste, subendo anche perquisizioni. De Magistris oltre ad essere stato denunciato, a sua volta produsse una serie di esposti.

La Procura Generale di Catanzaro non ha concesso alcuni documenti dell’inchiesta “Why Not” chiesti da Salerno che indaga sulle denunce di Luigi De Magistris. Luigi Apicella, è giunto nel capoluogo calabrese dove ha incontrato il Procuratore Generale, Vincenzo Jannelli, ed i sostituti Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo.

Per oltre tre ore i magistrati hanno discusso sulla richiesta di alcuni documenti relativi all’inchiesta. Al termine dell’incontro, secondo quanto si è appreso, i magistrati della Procura Generale non hanno concesso la documentazione perché l’inchiesta è attualmente in corso.