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9月20日 LE NAVI DEI VELENI: LA CALABRIA SI DIFENDA!Che cosa aspettano i nostri politici, cosa deve succedere di più, perchè si levi dalle loro labbra il più forte grido d'indignazione?
Cosa fa il Consiglio Regionale e, soprattutto, cosa fanno le opposizioni? Quanti eletti nei Consigli Comunali, nelle Provincie, alla Regione, al Parlamento Nazionale ed Europeo si sono costituiti PARTE CIVILE contro i CRIMINALI che hanno minato la vita dell'intero Mediterraneo?
Bisogna investire l'esercito, per una lotta senza quartiere al cartello delle Mafie internazionali e ai Servizi deviati, se è vero che gli affiliati alla Nrangheta avevano contatti diretti con gli apparati deviati e malati dello Stato.
Siamo costretti a piangere i nostri giovani morti per una guerra dichiarata al terrorismo, per democrazie che si ha la pretesa di affermare con l'uso delle armi; siamo costretti a subìre tante guerre; guerre dove muoiono i nostri figli migliori e, guarda caso, dove la stragrande maggioranza di loro è meridionale.
Siamo costretti, dicevo, a subire una guerra dentro i nostri confini; una guerra dichiarata dalle ECOMAFIE e lo Stato non si difende!
I NOMI DEI POLITICI COINVOLTI (PER IGNAVIA O COLPA GRAVE) vengono celati dal segreto istruttorio, eppure i primi riscontri ci sono, perchè tutti abbiamo visto il relitto della nave Russa (Cunsky) affondato a largo di Cetraro (CS) e della Jolly Rosso (Amantea).
INABISSARE RIFIUTI TOSSICI E RADIOATTIVI NEI NOSTRI MARI, IN UN QUALSIASI MARE, E' UN CRIMINE CONTRO L'UMANITA'! - E' UN CRIMINE CHE RIGUARDA TUTTE LE NAZIONI, MA LE NAZIONI TACCIONO E SI ATTENDE CHE QUALCHE "INCIDENTE" POSSA TOGLIERE DI MEZZO TESTIMONI O COLLABORATORI DI GIUSTIZIA CHE ROMPONO I COGLIONI.
Al prossimo Consiglio Comunale, quello del mio Paese (Malvito), proporrò la costituzione di PARTE CIVILE contro ignoti, per i troppi veleni che hanno costretto la Calabria e le sue bellezze A soccombere sotto la vile aggressione delle Ecomafie.
Mi auguro che l'esempio possa essere seguito dai più quotati rappresentanti della politica calabrese, per sancire una netta e definitiva presa di distanza da questi moderni assassini e dai loro fiancheggiatori.
Se non s'individueranno mandanti e colpevoli, se le inchieste finiranno come quelle del PM De Magistris, dovremmo, davvero, fare in modo che in Italia non si costruisca, MAI, una sola centrale nucleare! - In quali mani affideremmo le scorie radioattive? Nelle mani di quanti si sono arricchiti permettendo uno dei più grandi crimini ambientali contro l'umanità?
Si parla di decine di navi affondate nel Tirreno e nello Jonio, di bidoni sotterrati nei comuni della costa tirrenica (Serra D'Aiello), che erano a bordo della nave Jolly Rosso, arenatasi sui bassi fondali antistanti la splendida cittadina di Amantea (CS).
Il destino dell'intero Mediterraneo dipende dall'innesco di una delle più grandi bombe ad orologeria costruita da gente senza scrupoli. Cosa potrebbe succedere se, fra qualche anno o già domani, dovessero riversarsi in mare i contenuti delle centina di migliaia di bidoni che giacciono in fondo al mare?
E pensare che per questi traffici e altri traffici illeciti hanno perso la vita Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, senza che nessuno sia stato in grado di fornire delle risposte esaustive.
Abbiamo dichiarato guerra ad una Nazione sovrana (l'IRAQ), con il pretesto di cercare armi di distruzione di massa, armi CHIMICHE che non sono state mai trovate ... forse perchè non sono mai esistite! - Quando e se si scoprirà che le navi affondate contengono rifiuti tossici o radioattivi, avremo davvero lo stesso zelo per dichiarare una guerra DEFINITIVA contro quanti hanno messo in serio pericolo la vita di milioni di persone?
VEDREMO!
SAREBBE ORA CHE I POLITICI CALABRESI - TUTTI - SI COSTITUISSERO PARTE CIVILE E SPINGESSERO IL GOVERNO A NOMINARE UN POOL DI MAGISTRATI - SENZA PRECEDENTI - PER FRONTEGGIARE UN PERICOLOSISSIMO CARTELLO INTERNAZIONALE DI DELINQUENTI.
INTANTO IL NOSTRO PLAUSO ALLA BRILLANTE PROCURA DI PAOLA ED AL CORAGGIO CHE STANNO DIMOSTRANDO I SUOI MAGISTRATI CHE SONO, PER IL MOMENTO, LA NOSTRA PIU' GRANDE SPERANZA. DOVREMMO TUTTI DIMOSTRARE UNA VICINANZA SENZA PRECEDENTI, SPECIALMENTE A MAGISTRATI COME IL PROCUTORE BRUNO GIORDANO. UN ABBRACCIO CORALE PER NON LASCIARLI SOLI E PERCHE' NON SI SCRIVANO MAI PIU', NELLA NOSTRA CALABRIA, PAGINE DI INFINITA VERGOGNA! LE NAVI DEI VELENIRITORNANO LE GRANDI INCHIESTE IN CALABRIA. QUESTA VOLTA SI PARLA DELLE NAVI DEI VELENI AFFONDATE A LARGO DELLE COSTE CALABRESI E, COME SEMPRE, SENZA CHE ORMAI NESSUNO SI STUPISCA PIU', SI PAVENTANO INTRECCI PERVERSI TRA NDRANGHETA, SERVIZI DEVIATI E POLITICA.
Parla il pentito: «Ho affondato tre navi dei veleni»
REGGIO CALABRIA - Nella casa dove si trova nascosto da alcuni anni, agli arresti domiciliari per motivi di salute, Francesco Fonti, 61 anni da Bovalino, il collaboratore di giustizia che denunciò per primo alla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria l'affondamento di tre navi dei veleni, ha avuto il tempo di preparare un libro che aspetta ora solo un editore; il Sole 24 Ore ha potuto leggerne le bozze.
E da lì parte l'intervista a quest'uomo – tra i pochi pentiti di ‘ndrangheta ritenuti attendibili – che entro la prossima settimana sarà nuovamente sottoposto al programma di protezione che abbandonò volontariamente nel 1999. Nuovo cambio di vita e altro trasloco in Italia con generalità ancora una volta modificate. Perché nelle bozze del suo libro fa solo un accenno all'affondamento delle navi dei veleni al largo delle coste calabresi? Perché dopo la consegna di un memoriale di 49 pagine nel 2003 nelle mani del sostituto procuratore nazionale antimafia Enzo Macrì, uomo di grande coraggio, ho avuto esperienze negative con la magistratura lucana e in particolare con la Dda di Potenza. Ho pensato che questa storia delle navi affondate non interessasse in realtà più nessuno. E invece ora... Ora il procuratore capo della Repubblica di Paola ha trovato il primo riscontro tangibile ai suoi racconti. Sì e non sarà il solo. Fatto sta che sulle navi affondate ciascuno spara la propria cifra. Da 3 a 30, tutti numeri buoni per il Lotto. Io ho dato contezza dell'affondamento di tre navi di cui sono stato esecutore materiale per conto della cosca Romeo di San Luca. Di altre sette sono certo per averne parlato con i capi di altre cosche che in Calabria hanno trafficato in rifiuti tossici. Ma non sono solo queste, in Calabria e fuori regione. Trenta in effetti è il numero indicato dalla Procura della Repubblica di Reggio nei primi anni 90 a seguito della consulenza di Mario Scaramella, travolto poi nell'affare Mitrokin. Un nome che in qualche modo riporta ai servizi. Con tutta la forza che si può riconoscere alle cosche è infatti difficile credere che voi foste la mente delle operazioni. E infatti a noi interessava solo sapere quanto incassavamo per gli affondamenti. A me interessavano gli affari. Le decisioni ci venivano comunicate da altri. Altri chi? A contattare me erano direttamente i servizi segreti italiani che frequento da quando ero un giovane affiliato alla ‘ndrangheta, tra i pochi con studi alle spalle e una famiglia di origine non mafiosa. Avevo un filo diretto con persone dei servizi che venivano ribattezzate con un nome in codice. Loro telefonavano con linee dedicate, io pattuivo ed eseguivo dopo gli incontri, che spesso si svolgevano a Roma all'Hotel Palace. Persone come Guido Giannettini e Vito Miceli, inoltre, erano miei contatti fin dalla fine degli anni 70. I servizi spesso mi mettevano a disposizione anche le loro macchine. Ho perfino annotato i numeri delle targhe, che ho scritto nel dossier consegnato alla Dna. E sarei in grado di riconoscere ancora oggi le persone se qualcuno mi mostrasse le foto. L'ho anche scritto nel dossier: è tutto nero su bianco. È lì a disposizione. Non lo dica due volte. La Procura di Paola potrebbe chiamarla presto a testimoniare. Ci andrò e darò tutto il mio aiuto se lo Stato mi aiuterà a capire perché mi sono stati affibbiati 50 anni di carcere senza aver mai ucciso nessuno e prestando da anni la mia collaborazione. Cosa dirà di nuovo ai magistrati? Lei vuole sapere troppo. Mi pagano per questo. Affari suoi. Comunque farò nuovamente i nomi e cognomi dei politici che avevano contatti con gli uomini dei servizi segreti che poi si rivolgevano a me e alle altre cosche. Perché crederle? Che interesse potevano avere i politici ad entrare direttamente o indirettamente in contatto con le cosche? Noi garantivamo un servizio e loro ricevevano finanziamenti dai Paesi che intendevano trafficare in rifiuti. I servizi erano il mezzo che usavano per non apparire. Questo lascia pensare che molte commesse provenissero dall'Est. Non solo Russia e Germania. Anche Stati Uniti. Ha mai avuto contatti diretti con politici? Si, di molti partiti. Politici nazionali e locali. Con alcuni ero di casa. Loro sapevano chi ero e a me si rivolgevano perché il pacchetto di voti che potevamo garantire era sempre cospicuo. I nomi, sarò monotono, sono nel dossier. La maggior parte di loro fa ancora politica. C'è nient'altro nel dossier che ha consegnato e che potrebbe essere oggetto di interesse della magistratura? Grossi traffici di armi, carrarmati e perfino aerei. Il tramite erano sempre i servizi. Ha paura? A giorni sarò nuovamente in regime di protezione e cambierò nuovamente casa. In effetti ora non esco più. Difficile dargli torto quando sì è il primo e unico pentito che ha parlato di cose inverosimili fino a che una Procura tignosa a Paola non ha deciso di andare dritta alla verifica di una parte del racconto. |
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