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日志


10月20日

Sabato 24 Ottobre 2009 manifestazione ad Amantea

Sabato 24 Ottobre 2009, manifestazione ad Amantea contro le navi dei veleni ricordando il Capitano Natale De Grazia, che indagava sullo "spiaggiamento" della Jolly Rosso.
 
I promotori della manifestazione saranno, questa sera, ospiti della trasmissione "PERFIDIA", su Telespazio TV, condotta da Antonella Grippo, per gridare con forza le preoccupazioni che ci tengono, tutti, con il fiato sospeso.
 
Speriamo, davvero, che si tratti di un allarmismo ingiustificato; speriamo che le navi contengano carichi non nocivi; speriamo che gli affondamenti siano stati organizzati soltanto per incassare i premi delle assicurazioni.
 
SPERIAMO!
 
Temiamo, però, dopo le Italiche vicende che hanno visto spadroneggiare la Mafia, Ndrangheta e Camorra, che possa trattarsi, davvero, di navi dei veleni. In questo caso il GOVERNO dovrà sospendere il progetto del Ponte sullo Stretto e le non urgenti "riforme" sulla Giustizia, per dedicare ogni possibile sforzo, con l'impiego di risorse e uomini necessari, per risolvere definitivamente la vicenda. Dopo si dovrà organizzare una CACCIA senza riserve agli assassini del Mediterraneo, chiunque essi siano!
 
Se il GOVERNO dovesse tergiversare e prendere tempo, la REGIONE CALABRIA dovrà chiedere l'intervento della COMUNITA' EUROPEA e delle NAZIONI UNITE.
 
SI INVITANO, PERTANTO, TUTTE LE ASSOCIAZIONI CALABRESI, I COMUNI, LE PROVINCE, LA REGIONE CALABRIA E OGNI SINGOLO PARLAMENTARE ELETTO, A COSTITUIRSI PARTE CIVILE CONTRO QUANTI HANNO PERMESSO L'AFFONDAMENTO DELLE NAVI NEI NOSTRI MARI. CHI NON AVRA' IL CORAGGIO DI FARLO SARA' COMPLICE DELLE MAFIE E NON AVRA' PIU' IL DIRITTO DI LAMENTARSI DI NULLA!
 
AFFONDIAMO LA NDRANGHETA!
10月7日

Comune di Malvito Parte Civile contro le navi dei veleni

[...] Al prossimo Consiglio Comunale, quello del mio Paese (Malvito), proporrò la costituzione di PARTE CIVILE contro ignoti, per i troppi veleni che hanno costretto la Calabria e le sue bellezze A soccombere sotto la vile aggressione delle Ecomafie. [...]
 
Così è stato! - Il Consiglio Comunale di Malvito, all'unanimità, giorno 01 Ottobre 2009, ha espresso parere favorevole per la costituzione di PARTE CIVILE (quando s'istruirà) al processo contro le navi dei veleni.
 
Un piccolo esempio che giunge da una Comunità di circa 2000 abitanti; un esempio che, auspichiamo, possa essere seguito da altri Comuni Calabresi per dare forza al lavoro della coraggiosa Procura di Paola.
 
In particolare si vuole manifestare la vicinanza di un'Amministrazione Comunale alle indagini condotte dal Procuratore Bruno Giordano che, siamo certi, avrà da scontrarsi con i tanti muri di gomma che hanno taciuto, nel corso degli ultimi 20 anni, quello che in molti sapevano.
 
AFFONDIAMO LA NDRANGHETA,
AFFONDIAMO LE MAFIE!
9月20日

LE NAVI DEI VELENI: LA CALABRIA SI DIFENDA!

Che cosa aspettano i nostri politici, cosa deve succedere di più, perchè si levi dalle loro labbra il più forte grido d'indignazione?
 
Cosa fa il Consiglio Regionale e, soprattutto, cosa fanno le opposizioni? Quanti eletti nei Consigli Comunali, nelle Provincie, alla Regione, al Parlamento Nazionale ed Europeo si sono costituiti PARTE CIVILE contro i CRIMINALI che hanno minato la vita dell'intero Mediterraneo?
 
Bisogna investire l'esercito, per una lotta senza quartiere al cartello delle Mafie internazionali e ai Servizi deviati, se è vero che gli affiliati alla Nrangheta avevano contatti diretti con gli apparati deviati e malati dello Stato.
 
Siamo costretti a piangere i nostri giovani morti  per una guerra dichiarata al terrorismo, per democrazie che si ha la pretesa di affermare con l'uso delle armi; siamo costretti a subìre tante guerre; guerre dove muoiono i nostri figli migliori e, guarda caso, dove la stragrande maggioranza di loro è meridionale.
 
Siamo costretti, dicevo, a subire una guerra dentro i nostri confini; una guerra dichiarata dalle ECOMAFIE e lo Stato non si difende!
 
I NOMI DEI POLITICI COINVOLTI (PER IGNAVIA O COLPA GRAVE) vengono celati dal segreto istruttorio,  eppure i primi riscontri ci sono, perchè tutti abbiamo visto il relitto della nave Russa (Cunsky) affondato a largo di Cetraro (CS) e della Jolly Rosso (Amantea).
INABISSARE RIFIUTI TOSSICI E RADIOATTIVI NEI NOSTRI MARI, IN UN QUALSIASI MARE, E' UN CRIMINE CONTRO L'UMANITA'! - E' UN CRIMINE CHE RIGUARDA TUTTE LE NAZIONI, MA LE NAZIONI TACCIONO E SI ATTENDE CHE QUALCHE "INCIDENTE" POSSA TOGLIERE DI MEZZO TESTIMONI O COLLABORATORI DI GIUSTIZIA CHE ROMPONO I COGLIONI.
Al prossimo Consiglio Comunale, quello del mio Paese (Malvito), proporrò la costituzione di PARTE CIVILE contro ignoti, per i troppi veleni che hanno costretto la Calabria e le sue bellezze A soccombere sotto la vile aggressione delle Ecomafie.
 
Mi auguro che l'esempio possa essere seguito dai più quotati rappresentanti della politica calabrese, per sancire una netta e definitiva presa di distanza da questi moderni assassini e dai loro fiancheggiatori.
 
Se non s'individueranno mandanti e colpevoli, se le inchieste finiranno come quelle del PM De Magistris, dovremmo, davvero, fare in modo che in Italia non si costruisca, MAI, una sola centrale nucleare! - In quali mani affideremmo le scorie radioattive? Nelle mani di quanti si sono arricchiti permettendo uno dei più grandi crimini ambientali contro l'umanità?
 

Si parla di decine di navi affondate nel Tirreno e nello Jonio, di bidoni sotterrati nei comuni della costa tirrenica (Serra D'Aiello), che erano a bordo della nave Jolly Rosso, arenatasi sui bassi fondali antistanti la splendida cittadina di Amantea (CS).
 
Il destino dell'intero Mediterraneo dipende dall'innesco di una delle più grandi bombe ad orologeria costruita da gente senza scrupoli. Cosa potrebbe succedere se, fra qualche anno o già domani, dovessero riversarsi in mare i contenuti delle centina di migliaia di bidoni che giacciono in fondo al mare?
 
E pensare che per questi traffici e altri traffici illeciti hanno perso la vita Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, senza che nessuno sia stato in grado di fornire delle risposte esaustive.
 
Abbiamo dichiarato guerra ad una Nazione sovrana (l'IRAQ), con il pretesto di cercare armi di distruzione di massa, armi CHIMICHE che non sono state mai trovate ... forse perchè non sono mai esistite! - Quando e se si scoprirà che le navi affondate contengono rifiuti tossici o radioattivi, avremo davvero lo stesso zelo per dichiarare una guerra DEFINITIVA contro quanti hanno messo in serio pericolo la vita di milioni di persone?
 
VEDREMO!
 
SAREBBE ORA CHE I POLITICI CALABRESI - TUTTI - SI COSTITUISSERO PARTE CIVILE E SPINGESSERO IL GOVERNO A NOMINARE UN POOL DI MAGISTRATI - SENZA PRECEDENTI - PER FRONTEGGIARE UN PERICOLOSISSIMO CARTELLO INTERNAZIONALE DI DELINQUENTI.
 
INTANTO IL NOSTRO PLAUSO ALLA BRILLANTE PROCURA DI PAOLA ED AL CORAGGIO CHE STANNO DIMOSTRANDO I SUOI MAGISTRATI CHE SONO, PER IL MOMENTO, LA NOSTRA PIU' GRANDE SPERANZA. DOVREMMO TUTTI DIMOSTRARE UNA VICINANZA SENZA PRECEDENTI, SPECIALMENTE A MAGISTRATI COME IL PROCUTORE BRUNO GIORDANO. UN ABBRACCIO CORALE PER NON LASCIARLI SOLI E PERCHE' NON SI SCRIVANO MAI PIU', NELLA NOSTRA CALABRIA, PAGINE DI INFINITA VERGOGNA!
9月17日

Scorie: storie di 'ndrangheta, servizi segreti e bidoni tra Calabria, Ba...

 

Citazione

YouTube - Scorie. Storie di 'ndrangheta, servizi segreti e bidoni tra Calabria, Ba...
  
8月16日

BORSELLINO: UN POOL ALLA PROCURA DI CALTANISSETTA

FINALMENTE QUALCOSA SI MUOVE!
SONO STATI NOMINATI 4 MAGISTRATI CHE AFFIANCHERANNO IL DOTT. LARI NELL'INCHIESTA SULLA STRAGE DI VIA D'AMELIO, DOVE RIMASE UCCISO PAOLO BORSELLINO E GLI AGENTI DELLA SUA SCORTA. SPERIAMO CHE ADESSO NON INIZI L'OPERA SISTEMATICA DI DEMOLIZIONE DEL GIUDICE ATTRAVERSO FANTOMATICHE E PRETESTUOSE INFORMAZIONI SUL SUO CONTO.
Bisognerà vigilare comunque!
Insieme ai Magistrati di rinforzo bisognerà vedere quale sarà la dotazione di mezzi e uomini messi a disposizione per il Pool; bisognerà vedere quali strumenti d'indagine potranno utilizzare; bisognerà vedere se la Legge sulle intercettazioni potrà costituire un limite; bisognerà vedere, soprattutto, se tornerà un po' di memoria ai tanti dementi di questi anni.

In ogni caso ... era ora! Viva Dio, era ora!

Da molti giorni respiro un'aria nuova. Non è ancora quel fresco profumo di libertà che si auspica da tante parti, ma è un profumo di speranza e di ottimismo.
Esiste un fatto nuovo, passato sotto silenzio totale o quasi da parte di tutti i media.
A Caltanissetta è andato a dirigere la Procura un certo dott. Sergio Lari. Ha il viso ingenuo di un ragazzino, ma ha un'esperienza alle spalle che potrebbe essere il nostro bisnonno. Trova pure il tempo di giocare a basket, organizzando a spese sue, e devolvendo in beneficenza i ricavati. E' una persona perbene e solare.

Lo hanno mandato in una Procura che, per competenza, svolge le indagini sugli omicidi di mafia che hanno riguardato gli eroici magistrati di Palermo. Alla chetichella ha riorganizzato un pool di investigatori credibili, forte degli insegnamenti ricevuti dal maestro Antonino Caponnetto. Ed i risultati non si fanno attendere, perchè l'arma fondamentale per le indagini di mafia sono i pentiti, e questi hanno bisogno di rivolgersi a persone credibili per decidere di parlare.

E in questi giorni stanno parlando. Gaspare Spatuzza, Giovanbattista Ferrante, e soprattutto Angelo Fontana. Quest'ultimo conferma che il giorno della strage Borsellino vide in Via D'Amelio uomini dei servizi segreti che lui conosceva, e riconobbe subito nelle immagini televisive del massacro. Non solo, le loro dichiarazioni stanno consentendo di riaprire le indagini sull'attentato dell'Addaura, sulla strage Falcone, e non possono quindi essere estranee all'accertamento della verità sul generale Mori, su Contrada, sull'Agenda Rossa di Borsellino, sul patto Stato-Mafia di cui parla anche Ciancimino.

Sergio Lari denuncia: "Devo sempre ripetere la stessa cosa. Siamo pochi. Possiamo interrogare i collaboratori di giustizia solo poche ore alla settimana. Occorre colmare gli organici". Il Ministro Angelino Alfano sembra non ascoltare. Non ha interesse per queste novità investigative. Qualche magistrato in più a Caltanissetta, magari spostando chi ha solo da indagare i rubapolli? Mancano i soldi o la volontà?

Sergio Lari non va lasciato solo. L'unico boato che vogliamo ancora sentire è quello dell'esplosione di gioia degli Italiani che chiedono verità. E allora Angelino, glie li mandi i magistrati a Sergio Lari? Hai tre mesi di tempo. Diversamente evita di venire in Via D'Amelio il 19 luglio prossimo. Te lo ricorderemmo, e non saresti accolto bene.

Dimenticavo il regalo. Il regalo è questa nota, che potete condividere, copiare, incollare, distribuire, pubblicizzare, divulgare, sottoscrivere, modificare, spedire, pubblicare, sulle bacheche, sui profili, sui blog, dove volete. Sergio Lari non va lasciato solo. Se qualcuno ha per Lui pronta una corda, noi dobbiamo essere il suo cordone di sicurezza.
7月17日

SCANDALI SULLA DEPURAZIONE: ADESSO VE NE ACCORGETE?

Tutti a gridare allo scandalo per il mare sporco! Tutti, proprio tutti, compresi coloro che hanno ficcato la testa sotto la sabbia, quando invece bisognava indignarsi perchè c'erano mille ragioni per farlo.
Quanti politici, imprenditori, amministratori locali e professionisti si sono indignati quando al dott. De Magistris veniva scippata l'inchiesta POSEIDONE? E quanti giornalisti hanno gridato allo scandalo, si sono imbavagliati, hanno fatto sopralluoghi, quando si è stoppata una delle indagini più scottanti sulla depurazione in Calabria?
Mentre gli inquisiti di quelle indagini adesso fano i gradassi, occupando posti di rilievo nelle professioni e nella politica, la costa del tirreno cosentino continua a soffocare nella merda! e nella merda dovrebbero soffocare tutti coloro che hanno accusato De Magistris di protagonismo e che lo hanno fatto definitivamente fuorim quando con "Why Not" aveva messo il naso nella cancrena che da anni sta devastando l'economia della Calabria.
 
Soltanto la società civile e pochissimi Magistrati di valore (Forleo, Apicella, Nuzzi e Veresani), qualche Giornalista (Carlo Vulpio, Marco Travaglio e Michele Santoro), un comico (Beppe Grillo), un politico (Di Pietro), hanno gridato allo scandalo, pagando in alcuni casi, di prima persona. Tra questi come non ricordare il Dott. Genchi, anch'egli messo alla gogna dall'apparato politico-mafioso-massonico. Dire soltanto politico o mafioso o massonico sarebbe la stessa cosa!
 
ADESSO TUTTI ZITTI, PER FAVORE! ZITTI PERCHE' TUTTI COLPEVOLI O CONNIVENTI O, PIU' SEMPLICEMENTE, REI PER NON AVER DIFESO A SPADA TRATTA, CONTRO TUTTI, IL DOTT. DE MAGISTRIS.
 
IL MARE E' SPORCO?
LA DEPURAZIONE IN CALABRIA E' UNO SCANDALO?
TUFFATEVI NELLE FOGNE A CIELO APERTO, NEL PISCIO E NELLA CACCA GALLEGGIANTI E BEVETE, BEVETENE TANTO FINO A CREPARE!
4月21日

De Magistris su LA7 a otto e mezzo

Luigi De Magistris sotto il tritacarne del plotone di fuoco di 8 e mezzo su LA7. (Guarda il video)

Indagato per che cosa? Perchè non è stato capace di andare in giro con 3 cavalli e mezzo e per questo non merita nemmeno l'appellativo d'eroe? - Perchè lo hanno trovato con diversi chili di cocaina e la stampa sembra essere ammutolita? - Perchè lo hanno scoperto mentre stava per varcare la frontiera con milioni di Euro, provenienti da chissà dove? - Perchè ama andare in giro con 14 SIM? -Perchè fa parte della nuova P2? - Perchè è nato per fare del male alla povera gente e per questo ha voluto fare il PM? - Perchè le sue indagini affondavano le radici fino alle grandi stragi? - Perchè si è appropriato di fondi comunitari destinati allo sviluppo della Calabria? - Perchè è uno dei 400 Italiani che hanno conti a Vadùz? - Perchè i suoi "nemici" li voleva affidare alle "cure" della Giustizia e non a quelle della Camorra napoletana? - Se non è stato capace di fare e/o essere una sola di queste cose è pacifico che i giornalisti cercano di capire che uomo sia.

Noi lo abbiamo capito da tempo, per questo vogliamo mandarlo in europa!

Se vediamo il video della trasmissione, qualche baldanzoso giornalista è ammutolito nel momento in cui ha citato quanti, della P2, siedono in Parlamento e, soprattutto del "piano di rinascita" di Licio Gelli.

4月17日

CHI SBAGLIA NON PAGA

Il Tribunale del Riesame di Roma annulla il sequestro dei Computer di Gioacchino Genchi fanno cadere le accuse mosse al consulente di De Magistris. Di seguito l'Articolo di Travaglio sull'Unità.

Chi sbaglia non paga
di Marco Travaglio

l'Unità, 17 aprile 2009
Gioacchino Genchi, additato dal Copasir, da politici di destra e sinistra e dalla stampa al seguito come un mostro che spia tutto e tutti e dunque «merita l’arresto» (Gasparri), «ha agito correttamente» senza violare alcuna legge. Lo scrive il Riesame di Roma, presieduto da Francesco Taurisano, nelle motivazioni all’annullamento dei sequestri dei computer di Genchi, disposti dai procuratori Toro e Rossi ed eseguiti dal Ros. Di più: i giudici demoliscono pure le fantasiose accuse mosse a suo carico (abuso d’ufficio, accesso abusivo a sistema informatico, violazione dell’immunità parlamentare e del segreto di Stato). Genchi «non ha violato le guarentigie dei parlamentari interessati all’acquisizione dei tabulati» (Mastella & C.): «agiva di volta in volta in forza del decreto autorizzatorio del pm De Magistris, comunicandogli ogni...coinvolgimento di membri del Parlamento intestatari delle utenze». L’accesso all’anagrafe dell’Agenzia delle Entrate «non ha arrecato nocumento» ad alcuno. Quanto ai tabulati di uomini dei servizi segreti, «non è dato comprendere il nocumento per la sicurezza dello Stato», ma soprattutto «il tribunale non rinviene la norma di legge» che vieterebbe di acquisire i tabulati di uno 007: «Genchi agì nell’esercizio delle sue funzioni di ausiliario del pm De Magistris». Domandina: quando tre pm di Salerno perquisirono la Procura di Catanzaro e il Riesame diede loro ragione, il Csm li cacciò su due piedi. Ora che due pm di Roma han perquisito Genchi e il Riesame ha dato loro torto, cosa pensa di fare il Csm? Per coerenza, non potrà che promuoverli.
4月8日

Discussione su YouTube - Genchi: le ultime rivelazioni prima del sequestro !

 

Citazione

Discussione su YouTube - Genchi: le ultime rivelazioni prima del sequestro !
  

E' per queste dichiarazioni che il Dott. Genchi è stato punito?

Se dovesse essere così allora vuol dire che la Mafia è padrona dell'Italia!

4月3日

Il 19 Luglio 2009: un pulman per Via D'Amelio (Valle dell'Esaro e Cosenza)

Un Pulman per essere presenti in Via D'Amelio

Diceva Paolo Borsellino, dopo la morte dell'amico Giovanni Falcone: "Devo fare in fretta, perché adesso tocca a me". Sappiamo tutti com'è andata!

Questo il messaggio di posta su Facebook di Salvatore Borsellino, dopo la mia adesione alla sue battaglie per la VERITA' e la GIUSTIZIA.


Caro Vincenzo, benvenuto tra i miei compagni di lotta per la GIUSTIZIA e per la LIBERTA'.
Per il 19 luglio di quest'anno, sarà una domenica, come 17 anni fa, sto organizzando qualcosa che impedisca a queglii sciacalli che occupano le nostre Istituzioni e ogni anno arrivano in via D'Amelio a fingere cordoglio ed assicurarsi così che Paolo sia veramente morto, di ripetere i loro riti di morte.
Grideremo loro di andare a mettere le loro corone funebri sulla tomba di Mangano, è quello il "loro" eroe.
Spero che saremo in tanti, e tutti con una agenda rossa in mano per ricordare i misteri che ancora pesano su Via D'Amelio, i processi che vengono bloccati appena arrivano a toccare gli "intoccabili", i mandanti di quelle stragi.
Da Via D'Amelio, con quell'agenda in mano, andremo al Castello Utveggio, il posto dal quale una mano, che non era la mano di una mafioso ma di chi con la mafia ha stretto un patto scellerato, ha inviato il comando che ha fatto a pezzi Paolo e la sua scorta.
Un giorno della nostra vita per Paolo e i suoi ragazzi che hanno sacrificato la loro vita per noi.
Sarà il giorno di inizio della nostra RESISTENZA,
una RESISTENZA che sarà fatta di azioni e non solo di parole,
una RESISTENZA che ci farà riappropriare del nostro paese e del nostro futuro

A presto

Salvatore
3月26日

LE BALLE DI STATO: PER INTECCETARE 350.000 UTENZE CI VORREBBERO 30.000 ANNI

Hanno scritto e fatto scrivere, ai loro servi, che il Dott. Genchi ha intercettato più di mezzo milione di persone. Da qualche giorno gli intercettati sono scesi a 350.000, anche se qualche strabico ha scritto di milioni di utenze.

Dedicando una sola ora d’intercettazione per persona avremmo un totale di 350.000 ore. Dividendo per 24, si avrebbero circa 15208 giorni, che suddivisi per 365 (i giorni di un anno), fa 41 anni circa.

Se l’intercettazione durasse 24h, gli anni necessari per intercettare 350.000 persone diventerebbero 959.

Cosa vogliono farci credere?

Hanno, inoltre, detto che il Dott. De Magistris ha fatto abuso, oltre il lecito e per lunghissimo tempo, delle intercettazioni e che Genchi possiede archivi dove le intercettazioni riguardano diverse centinaia di migliaia di persone.

Siccome, le intecettazioni, per essere efficaci, presuppongono tempi molto lunghi … mesi e, in alcuni casi anni, mi chiedo: quante decine di migliaia di persone avesse a disposizione il Dott. Genchi per poterle effettuare?

Se le 350.000 persone di cui parlano fossero state “ascoltate” per un solo mese, ci sarebbero voluti circa 30.000 anni di ascolto. e se davvero si trattasse di uno, due, tre milioni di utenze?!?

Come si possono raccontare fandonie in modo così spudorato?

La realtà, a mio modesto parere, è che tra le carte o archivio del Dott. Genchi possa esserci qualcosa di molto interessante; qualcosa che potrebbe trovare riscontro, se non fosse sparita, con i contenuti dell’Agenda Rossa del compianto Borsellino o chissà cos’altro.

Dopo avere appurato che è impossibile intercettare significativamente 350.000 persone, è lecito sospettare che il problema non sono le intercettazioni, bensì quello che tutti sappiamo: LA LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI E’ STATA VOLUTA NON PERCHE’ DI ESSE SE NE FACCIA UN ABUSO E NON PER FRENARE LO SPERPERO DI FINANZE PUBBLICHE. LA LEGGE E’ STATA FORTEMENTE VOLUTA PER IMPEDIRE CHE UN SACCO DI COLLETTI NERI (COME DICE DON CIOTTI) POTESSERO VENIRE SCOPERTI NELLE LORO “NOBILI” ATTIVITA’, PRESENTI, PASSATE E FUTURE.

Difendere Genchi, ergo De Magistris, diventa, oggi più che mai, un imperativo categorico per ogni cittadino onesto!

Dobbiamo essere noi, i cittadini, finchè esiste la rete libera, a fare quello che la stampa nazionale non fa più, specialmente dopo l’impedimento subìto da Carlo Vulpio ad opera del blasonato Corriere della Sera.

Noi, consci di quello che accade nel nostro Paese. Noi, pochi e disarmati amanti della Libertà e la Giustizia, testimoni impavidi da contapporre ai tanti che preferiscono il silenzio.

Si è appena conclusa la puntata speciale di “Che tempo che fa” con il grande Saviano. L’Italia potrà sperare di essere un Paese normale soltanto quando ogni quartiere, ogni città, avrà il suo Saviano.

Spero, lo spero per i miei figli, che questo possa avvenire prima che sia, irrimediabilmente, troppo tardi.

Un Abbraccio

IO STO' CON GENCHI

19 LUGLIO 1992

1月30日

ANCORA ATTACCHI BIPARTIZAN PER DI PIETRO

E' mai possibile che come Antonio Di Pietro apre bocca, scatena un putiferio? Ma cosa ha detto, questa volta, a Piazza Farnese, giorno 28 Gennaio 2009?

Leggiamo le sue parole rivolte al Presidente Napolitano, senza prosciutto sugli occhi!

Signor Presidente, lo sa che questa mattina si sta cercando, ancora una volta, di farci lo scherzetto che è stato fatto a Piazza Navona? Credo che in una civile piazza dei cittadini italiani abbiano il diritto di manifestare. Si può non essere d'accordo su quanto abbiamo fatto e su quanto stiamo facendo, ma è un nostro diritto, garantito dalla Costituzione, poter dire che quello che fanno determinate persone non ci convince? Ci possiamo permettere, signor Presidente della Repubblica, di accogliere in questa piazza anche qualcuno di noi che non è d'accordo su alcuni suoi silenzi? Possiamo permettercelo o no? O siamo degli eversori? Siamo dei cittadini normali che ci permettiamo di dire a lei, signor Presidente della Repubblica, che dovrebbe essere l'arbitro, che a volte il suo giudizio ci pare poco da arbitro e poco da terzo. Lo possiamo dire o no? Noi la rispettiamo, abbiamo il senso delle istituzioni, vogliamo essere tranquilli. Oggi, un cittadino ha messo un manifesto, uno striscione, dove senza offendere nessuno dice “Napolitano dorme, l'Italia insorge”. Perché lo hanno sequestrato? Chi ha ordinato di sequestrare questo manifesto? Perché non c'è possibilità di manifestare senza bastoni, senza nulla? Stiamo semplicemente dicendo che non siamo d'accordo sul fatto che si lasci passare il lodo Alfano, che non siamo d'accordo sul fatto che si criminalizzino le persone che fanno il loro dovere, che non siamo d'accordo sull'oblio che hanno le istituzioni nei confronti di questi familiari delle vittime, che non siamo d'accordo nel vedere terroristi che vanno a fare gli insegnanti e informare a loro modo le cose, che fanno i saputoni e poi vediamo le vittime del terrorismo e della mafia che vengono dimenticate e abbandonate a se stesse. Lo possiamo dire o no? Rispettosamente, ma il rispetto è una cosa, il silenzio è un'altra: il silenzio uccide, il silenzio è mafioso, il silenzio è un comportamento mafioso. Ecco perché non vogliamo rimanere in silenzio.
Noi ribadiamo che c'è necessità di una nuova legge elettorale che ridia in mano ai cittadini la possibilità di scegliersi i propri dipendenti. Vogliamo una legge che risolva il conflitto d'interessi. Vogliamo al più presto una legge che preveda la non candidabilità delle persone condannate, una legge che preveda l'impossibilità di assumere incarichi di governo, locale e centrale, di persone rinviate a giudizio. Vogliamo una legge che non preveda più la possibilità a quelle imprese, di cui imprenditori sono stati condannati, di partecipare a gare e ad appalti della pubblica amministrazione. Si deve sapere che quando c'è un Romeo preso con le mani nel sacco una prima volta, non ci può essere una seconda volta, e per non esserci c'è bisogno di stabilire delle regole.
Tutto queste cose noi chiediamo alle istituzioni, e per queste cose ci appelliamo a lei signor Capo dello Stato, lo faccia un discorso coraggioso, dica che devono andare fuori dal tempio i mercanti, dica che devono andare fuori dal Parlamento i condannati, lo dica e noi l'approveremo e troverà striscioni diversi. Non si lamenti se poi qualcuno vede nel silenzio un accondiscendenza.
E' tempo di far sentire sempre di più la propria voce, nel Parlamento e nelle istituzioni, dove possiamo. Ma sa, là ci considerano eversori perché vogliamo che la legge funzioni. Si sono invertiti i termini del gioco.
Vogliamo essere sempre più presenti, nelle piazze e nelle città, da Piazza Navona a Piazza Farnese, di piazza in piazza, questa primavera, subito dopo che saranno finite le scaramucce elettorali (perché non vogliamo essere accusati che lo facciamo per fini elettorali) metteremo in piedi un altro grappolo di referendum, perché vogliamo contribuire attraverso i referendum il risveglio della coscienza civica dei cittadini, di non lasciarli nell'oblio delle veline, che come nuovo olio di ricino addormentano le coscienze. Noi cominceremo quindi subito e a quegli amici, agli amici di Ponzio Pilato, quando ci diranno che non raggiungeremo il quorum, diremo: “Zitto ragazzo, zitto che siamo in mezzo al mare, è inutile che dici che non raggiungiamo la riva. Nuota in questo mare e cerca di portare l'Italia in una democrazia migliore”.
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Zitto, Veltroni, Zitto! Nuota, nuota con vigorose bracciate, se non vuoi abbandonarti alla deriva, per sempre!
1月22日

LA DOTT.SSA GABRIELLA NUZZI LASCIA L'ANM

Ecco un'altra lettera di dimissioni dall'ANM, molto densa di significati, forte, con la giusta grinta di chi sa di essere nel giusto. Alla Dott.ssa Nuzzi tutta la nostra stima ed il nostro affetto, incondizionati, che si aggiungono a quelli già espressi per tutti i Magistrati della Procura di Salerno.

Alla Associazione Nazionale Magistrati - ROMA


Signor Presidente,

Le comunico, con questa mia, l’irrevocabile decisione di lasciare l’Associazione Nazionale Magistrati.

Il plauso da Lei pubblicamente reso all’ingiustizia subita, per mano politica, da noi Magistrati della Procura della Repubblica di Salerno è per me insopportabilmente oltraggioso.

Oltraggioso per la mia dignità di Persona e di essere Magistrato.

Sono stata, nel generale vile silenzio, pubblicamente ingiuriata; incolpata di ignoranza, negligenza, spregiudicatezza, assenza del senso delle istituzioni; infine, allontanata dalla mia sede e privata delle funzioni inquirenti, così, in un battito di ciglia, sulla base del nulla giuridico e di un processo sommario.

Per bocca sua e dei suoi amici e colleghi, la posizione dell’Associazione era già nota, sin dall’inizio.

Quale la colpa? Avere, contrariamente alla profusa apparenza, doverosamente adottato ed eseguito atti giudiziari legittimi e necessari, tali ritenuti nelle sedi giurisdizionali competenti.

Avere risposto ad istanze di verità e di giustizia. Avere accertato una sconcertante realtà che, però, doveva rimanere occultata.

Né lei, né alcuno dei componenti dell’associazione che oggi degnamente rappresenta ha sentito l’esigenza di capire e spiegare ciò che è davvero accaduto, la gravità e drammaticità di una vicenda che chiama a riflessioni profonde l’intera Magistratura, sul suo passato, su ciò che è, sul suo futuro; e non certo nell’interesse personale del singolo o del suo sponsor associativo, ma in forza di una superiore ragione ideale, che è – o dovrebbe essere – costantemente e perennemente viva nella coscienza di ogni Magistrato: la ricerca della verità.

Più facile far finta di credere alla menzogna: il conflitto, la guerra tra Procure, la isolata follia di “schegge impazzite”.

Il disordine desta scandalo: immediatamente va sedato e severamente punito.

Il popolo saprà che è giusto così.

E il sacrificio di pochi varrà la Ragion di Stato.

L’Associazione non intende entrare nel merito. Chiuso.

Nel dolore di questi giorni, Signor Presidente, il mio pensiero corre alle solenni parole che da Lei (secondo quanto riportato dalla stampa) sarebbero state pubblicamente pronunciate pochi attimi dopo l’esemplare “condanna”: “Il sistema dimostra di avere gli anticorpi”.

Dunque, il sistema, ancora una volta, ha dimostrato di saper funzionare.

Mi chiedo, allora, inquieta, a quale “sistema” Lei faccia riferimento.


Quale il “sistema” di cui si sente così orgogliosamente rappresentante e garante.

Un “sistema” che non è in grado di assicurare l’osservanza minima delle regole del vivere civile, l’applicazione e l’esecuzione delle pene?

Un “sistema” in cui vana è resa anche l’affermazione giurisdizionale dei fondamentali diritti dell’essere umano; ove le istanze dei più deboli sono oppresse e calpestato il dolore di chi ancora piange le vittime di sangue?


Un “sistema” in cui l’impegno e il sacrificio silente dei singoli è schiacciato dal peso di una macchina infernale, dagli ingranaggi vetusti ed ormai irrimediabilmente inceppati?

Un “sistema” asservito agli interessi del potere, nel quale è più conveniente rinchiudere la verità in polverosi cassetti e continuare a costellare la carriera di brillanti successi?

Mi dica, Signor Presidente, quali sarebbero gli anticorpi che esso è in grado di generare? Punizioni esemplari a chi è ligio e coraggioso e impunità a chi palesemente delinque?

E quali i virus?

E mi spieghi, ancora, quale sarebbe “il modello di magistrato adeguato al ruolo costituzionale e alla rilevanza degli interessi coinvolti dall’esercizio della giurisdizione” che l’Associazione intenderebbe promuovere?

Ora, il “sistema” che io vedo non è affatto in grado di saper funzionare.

Al contrario, esso è malato, moribondo, affetto da un cancro incurabile, che lo condurrà inesorabilmente alla morte.

E io non voglio farne parte, perché sono viva e voglio costruire qualcosa di buono per i nostri figli.

Ho giurato fedeltà al solo Ordine Giudiziario e allo Stato della Repubblica Italiana.

La repentina violenza con la quale, in risposta ad un gradimento politico, si è sommariamente decisa la privazione delle funzioni inquirenti e l’allontanamento da inchieste in pieno svolgimento nei confronti di Magistrati che hanno solo adempiuto ai propri doveri, rende, francamente, assai sconcertanti i vostri stanchi e vuoti proclami, ormai recitati solo a voi stessi, come in uno specchio spaccato.

Mentre siete distratti dalla visione di qualche accattivante miraggio, faccio un fischio e vi dico che qui sono in gioco i principi dell’autonomia e dell’indipendenza della Giurisdizione.

Non gli orticelli privati.

Non vale mai la pena calpestare e lasciar calpestare la dignità degli esseri umani.

Per quanto mi riguarda, so che saprò adempiere con la stessa forza, onestà e professionalità anche funzioni diverse da quelle che mi sono state ingiustamente strappate, nel rispetto assoluto, come sempre, dei principi costituzionali, primo tra tutti quello per cui la Legge deve essere eguale per deboli e potenti.

So di avere accanto le coscienze forti e pure di chi ancora oggi, nonostante tutto, crede e combatte quotidianamente per l’affermazione della legalità.

Ed è per essa che continuerò sempre ad amare ed onorare profondamente questo lavoro.

Signor Presidente, continui a rappresentare se stesso e questa Associazione.

Io preferisco rappresentarmi da sola.


Dott.ssa Gabriella NUZZI
Magistrato
1月21日

E' il momento di Resistere e di Lottare

LA DIVULGAZIONE DELLE POCHE VERITA' IN CIRCOLAZIONE E' UN DOVERE PER OGNI CITTADINO. GRAZIE AL DOTT. LUIGI DE MAGISTRIS, EX PM DI CATANZARO E, ATTUALMENTE, GIUDICE DEL RIESAME PRESSO IL TRIBUNALE DI NAPOLI.

E’ il momento di resistere e di lottare

di Luigi De Magistris


da Micromegaonline

L’altro giorno, in uno dei tanti viaggi tra Napoli e Catanzaro, ascoltavo la bellissima canzone di Francesco De Gregori e mi venivano in mente frammenti di storia scritti da magistrati della Repubblica italiana.

Pensavo al coraggio del Procuratore della Repubblica di Palermo, Gaetano Costa, che, da solo, si assunse la responsabilità di firmare degli ordini di cattura, al coraggio di Rosario Livatino ed Antonino Scopelliti che non piegarono la testa e decisero di esercitare il loro ruolo con rigore ed indipendenza, a quello di Paolo Borsellino che consapevole di quello che stava accadendo ai suoi danni cercava di fare presto per giungere alla verità e per comprendere anche le ragioni della morte di Giovanni Falcone e degli uomini della sua scorta.

Pensavo a quanta mafia istituzionale accompagna tanti eccidi accaduti negli ultimi trent’anni.

Pensavo a quello che sta accadendo in questi mesi in cui si consolidano nuove forme di “eliminazione” di magistrati che non si omologano al sistema criminale di gestione illegale del potere e che pretendono, con irriverente ostinazione, di adempiere a quel giuramento solenne prestato sui principi ed i precetti della Costituzione Repubblicana, nata dalla resistenza al fascismo.

Pensavo a quello che possono fare i singoli magistrati oggi per opporsi ad una deriva autoritaria che ha già modificato di fatto l’assetto costituzionale di questo Paese.

Pensavo a quello che può fare ogni cittadino di questa Repubblica per dimostrare che, forse, ormai, l’unico vero custode della Costituzione Repubblicana non può che essere il popolo, con tutti i suoi limiti.

In attesa di quel fresco profumo di libertà – del quale parla il mio amico Salvatore Borsellino e per il quale ci batteremo in ogni istante della nostra vita, in quella lotta per i diritti e per la giustizia che contraddistingue ancora persone che vivono nel nostro Paese – che ci farà comprendere quanto concreto sia il filo conduttore che accomuna i fatti più inquietanti della storia giudiziaria d’Italia degli ultimi 30 anni, non dobbiamo esimerci dall’evidenziare alcune brevi riflessioni.

In attesa dei progetti di riforma della giustizia (che mi pare trovano d’accordo quasi tutte le forze politiche) che sanciranno, sul piano formale, l’ulteriore mortificazione dei principi di autonomia ed indipendenza della magistratura, non si può non rilevare che i predetti principi – che rappresentano la ragione di questo mestiere che, senza indipendenza ed autonomia, è solo esercizio di funzioni serventi al potere costituito – sono stati e vengono mortificati proprio da chi dovrebbe svolgere le funzioni di garanzia e tutela di tali principi.

Dall’interno della Magistratura, in un cordone ombelicale sistemico di gestione anche occulta del potere, con la scusa magari di evitare riforme ritenute non gradite, si procede per colpire ed intimidire (anche con inusitata deprecabile violenza morale) chi, all’interno dell’ordine giudiziario, non si omologa, non intende appartenere a nessuno, non vuole assimilarsi alla gestione quieta del potere, ma rimane fedele ed osservante dei valori costituzionali di uguaglianza, libertà ed indipendenza che chi dovrebbe garantirne tutela – anche con il sistema dell’autogoverno – tende, in realtà, a voler governare, dall’interno, la magistratura rendendola, di fatto, prona ai desiderata dei manovratori del potere.

Ma non bisogna avere timore. La storia – ed ancora prima la conoscenza e la rappresentazione di fatti quando essi saranno pubblici – ci faranno capire ancor meglio di quanto tanti hanno già ben compreso, le vere ragioni poste a fondamento di prese di posizione anche di taluni magistrati (alcuni dei quali ritengono anche di svolgere una funzione di “rappresentanza”, in realtà, concretamente, insussistente).

Quello che rileva in questo momento e che mi pare importante è che, in attesa del fresco profumo di libertà, che spazzerà via alcuni protagonisti indecenti di questo periodo, ogni magistrato abbia un ruolo attivo, non si disorienti, diventi attore principale – nel suo piccolo ma nella grande “forza” di questo mestiere che richiede oneri prima ancora che onori – della salvaguardia dei valori costituzionali.

Ognuno di noi, chi ha deciso di fare questo lavoro con amore, passione e forte idealità, ha un luogo, interno alla propria coscienza, al proprio cuore ed alla propria mente, dal quale attingere forza e determinazione nei momenti bui. E’ questa l’ora delle risorse auree: se insieme sapremo esercitare le nostre funzioni in autonomia, libertà, indipendenza, senza paura di essere eliminati da intimidazioni istituzionali o da “clave” disciplinari utilizzate in violazione della Costituzione Repubblicana.

Per me, le riserve energetiche sono state e sono tuttora, soprattutto, le immagini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, anche perché nei giorni delle stragi mafiose – con riferimento alle quali attendiamo verità e giustizia anche per le complicità sistemiche intranee alle Istituzioni – avevo appena consegnato gli scritti nel concorso in magistratura. Quando Antonino Caponnetto disse che tutto era finito, nel mio cuore ed in quello di molti altri magistrati è scattata una molla per dimostrare che non doveva essere così, che, invece, bisogna lottare e non mollare mai. Anche nella certezza di poter morire - come diceva Paolo Borsellino nella consapevolezza che tutto potesse costarci assai caro – vi sono magistrati che ogni giorno cercano di applicare, nei provvedimenti adottati, il principio che la legge è uguale per tutti.

Da quando le organizzazioni mafiose hanno dismesso la strategia militare di contrasto ed eliminazione dei rappresentanti onesti e coraggiosi delle Istituzioni, il livello di collusione intraneo a queste ultime si è consolidato enormemente, tanto da rappresentare ormai quasi una metastasi istituzionale che conduce alla commissione di veri e propri crimini di Stato. Questo comporta che oggi dobbiamo difendere, ogni giorno e con i denti, la nostra indipendenza e l’esercizio autonomo della giurisdizione – nell’ossequio del principio costituzionale sancito dall’art. 3 della Costituzione – anche da veri e propri attacchi illeciti, talvolta condotti con metodo mafioso, provenienti dall’interno delle Istituzioni.

Che può fare, allora, un magistrato? Che può fare un Uditore Giudiziario che a febbraio prenderà le funzioni giurisdizionali? Che può fare un Giudice civile? Che può fare un Giudice del Tribunale del Riesame? Che può fare un Giudice del settore penale? Che può fare un Pubblico Ministero? Che possiamo fare quelli di noi che non si piegano al conformismo giudiziario? Che possiamo fare quelli che vogliono esercitare solo questo lavoro con dignità e professionalità, senza pensare a carriere interne o esterne all’ordine giudiziario?

Credo che la ricetta è semplice, anche se sembra tutto così complicato in questo periodo così buio per la nostra Costituzione per la quale non dobbiamo mai smettere di combattere: si deve decidere senza avere paura – innanzi tutto di chi dovrebbe tutelarci e che si dimostra sempre più baluardo di certi centri di interessi e poteri, nonché fonte di pericolo per l’indipendenza del nostro stupendo lavoro –, senza pensare a valutazioni di opportunità, senza scegliere per quella opzione che possa creare meno problemi, decidere nel rispetto delle leggi e della Costituzione, pronunciarsi nel segno della Verità e della Giustizia.

In tal modo, avremmo adempiuto, con semplicità e nello stesso tempo con coraggio, al nostro mandato, la coscienza non si ribellerà con il trascorrere del tempo, magari potremmo anche capitolare, ma, come dice Salvatore Borsellino, lo avremmo fatto senza “esserci venduti”. Non avremo svenduto la nostra indipendenza, non avremo piegato la nostra coscienza, non avremo abdicato al nostro ruolo, non avremo abbassato la testa: ci ritroveremo con la schiena dritta, con il morale alto, con il rispetto di tutti (anche dei nostri avversari).

Questo ci chiedono le persone oneste: di non “consegnarci” e mantenere alto il prestigio dell’ordine giudiziario in un momento in cui la questione morale assume connotati epidemici anche al nostro interno. Non bisogna avere paura di un potere scellerato che pretende di opprimere la nostra libertà ed il nostro destino.

Ai giovani colleghi mi permetto, con umiltà e per l’immenso amore che preservo per questo lavoro, di esortarli a non temere mai le decisioni giuste e di perseguire sempre la strada della giustizia e della verità anche quando questa può costare caro. Io ero consapevole che mi avrebbero colpito e che mi avrebbero fatto del male, ma non ho mai piegato, nemmeno per un istante, il percorso delle mie scelte ed oggi mi sento, come sempre, sereno, ricco di energie, molto forte, perché dentro il mio cuore e la mia mente sono consapevole di aver espletato ogni condotta nell’interesse della Giustizia e nel rispetto delle leggi e della Costituzione Repubblicana.

Non ascoltate quelle sirene, anche interne alla nostra categoria, che vi inducono – magari in modo subdolo e maldestro – a piegare la testa in virtù di una pseudo-ragion di stato che consisterebbe nel pericolo imminente di riforme sciagurate, per evitare le quali dobbiamo, strategicamente, “girarci” dall’altra parte quando ci “imbattiamo” nei c.d. “poteri forti”. Le riforme – anzi le controriforme – ci saranno comunque, forse saranno terribili, ma almeno non dobbiamo essere noi a dimostrarci timorosi e con le gambe molli, malati, come diceva Piero Calamandrei, di agorafobia.

L’indipendenza si difende senza calcoli e ad ogni costo, l’amore della verità può costare l’esistenza.

Ed essa si difende anche da chi la mina, in modo talvolta anche eversivo, dal nostro interno. Nella mia esperienza gli ostacoli più insidiosi sono sempre pervenuti dall’interno della nostra categoria: non sono pochi i magistrati, oramai, pienamente inseriti in un sistema di potere criminale che reagisce alle attività di controllo e che si muove, dal sistema, per evitare che sia fatta verità e giustizia su tanti fatti criminali inquietanti avvenuti nella storia contemporanea del nostro Paese.

Sono convinto che la magistratura non soccomberà definitivamente solo se saprà ancora esercitare la sua funzione senza paura, ma con coraggio, nella consapevolezza che anche da soli, nella solitudine propria della nostra funzione, quando ognuno di noi deve decidere e mettere la firma sui provvedimenti, e, quindi, valutare fatti e circostanze, lo farà senza farsi intimidire dalle conseguenze del suo agire.

La paura rende gli uomini schiavi, così come le decisioni dettate con un occhio a carriere e posti di comando sono destinate a mortificare le funzioni prima ancora che rendere indegne le persone che le rappresentano.

Quindi, in definitiva, la storia la dobbiamo scrivere anche noi, nel nostro piccolo mondo, pur nella consapevolezza che alcuni di noi pagheranno un prezzo ingiusto e magari anche molto duro, ma questo è per certi versi ineluttabile quando si è deciso di svolgere una funzione che ci impone di difendere, nell’esercizio della giurisdizione, i valori di uguaglianza, libertà, giustizia, verità, quali effettivi garanti dei diritti di cui i cittadini, ed in primis i più deboli, ci chiedono concreta tutela.

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FACCIAMO DIVENTARE DELLE MEGA CATENE DI SANT'ANTONIO TUTTI GLI SCRITTI DI DE MAGISTRIS E DEI TANTI MAGISTRATI CHE NON SI PIEGANO A LOGICHE O COMPORTAMENTI IN CONTRASTO CON LA CARTA COSTITUZIONALE.
1月20日

La fine dell’indipendenza dei magistrati e della democrazia costituzionale

Resistere, Resistere, Resistere! Ma Com'è possibile? L'Italia paga, oggi, il regalo della Democrazia da parte degli Stati Uniti d'America. Nessun regolamento di conti tra il Popolo e chi reggeva la situazione; nessuna guerra civile, per sancire la definitiva lontananza da qualsivoglia regime (qualcuno ha invano atteso i Tank Sovietici fino alla fine degli anni settanta). Nessun bagno di sangue per la ritrovata liberta (?) che, tutti, stiamo oggi pagando con una Libertà ed una Democrazia che sono caricature, mere caricature.

 

Da Blog http://toghe.blogspot.com/

La fine dell’indipendenza dei magistrati e della democrazia costituzionale


 

di Uguale per Tutti

Oggi è stata scritta una delle pagine più buie della storia della magistratura italiana.

Riportiamo qui sotto la notizia con la freddezza di un lancio di agenzia.

Oggi due magistrati sono stati trasferiti e uno è stato addirittura sospeso dallo stipendio (misura che si comminava prima per condotte – E NON PER PROVVEDIMENTI - gravissime come una ipotesi di corruzione o simili) perché hanno scritto un provvedimento giudiziario che non è piaciuto al potere.

Come questo possa essere ritenuto compatibile con gli articoli 101 («i giudici sono soggetti soltanto alla legge») e 107 («i magistrati sono inamovibili») della Costituzione resta un autentico mistero.

Come una qualunque riforma fatta da Berlusconi possa porre l’indipendenza della magistratura in una condizione peggiore di quella in cui l’ha posta questo C.S.M. è un altro mistero.

L’effetto intimidatorio di questi provvedimenti su tutti i magistrati, che da domani, quando uno dei tanti avvocati/onorevoli in giro per i Tribunali o uno dei tanti capi di uffici giudiziari amici di questo o quel potente uomo politico li minacceranno rispetto al possibile contenuto di questo o quel provvedimento, si vedranno passare davanti l’immagine del Procuratore Apicella privato dello stipendio solo per il contenuto di un atto giudiziario da lui approvato, è evidente.

Cosa abbiano in comune con la maggior parte dei magistrati italiani quelli che stanno al C.S.M. e ai vertici dell’A.N.M. (che hanno applaudito sui giornali all’iniziativa del ministro Alfano) è difficile comprenderlo.

Da oggi, comunque, l’indipendenza dei magistrati, che è sempre stata compressa più di ogni altra cosa, non esiste più neppure formalmente.

Della democrazia in questo Paese non è rimasto più niente. Solo vuote parole per imbonire un popolo di sudditi.

E' una notte profondissima. Abbiamo il cuore a pezzi e un dolore profondo nell'anima.

Non siamo stati capaci di difendere ciò per cui tanti sono morti.

Abbiamo tradito tutti i colleghi assassinati per non essersi piegati all'ingiustizia e Giorgio Ambrosoli e Guido Rossa e Vittorio Bachelet e ogni singolo poliziotto e carabiniere caduto in servizio e ogni onest'uomo che ha sacrificato il proprio interesse a quello di tutti.

Ci hanno consegnato un patrimonio di valori pagato con le loro vite e noi abbiamo permesso che fosse buttato via per le brame di potere di pochi.

La storia si incaricherà, come sempre, di farci pagare a caro prezzo questo tradimento.


da Ansa.it del 19 gennaio 2009

ROMA - E’ contenuto in una ventina di righe il dispositivo della decisione con la quale la sezione disciplinare del Csm ha disposto la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio del procuratore di Salerno Luigi Apicella e il trasferimento dei suoi colleghi Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi, del pg di Catanzaro Enzo Jannelli e del suo sostituto Alfredo Garbati. “La sezione disciplinare del Csm, visti gli articoli 13, secondo comma e 22, primo comma del decreto legislativo 23 febbraio 2006 n. 109, in parziale accoglimento della richiesta del pg presso la Cassazione e del ministro della Giustizia dispone: - la sospensione cautelare facoltativa dalle funzioni e dallo stipendio nonché il collocamento fuori dal ruolo organico della magistratura del dott. Luigi Apicella, con corresponsione al medesimo di un assegno alimentare nella misura sancita dall’articolo 10, secondo comma del decreto legislativo n. 109 del 2006”; - il trasferimento cautelare provvisorio dei dottori Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi, sostituti procuratori della Repubblica presso il tribunale di Salerno all’attuale sede e dalla funzione requirente; - il trasferimento cautelare e provvisorio dei dottori Enzo Jannelli, procuratore generale della Repubblica presso la Corte di appello di Catanzaro e Alfredo Garbati, sostituto procuratore generale presso la Corte di appello di Catanzaro, dall’attuale sede e dalla funzione requirente”. La sezione disciplinare inoltre “rigetta la richiesta di trasferimento cautelare provvisorio dei dottori Domenico De Lorenzo, sostituto pg presso la Corte di appello di Catanzaro e Salvatore Curcio, sostituto procuratore presso il tribunale di Catanzaro, applicato alla procura generale presso la Corte di appello di Catanzaro”.

12月29日

"VENTO FORTE TRA SALERNO E CATANZARO"

Dal Blog di Carlo Vulpio, il giornalista a cui è stata tolta la Cronaca (Corriere della Sera) sulle inchieste di De Magistris (Poseidone, Toghe Lucane e Why Not?). Da questo coraggioso e mai domo giornalista possiamo continuare a seguire vicende che altrimenti cadrebbero nell'oblio più totale. Grazie Carlo.
 
1^ PARTE, 26.12.2008: C’è una casa di cura in Calabria. E ci sono tre banche: una in Basilicata, una in Campania e un’altra in Emilia Romagna. Poi c’è una casa editrice, di proprietà di altre case di cura, questa volta in Campania. E poi ci sono due magistrati, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani, pm di Salerno, che si vorrebbe trasferire a tutti i costi.

Dopo Forleo e de Magistris - una donna e un uomo -, ecco Nuzzi e Verasani, una donna e un uomo. Dev’essere la par condicio che vogliono Csm, Anm, (quasi) tutto il Parlamento.

Come mai? Megalomani, visionari, protagonisti, emotivi, pasticcioni, incompetenti anche i pm Nuzzi e Verasani (e gli altri cinque pm salernitani che indagano sulle toghe calabro-lucane)?  O forse pericolosi, visto che hanno in mano quella “bomba atomica” di inchieste che stanno facendo tremare molti intoccabili di questo Paese e che sono state la ragione della illegittima aggressione a colpi di contro-indagini e contro-sequestri che i magistrati di Salerno hanno subìto da parte dei magistrati di Catanzaro?

 

Cerchiamo di capire un po’ meglio.

Prima però andiamo a leggere ciò che ha scritto (Micromega Online) il giudice di Catania, Felice Lima, sulla puntata di Annozero del 18 dicembre scorso dedicata al “caso Catanzaro”.

“E’ stata una puntata di estremo interesse – dice Lima - per la partecipazione del segretario dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Cascini: per le cose che ha detto, per il modo in cui le ha dette e per le cose che ha taciuto”.

Una settimana dopo, il 26 dicembre, Cascini improvvisamente scopre cose che una settimana prima non osava chiamare per nome e a Sky tv dichiara: “La situazione in Italia è più grave di quella di Tangentopoli, perché la corruzione è più che diffusa, è capillare e fuori controllo. È un cancro molto serio rispetto al quale la politica ha perso troppo tempo ad interrogarsi sulle ragioni. Il rischio è che si continui ad interrogarsi sui magistrati che la corruzione disvelano e puniscono”.

 

Ecco dunque un primo spunto di riflessione per l’anno nuovo. Giuseppe Cascini.

 

Proprio lo stesso Cascini che fino a una settimana prima non aveva perso occasione di fare esattamente ciò che adesso rimprovera alla politica, e cioè “interrogarsi sui magistrati che cercano di disvelare la corruzione”, anziché difenderli (e non per mera difesa corporativistica), o almeno non attaccarli e non ostacolarli.

Cascini infatti è tra coloro che non hanno manifestato mai alcun dubbio su quanto de Magistris fosse “unfit”, inadatto a fare il pm e a condurre quelle inchieste che da Roma in giù (e in su) si vorrebbero insabbiare a tutti i costi.

Ma adesso, con una virata di 180 gradi, Cascini scopre ciò che de Magistris aveva detto al sottoscritto (intervista al Corriere della Sera) fin dal 17 luglio 2007, e cioè che in Italia c’è una nuova Tangentopoli, peggiore e più pericolosa di quella degli anni Novanta.

Bene. Ma siamo sicuri che questa tardiva (e quindi inutile) virata sia frutto del clima natalizio?

Oppure è il vento forte che s’è alzato tra Salerno e Catanzaro, che spazza via le quintalate di sabbia scaricate su queste vicende, che ha indotto Cascini a contraddire se stesso?

Non potremo mai dirlo con certezza, perché non siamo nella testa di Cascini, ma grazie al vento forte che soffia tra Salerno e Catanzaro possiamo mettere in fila alcuni elementi utili a capire.

Per esempio, Cascini ha difeso a spada tratta Simone Luerti, l’ex presidente dell’Anm che poi si è dovuto dimettere per le bugie raccontate circa i suoi incontri al ministero della Giustizia con Clemente Mastella e con Antonio Saladino (indagati da de Magistris nell’inchiesta Why Not).

Luerti, dice Cascini, non ha commesso alcun reato e ha subìto una violazione della sua sfera privata quando dalle carte di Salerno è emerso che per le sue convinzioni religiose egli ha fatto voto di castità.

Cascini però sa bene che della castità di Luerti non importa nulla a nessuno. Ciò che interessa invece, e molto, è che Luerti faccia il magistrato e appartenga all’organizzazione religiosa “Memores Domini”, i cui membri devono far voto di obbedienza. Legittimo se sei un cittadino qualunque, non se sei un magistrato.

 

Domanda: come mai Luerti, da presidente dell’Anm, nonché da “ubbidiente” ai “Memores Domini”, non ha mai mancato di esternare un giorno sì e l’altro pure contro de Magistris e Forleo, proprio mentre le inchieste erano calde e le polemiche roventi?

E perché su questo punto Cascini tace e, con lui, tace anche l’attuale presidente dell’Anm, Luca Palamara (ex pm alla procura di Reggio Calabria, al centro di polemiche per alcune indagini su presunti procedimenti “insabbiati”)?

 

Ma torniamo all’inizio. Alla casa di cura in Calabria.

A Belvedere Marittimo (Cosenza), ce n’è una che si chiama appunto “Cascini”. Nulla di che. Solo per memorizzare il dato. Questa “Casa di cura Cascini” è di proprietà di un parente abbastanza stretto del magistrato e, cosa più rilevante, tra i suoi amministratori ha avuto anche Annunziato Scordo.

Chi è costui? Scordo è il presidente della Pianimpinati, la principale società coinvolta in Poseidone (la prima inchiesta scippata a de Magistris). La Pianimpianti (il cui vicepresidente è l’ex senatore e sottosegretario dc, Mario Bonferroni, poi consigliere in Finmeccanica) è proprio quella società a cui sono riconducibili i 3 milioni e 600 mila euro sequestrati dalla Guardia di Finanza il 17 maggio 2005 al valico di frontiera di Como. Scordo, inoltre, è uomo di fiducia di Giuseppe Chiaravalloti, ex “governatore” della Calabria (le convenzioni sanitarie si fanno con le Regioni…) ed ex alto magistrato calabrese che per telefono diceva: “ de Magistris passerà gli anni suoi a difendersi, lo dobbiamo ammazzare di cause e ne affidiamo la gestione alla camorra napoletana”.

 

Oggi però de Magistris è stato trasferito a Napoli e Chiaravalloti continua a ricoprire la carica di vicepresidente dell’Authority per la privacy (forse quella di Luerti, va’ a capire). Mentre Cascini Giuseppe, segretario dell’Anm, sembra non sapere nulla della casa di cura Cascini di Belvedere Marittimo, e di Scordo, e di Pianimpianti, e di Chiaravalloti. Né gli viene alla memoria la circostanza che l’inchiesta Poseidone, oltre ai depuratori da realizzare con un miliardo di euro di fondi Ue e mai costruiti, riguardava anche il riciclaggio di denaro attraverso le case di cura convenzionate.

 

Forse Cascini davvero non poteva occuparsi di questo. Forse era troppo impegnato al ministero della Giustizia, dove – ministro Oliviero Diliberto (Pdci) – ricopriva ruoli di vertice.

Si sa come vanno queste cose. Pura  meritocrazia. Non c’entra nulla il fatto che uno sia legato, come lo è Cascini, alla senatrice Anna Finocchiaro (ex magistrato, Pd) o all’ex viceministro della Giustizia, Luigi Scotti (ex magistrato, in quota Pdci), colui che – ministro Clemente Mastella - ha perseguito de Magistris. Così come non c’entra assolutamente nulla la coincidenza che Cascini abbia fatto il suo voto di silenzio mentre l’ex ministro Mastella nominava il fratello (di Cascini) niente di meno che capo degli ispettori della Polizia penitenziaria, presso il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, e che il neo ministro della Giustizia, Angiolino Alfano (Pdl), gli abbia confermato l’incarico.

E’ tutto in regola. Tutto nella norma. Luerti l’obbedienza, Cascini il silenzio. Due “cattivi magistrati” come Forleo e de Magistris? Per favore, non scherziamo. Siamo di fronte a due fulgidi esempi di come si fanno gli esercizi spirituali per conquistare un posto in paradiso.

 
 
2^ PARTE, 28.12.2008: "Mandate via da Salerno quei due magistrati”. Cioè i pm Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani. Questo, in sintesi, e nemmeno tanto in codice, il messaggio contenuto nelle parole di Ugo Bergamo inviato al Procuratore Generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, e al Ministro di Grazia e Giustizia, Angiolino Alfano - titolari dell'azione disciplinare - i verbali delle audizioni dei magistrati di Catanzaro e di Salerno, acquisiti dopo la nota "rivolta" della Procura Calabrese che si è messa a contro-indagare sui suoi indagatori (la Procura campana).  

“Nei verbali - ha detto Bergamo con la solita riservatezza che ormai, Nicola Mancino docet, contraddistingue gli organismi del Csm - ci sono riferimenti a comportamenti anche di altri magistrati, che saranno valutati dai titolari dell’azione disciplinare (Esposito e Alfano, appunto, ndr)”.

 

Noi, che siamo maliziosi, abbiamo “tradotto” le parole di Bergamo così: non meravigliatevi se, tra “gli altri magistrati” che possono finire sotto procedimento disciplinare vi possa essere di nuovo Luigi de Magistris

Eh già, ritrovarsi ancora una volta tra i piedi de Magistris – che da qualche mese è uno dei tre giudici del tribunale del Riesame di Napoli, che deciderà sulla convalida degli arresti della “Tangentopoli napoletana”-, è un’altra rogna non prevista. Dannazione: questi automatismi nei trasferimenti e negli spostamenti di magistrati, se non si fanno bene i calcoli “prima”, a volte possono rivelarsi dei boomerang micidiali, o quanto meno provocare degli effetti collaterali indesiderati…

 

Noi, che siamo maliziosi, di fronte a questo scenario ci siamo chiesti: ma perché Bergamo manifesta tanto fervore per il trasferimento coatto di Nuzzi e Verasani e allude a un nuovo procedimento disciplinare nei confronti di de Magistris?

Anche in questo caso, e sempre per questo benedetto vento forte che spira tra Salerno e Catanzaro, non possiamo far altro che mettere assieme elementi utili alla riflessione e alla comprensione dei fatti.

Ugo Bergamo è uomo del segretario nazionale Udc, Lorenzo Cesa (indagato nell’inchiesta Poseidone e, dopo lo scippo di Poseidone a de Magistris, “archiviato” l’8 aprile scorso) ed è anche l’uomo che telefona a casa del procuratore capo di Catanzaro, Mariano Lombardi, la sera prima che questi revocasse (28 marzo 2007) l’inchiesta Poseidone a de Magistris.

 

Non era la prima volta che gli uomini di Cesa si interessavano all’inchiesta Poseidone.

 

Tra il dicembre 2005 e l’aprile 2007, il traffico telefonico tra il centralino della sede Udc di via Due Macelli, a Roma, e il telefono privato del procuratore Lombardi è stato piuttosto intenso. Senza contare le telefonate, sempre dalla sede romana Udc, al numero di casa di Lombardi e ai cellulari della sua compagna, Maria Grazia Muzzi, cancelliere presso la Corte d’Assise di Catanzaro, e del figlio di quest’ultima, l’avvocato Pierpaolo Greco.

Il giorno stesso dell’avvenuta revoca di Poseidone, alle 16.22, dice la perizia informatica del consulente della procura di Salerno, Gioacchino Genchi, al numero di casa di Lombardi è arrivata una chiamata da un’agenzia di stampa. La conversazione è durata più di sei minuti. E circa mezz'ora dopo questa telefonata – sostengono i pm di Salerno - la notizia della revoca dell'inchiesta Poseidone è stata “lanciata” in rete.

 

Coincidenze ad orologeria, ma tutte coincidenze, per carità.

 

Come l’appartenenza all’Udc di Giuseppe Galati, di Lamezia Terme come Antonio Saladino. Galati è stato sottosegretario del ministero delle Attività Produttive con delega al Cipe (il Comitato interministeriale per la programmazione economica, che decide sui quattrini dei finanziamenti pubblici). Anche lui è finito tra gli indagati di Poseidone. Ma Galati era anche generoso, e liquidava compensi per consulenze e incarichi al figlio della moglie del procuratore Lombardi (sì, sempre lo stesso figliolo, Pierpaolo Greco, che era anche in società con un altro indagato eccellente, il senatore Giancarlo Pittelli, di Forza Italia).

Naturalmente, in tutto questo non c’entra nulla che la figlia del procuratore Lombardi sia stata assunta al Messaggero, dove, com’è noto, Pier Ferdinando Casini è di casa.

 

Ma torniamo a Ugo Bergamo. Il presidente della prima commissione del Csm, guarda caso poco prima di sentire i magistrati di Salerno, cosa fa? Ha la premura di esprimere anch’egli il suo “giudizio anticipato” - sulla scia di Letizia Vacca e di Nicola Mancino - e dichiara alla stampa che il pm di Catanzaro, Salvatore Curcio, indagato a Salerno per reati gravissimi (tra i quali una serie di archiviazioni illegali, compresa quella di Clemente Mastella, e una perquisizione illegale nei confronti della giornalista del Quotidiano di Calabria, Chiara Spagnolo) è in pratica una brava persona.

 

Conclusione: con questi chiari di luna è difficile che da quella parte lì, da Palazzo dei Marescialli, sede del Csm, venga qualcosa di buono. Invece di fare chiarezza, di ripristinare le regole del diritto, di operare con equanimità e serenità, restituendo ai cittadini fiducia nello Stato e nelle istituzioni, sembra che si faccia di tutto per ottenere l’effetto contrario. Eppure il presidente del Csm è Giorgio Napolitano, cioè il Capo dello Stato. Si sarà posto anche lui una domanda più o meno simile a questa: dopo Forleo e de Magistris, Nuzzi e Verasani, e poi?

12月14日

CARLO VULPIO "ESONERATO" DAL CORRIERE DELLA SERA

 
 Firmiamo la Petizione: Siamo tutti Carlo Vulpio.
 
L'ultimo articolo di cronaca sul caso De Magistris che Carlo Vulpio ha pubblicato sul corriere:
 
Dall'articolo di Carlo Vulpio del 3 dicembre 2008:

"Non era mai accaduto prima in Italia, che una procura della Repubblica fosse «circondata» come un fortino della malavita. Ieri è successo alla procura di Catanzaro, che per tutta la giornata e fino a tarda sera è stata letteralmente accerchiata da cento carabinieri e una ventina di poliziotti, tutti arrivati da Salerno. Con i carabinieri del Reparto operativo e i poliziotti della Digos, sono entrati in procura ben sette magistrati, tra i quali il procuratore di Salerno, Luigi Apicella, e i titolari dell' inchiesta, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani. Hanno notificato avvisi di garanzia e perquisito case e uffici dei magistrati calabresi che hanno scippato le inchieste "Poseidone" e "Why Not" all' ex pm Luigi de Magistris (ora giudice del Riesame a Napoli) e dei magistrati che queste inchieste hanno ereditato, «per smembrarle, disintegrarle e favorire alcuni indagati», scrivono i pm salernitani. Tra gli indagati "favoriti", l' ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, il segretario nazionale Udc, Lorenzo Cesa, l' ex governatore di Calabria, nonché ex procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, il generale della Guardia di Finanza, Walter Cretella Lombardo, l' ex sottosegretario con delega al Cipe, Giuseppe Galati (Udc), Giancarlo Pittelli, deputato di Forza Italia, il ras della Compagnia delle Opere per il Sud Italia, Antonio Saladino.
Ma questo è solo il troncone calabro. Gli stessi magistrati salernitani, infatti, stanno indagando anche in altre due direzioni. La prima riguarda uno stuolo di giudici lucani coinvolti nella "madre di tutte le inchieste" sul marcio nella magistratura (l' inchiesta "Toghe Lucane", che de Magistris è riuscito a "chiudere" prima di essere frettolosamente trasferito). La seconda andrebbe diritta verso alcuni membri del Csm: per esempio, il vicepresidente Nicola Mancino e i presunti legami con Antonio Saladino, figura chiave di "Why Not", il procuratore generale della Corte di Cassazione, Mario Delli Priscoli, andato in pensione qualche giorno fa, e il sostituto procuratore generale della Cassazione, nonché governatore (Ds) delle Marche per dieci anni, Vito D' Ambrosio, che in Csm sostenne l' accusa per far trasferire de Magistris. Ce n' è anche per l' Associazione nazionale magistrati e per il suo presidente, Simone Luerti. Molto amico di diversi indagati eccellenti quando faceva il magistrato in Calabria, Luerti non ha mai perso occasione di esternare contro de Magistris. Quando poi, qualche mese fa, si è scoperto che incontrava regolarmente Saladino e Mastella nella sede del ministero della Giustizia, mentre lui negava, Luerti s' è dovuto dimettere dalla carica di presidente dell' Anm. Nel decreto di perquisizione eseguito ieri, 1.700 pagine, i pm di Salerno accusano di concorso in corruzione in atti giudiziari - per aver tolto "illegalmente" a de Magistris "Why Not" e "Poseidone" - il procuratore di Catanzaro, Mariano Lombardi, il procuratore aggiunto, Salvatore Murone, il procuratore generale reggente, Dolcino Favi, il parlamentare Giancarlo Pittelli e «l' uomo ovunque» Antonio Saladino. Ma accusano anche il sostituto procuratore generale Alfredo Garbati, il sostituto procuratore generale presso la Corte d' Appello Domenico De Lorenzo e il pm Salvatore Curcio di aver preso in eredità quelle scottanti inchieste al solo scopo di farle a pezzi. Mentre il procuratore generale Vincenzo Iannelli e il presidente di Sezione del tribunale Bruno Arcuri si sarebbero dati da fare non solo "per archiviare illegalmente" la posizione di Mastella ("la cui iscrizione tra gli indagati era invece doverosa"), ma anche "per calunniare de Magistris e disintegrarlo professionalmente". Poi, dicono i pm campani, Iannelli, per una causa che gli sta a cuore, fa intervenire Chiaravalloti su Patrizia Pasquin, giudice del tribunale di Vibo Valentia, che poi sarebbe stata arrestata. Così, da magistrato a magistrato, come da compare a compare." Carlo Vulpio, www.carlovulpio.it
 
Questo è un giornalista che non abbassa la testa, il suo ex Direttore sì!
 Mai più un Euro per il Corriere della Sera!
12月5日

C'E' SEMPRE UN GIUDICE A BERLINO!

CASO DE MAGISTRIS: MOBILITAZIONE GENERALE DA BERLUSCONI AD ALFANO, PASSANDO DAL QUIRINALE.
 
Una mattina appena alzato
O bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao …
Una mattina mi son svegliato…
 
Questo cantava Michele Santoro, per denunciare la mannaia della censura politica che, con un colpo ben assestato, liberava l’Italia “ottimista” dall’ingombrante presenza di Enzo Biagi, Luttazzi e lo stesso Santoro dalla Televisione Pubblica.
 
Non sono stato mai un militante della sinistra italiana, non lo sono neanche adesso, ma quel Michele Santoro, che certo non ambiva a concorrere per il Festival di Sanremo, mi procurò dei brividi. In quel momento mi sentii Partigiano, dalla parte, cioè, della Democrazia e della Libertà calpestate. E calpestata, in quel frangente, era anche la nostra Carta Costituzionale e l’Art. 21: Vangelo – Principe – di tutte le Libertà.
 
Ricordiamo tutti come andò a finire e abbiamo gioìto del ritorno di Santoro che, con giusta rabbia, riprese da dove aveva lasciato. Ci ha riportato, di volta in volta, dove abitano le contraddizioni della nostra Democrazia dell’effimero, ci ha portato nei vicoli e nelle sterminate piazze delle tante solitudini, ci ha fatto vedere occhi imprigionati dalla rabbia sopita e mani tremanti, di fronte agli “occhi” implacabili delle videocamere.
 
Lo abbiamo seguito nello sterminato mare dei bisogni di tantissimi giovani, padri, madri, figli e nonni, tantissimi nonni che, da giovani, si sono alzati sempre di buon mattino per recarsi al lavoro e che non hanno perso l’abitudine di farlo … soltanto che adesso si alzano in piena notte, per andare a rovistare nei cassonetti dei mercati generali di ortofrutticoli in cerca di un po’ di verdura o qualche frutto, troppo impresentabile per essere esposto nelle asettiche scaffalanature degli Ipermercati.
Lo abbiamo seguito, il buon Santoro, e lo faremo ancora, come quando venne in Calabria a difendere l'operato di De Magistris, ma stasera, 4 Dicembre 2008, ci siamo persi e non abbiamo avvertito nemmeno un minimo sussulto rispetto al terremoto che si è scatenato, da tre giorni, sulla Procura della Repubblica di Catanzaro.
In questo momento, sono le ore 23:28, entra Vauro con le sue vignette satiriche, segno che quest’altra puntata di “Annozero” è finita, ma nulla, nemmeno una parola della guerra in atto tra la Procura di Salerno e quella di Catanzaro.
 
I fatti: sappiamo tutto della vicenda De Magistris e del suo triste epilogo (trasferimento in quel di Napoli, con funzioni di Giudice del riesame); difettavamo di fiducia, però, quando abbiamo pensato che le inchieste di De Magistris fossero state messe da parte per consegnarle all’oblio delle nostre coscienze.
Invece no! La settimana scorsa, il Magistrato della Procura di Paola (CS), Dott. Giuseppe Greco, emette avvisi di garanzia a quello stuolo di politici, imprenditori e altri professionisti che erano stati attenzionati dal Dott. De Magistris nell’inchiesta WHY NOT. Accidenti! Era proprio un filone di quell’inchiesta che veniva o forse si trattava proprio di Why Not, quella vera!
Nell’arco di 48 ore, però, quando si era d’improvviso riaccesa l’attenzione della Magistratura e della gente Calabrese, il Dott. Greco veniva “esonerato” e, di fatto, scippato dell’inchiesta!
Strana vicenda Why Not, nata per non essere conclusa, destinata ad impedimenti che ci appaiono sempre più pilotati da una regìa che si rivela sempre meno occulta.
Ma il terremoto si manifesta 3 giorni fa, quando il Dott. Apicella, della Procura di Salerno, sbarca a Catanzaro con altri colleghi, 100 Carabinieri e altrettanti militari delle forze Speciali e di Polizia. Il Procuratore Apicella vuole acquisire qli atti di avocazione delle inchieste Why Not e Poseidone per vedere se, come aveva sempre affermato il Dott. De Magistris, fossero state viziate da qualche incongruenza o da eventi ben più gravi ed interessanti.
 
C’è sempre un Giudice a Berlino, in questo caso a Salerno, che non si omologa alle decisioni della Procura Generale di Catanzaro, alle richieste di trasferimento dell’allora Guardasigilli Mastella, alle censure del CSM sull’operato del Dott. De Magistris; non si omologa e vuole vederci chiaro.
La Procura Generale di Salerno, sospetta che ci possano essere state azioni tese a denigrare l’operato del Dott. De Magistris, messe in campo da coloro che gli hanno sottratto le inchieste e, conseguentemente, accende i riflettori sulla Procura dei “veleni”, perquesendo Uffici e abitazioni di diversi Magistrati.
La Procura Generale di Catanzaro, però, non gradisce l’attenzione dei colleghi Salernitani e contrattacca! Si parla di abusi, di incompetenza territoriale, dimenticandosi che De Magistris si era rivolto proprio alla Procura di Salerno per esporre le proprie ragioni, quando si vedeva sottrarre le inchieste più scottanti da lui messe in campo in Calabria. E’ un autentico terremoto che, però, non attenziona gli organi di stampa e le televisioni.
 
E’ un terremoto che una trasmissione come “Annozero” non può eludere, che meritava almeno un commento del buon Travaglio e sarebbe bastata anche una sola vignetta del bravo Vauro.
Sono sicuro che la dimenticanza è dipesa dal fatto che il tutto è successo in tre giorni e che un'ansa Calabrese, al posto del terremoto, batteva due notizie: una su un incidente e l’altra su un ferimento.
Quello che si sta prospettando è davvero un attacco poderoso, su tutti i fronti, dove nessuno deve essere risparmiato, dove chi si deve difendere contrattacca, forte di una congiuntura che appare propizia. In questo clima, Carlo Vulpio, cronista delle inchieste Why Not e Poseidone sulle pagine del Corriere della Sera, oggi è stato “sollevato” dal suo incarico. Vulpio, custode ben informato delle due inchieste ed anche di una terza: “Toghe Lucane”, non potrà scrivere, per il momento e sul Corriere, su vicende cui ha dedicato ogni giornata di questi ultimi due-tre anni. Vulpio, unico cronista che, ieri, dedicava mezza pagina del Corriere a quanto stava accadendo a Catanzaro.
Ma non basta ancora!
La trasmissione “Perfidia”, che ieri sera ha mandato in replica l’intervista esclusiva della super teste di Why Not, registrata un anno fa, ha ricevuto una tempestiva diffida da parte del legale di Saladino, uomo centrale nell’inchiesta. La conduttrice Antonella Grippo, per nulla intimorita dalla diffida, continuerà a ripercorrere le fasi delle inchieste di De Magistris e si stupisce come mai le diffide piovano solo adesso, su alcune replice, e non quando le trasmissioni, tantissime, avvenivano in diretta televisiva.
 
Un mio parere personale? Questa è la resa dei conti, dove nessuno risparmierà alcun colpo. E’ questa, davvero, l’ultima occasione per resuscitare o seppellire, de-fi-ni-ti-va-men-te, due inchieste che vedono coinvolti i maggiori esponenti politici Calabresi di Destra, di Sinistra, di Centro e con loro Magistrati, Imprenditori, Rappresentanti delle Forze dell’Ordine e tant’altra “bella” gente.
Vorrei svegliarmi, domani, in un Paese Libero, dove sulle Libertà e sulla Democrazia svanissero le pesanti ipoteche della Corruzione, dell’Impunità, dell’Arrogante agire degli ORCHI MODERNI.
 
Intanto, grevi, a cadenzare i passi di una GIUSTIZIA che non si ostina al silenzio, s'odono  rintocchi di campana a ricordarci che in qualche sperduta Procura, c'è un Magistrato che la notte non dorme.
 
E in un abbraccio solidale, denso di partecipazione e gratitudine, anche noi, nel cuore della notte, gli facciamo compagnia.
Vicini, senza conoscerci e, insieme, sperando.
Una mattina, appena alzato …
6月5日

SALERNO:DE MAGISTRIS SCAGIONATO DALLE ACCUSE

CHI SBUGIARDERA', ADESSO, IL CSM?


SE TANTO MI DA' TANTO AL DOTT. DE MAGISTRIS DOVREBBERO RITORNARE

LE INCHIESTE CHE GLI SONO STATE "ABILMENTE" SOTTRATTE.


Archiviate le accuse nei suoi confronti si rende Giustizia all'Uomo, ma non si rende Giustizia alla grande impalcatura investigativa che, tassello dopo tassello, il Dott. De Magistris era riuscito a costruire nelle inchieste Poseidone, Why Not e Toghe Lucane.

Molti invocano: "Adda passa' 'a nuttata", sperando in altre luminose aurore! Ma non sempre e non tutte le aurore portano luce. Può capitare di essere richiamati alla cruda realtà da un funesto e buio temporale, perchè si dice anche che: "tutti i nodi vengono al pettine".

... Come mi piacciono quei meravigliosi e roboanti acquazzoni estivi!
 
Qualche commento dalla stampa Nazionale

 
da Repubblica.it del 4 giugno 2008


di Giuseppe Baldessarro
(Giornalista)

CATANZARO - Non solo ha agito in maniera “assolutamente legittima e corretta”, ma è stato vittima di “pressioni e interferenze” relative ai risultati “ottenuti con le sue inchieste”.

E’ un vero e proprio atto d’accusa contro i vertici della Procura di Catanzaro, la richiesta di archiviazione dei magistrati di Salerno, chiamati a indagare sull’operato di Luigi De Magistris. Le quasi mille pagine prodotte dal procuratore Luigi Apicella e dal sostituto Gabriella Nuzzi, trasformano, di fatto, il giudice “scomodo”, in vittima di un sistema di interessi che sarebbe l’oggetto delle sue indagini.

De Magistris incassa un risultato importantissimo. Dopo che per mesi il suo operato era stato al centro di denunce, richieste di azioni disciplinari e persino atti parlamentari. Il magistrato protagonista di inchieste come “Poseidone”, “Toghe Lucane” e “Why Not” ha detto di essersi semplicemente “difeso”, esprimendo “sempre massima fiducia nella magistratura di Salerno, competente per legge”.

Un commento alla notizia della richiesta di archiviazione, a cui ha aggiunto di aver soltanto “contribuito doverosamente, da magistrato, ad evidenziare l’attività di ostacolo posta in essere” ai suoi danni e alle funzioni che ha cercato e cerca ancora “di svolgere nell’esclusivo interesse della giustizia”.

Poche frasi, nelle quali De Magistris lascia trasparire la propria soddisfazione alla fine della maxi inchiesta.

Il pm di Catanzaro sarebbe insomma estraneo “ai reati di calunnia, abuso d’ufficio e rivelazione di segreto d’ufficio”.

E niente darebbe ragione ai magistrati, agli avvocati e ai politici che contro di lui hanno presentato una serie di denunce. Insomma per gli inquirenti salernitani vi sarebbe “insussistenza di illegittimità sostanziali o procedurali penalmente rilevanti ovvero di condotte abusive addebitabili nell’esercizio delle funzioni giudiziarie del De Magistris”.

Piuttosto “i risultati investigativi ottenuti, la natura e la cadenza degli interventi subiti a causa della intensità delle sue indagini e il complesso materiale probatorio acquisito, ha consentito di riscontrare la bontà della sua azione inquirente, nonché di ricostruire la sequenza ed il contenuto degli atti procedimentali appurandone la correttezza formale e sostanziale”.

La richiesta di archiviazione affonda poi il bisturi contro i detrattori del pm: “Il contesto giudiziario in cui si è trovato ad operare Luigi De Magistris, appare connotato da un’allarmante commistione di ruoli e fortemente condizionato dal perseguimento di interessi extragiurisdizionali, anche di illecita natura”.

Accuse pesantissime, ancora più chiare quando si parla della “pressante attività di interferenza alle indagini posta in essere dai vertici della Procura della Repubblica di Catanzaro, e resasi sempre più manifesta con il progressivo intensificarsi delle investigazioni da parte di De Magistris”.

Per evidenziare poi che “alle continue ingerenze sull’attività inquirente è risultata connessa, secondo una singolare cadenza cronologica la trasmissione di continue denunce e segnalazioni agli organi disciplinari ed alla Procura di Salerno”.

Nella richiesta si legge ancora che “dagli accertamenti investigativi condotti sono emersi fatti, situazioni concorrenti a delineare il difficile contesto ambientale nel quale De Magistris si è trovato a svolgere le funzioni inquirenti, i legami tra i vertici dell’Ufficio giudiziario di Catanzaro, difensori ed indagati, gli interessi sottostanti alle vicende oggetto dei procedimenti da lui trattati, le condotte di interferenza ed ostacolo al suo operato”.

Un difficile contesto ambientale “reiteratamente denunciato dal pm nelle sedi istituzionali”.

Infine i due magistrati di Salerno scrivono che “l’oggetto di indagini svolte da De Magistris, coinvolgenti pubblici amministratori, politici, imprenditori, professionisti, magistrati, rappresentanti delle forze dell’ordine, le tecniche investigative impiegate, i risultati derivati dagli atti di indagine esperiti hanno finito, nel tempo, per esporre il sostituto procuratore ad una serie articolata di azioni ostative al suo operato”.

Tra queste si inseriscono “le svariate denunce in sede penale e le segnalazioni disciplinari di soggetti indagati e difensori, alle quali sono seguite interpellanze, interrogazioni parlamentari, ispezioni ministeriali riguardanti le più rilevanti indagini condotte dal magistrato nei due periodi di permanenza a Catanzaro”.

Ma non è tutto. Infatti Salerno sta vagliando “l’ipotesi investigativa della indebita strumentalizzazione di attività di indagine coordinate dalle Procure di Matera e di Catanzaro nei confronti di collaboratori di polizia giudiziaria e di giornalisti”.

Di fatto, secondo la Procura campana, collaboratori di pg e cronisti di giudiziaria sarebbero stati coinvolti strumentalmente nelle inchieste, subendo anche perquisizioni. De Magistris oltre ad essere stato denunciato, a sua volta produsse una serie di esposti.

La Procura Generale di Catanzaro non ha concesso alcuni documenti dell’inchiesta “Why Not” chiesti da Salerno che indaga sulle denunce di Luigi De Magistris. Luigi Apicella, è giunto nel capoluogo calabrese dove ha incontrato il Procuratore Generale, Vincenzo Jannelli, ed i sostituti Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo.

Per oltre tre ore i magistrati hanno discusso sulla richiesta di alcuni documenti relativi all’inchiesta. Al termine dell’incontro, secondo quanto si è appreso, i magistrati della Procura Generale non hanno concesso la documentazione perché l’inchiesta è attualmente in corso.

4月29日

I FALSI PROBLEMI DELL'AGENDA POLITICA

Basta parlare di FALSI PROBLEMI!

Parliamo, invece, di FALSE ELEZIONI!

E' questo il baricentro di vicende sconclusionate derivanti da campagne elettorali finte che, per la prima volta nella Storia democratica del nostro Paese, non hanno visto delle FIERE contrapposizioni tra i massimi contendenti.

FALSE ELEZIONI perchè incostituzionali, perchè Io, Cittadino, non ho potuto scegliere la persona che mi avrebbe rappresentato, bensì sono stato costretto a scegliere tra due o più coalizioni.

Il Rumeno violentatore è un falso problema, perchè quella persona, magari con altri precedenti dello stesso tipo, sicuramente clandestino, non doveva trovarsi in quel luogo, cioè nel nostro Paese. E' un falso problema per il semplice fatto che allo stesso Rumeno, nel suo Paese, beccato a borseggiare - semplicemente - vengono comminati cinque anni di carcere!

E' un falso problema, perchè il nostro Paese, per una serie di Leggi che non garantiscono la certezza della pena, è diventato meta di chi, intenzionalmente, vi approda per delinquere.

Ecco perchè FALSE ELEZIONI=FALSI PROBLEMI!

Cancelliamo dal dibattito "colto", per un solo istante, ogni episodio di violenza commesso da extracomunitari e/o da connazionali, pensate non ci sarebbero più emergenze da raccontare?

Il caso De Magistris non è forse un PROBLEMA per l'indipendenza della Magistratura?

I Parlamentari collusi e condannati per Mafia o per falso in Bilancio o per chissà quale altra diavoleria, non sono un PROBLEMA per la credibilità delle nostre Istituzioni?

Gli evasori fiscali che portano le loro ricchezze nel Liechtenstein -ne avevano scovati 500, grazie alla Germania- non sono forse un PROBLEMA? E non è un PROBLEMA tenere celati i loro nomi all'opinione pubblica?

E l'emergenza ambientale in Italia, predominante al Sud, che non è attribuibile ad alcun extracomunitario, non è un altro grande PROBLEMA?

E non parliamo, per amor di Patria, dell'esercito di Poliziotti e Carabinieri, impiegati a proteggere i nostri politici, sempre meno minacciati dalle Mafie, mentre, cittadini come Travaglio, Saviano, Masciari e tantissimi Magistrati, subiscono l'affronto di non poter vivere da uomini liberi. Sono o non sono, questi PROBLEMI reali?

E le malasanità, le corruzioni, le scalate dei furbetti, l'egemonia delle Banche, il potere delle assicurazioni, la faziosità dei Media, gli intrallazzi delle Massonerie sono o non sono un PROBLEMA?

Ecco perchè mi arrabbio (eufemismo!) quando vedo sparire dall'agenda dei Leaders politici temi e situazioni che avrebbero dovuto incendiare la campagna elettorale!

Sono concorde, in ogni caso, che il fratello Rumeno, beccato a dispensare violenze, andrebbe accompagnato a casa sua a calci nel sedere e non in aereo.
Sono, altresì, convinto che a tanta gente che "conta" nel nostro Bel Paese, connazionali di Fatto e non di Diritto, andrebbe riservato lo stesso trattamento!

Opps! Accompagnarli dove? Qualsiasi posto, in qualsiasi parte del mondo (sperando se li prendano) non prima di averli privati di ogni bene accumulato illegalmente.

Vi sembra sconcertante un'ipotesi del genere?

E' forse per il troppo sconcerto che i VELTRUSCONI hanno preferito parlare d'altro?

Un Abbraccio