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1月16日 ARRESTI PER LA SIGNORA MASTELLASPROPORZIONATA REAZIONE DEI POLITICI ALLA NOTIZIA DELL'ARRESTO DELLA SIGNORA MASTELLA Il sale sulla coda brucia tantissimo e qualcuno ha paura di uno scatto d'orgoglio della Magistratura, per anni vilipesa ed assediata dalla classe politica. Arrivare all'arresto della Signora Mastella non credo sia stata una cosa facile da parte dei giudici che hanno chiesto ed emesso il provvedimento. La notizia suscita clamore, poichè si tratta della moglie del Guardasigilli, ma la più serena nelle dichiarazioni è stata proprio lei: la diretta interessata. Tutti gli altri, specialmente coloro che possono, in qualche modo, avvertire il fiato sul collo della Giustizia o soltanto per mera opportunità politica, farebbero bene a recuperare un minimo di serenità, proprio per non esacerbare il già difficile "confronto" con la Magistratura. Sono convinto, sicuro di non essere il solo, che la Signora Mastella ha i mezzi e soprattutto la forza per difendersi serenamente da un'accusa così grave (se dovesse rivelarsi fondata), ma se in Italia si volesse fare veramente fare piazza pulita della corruzione della politica, dovremmo dare inizio ad un'attività di edilizia carceraria veramente imponente, che aiuterebbe non poco l'economia del settore edilizio nel nostro Paese. L'attacco frontale scatenatosi oggi in Parlamento contro la Magistratura non ha nulla a che vedere con un paese civile! Tutti disperatamente contro un provvedimento che non era ancora stato notificato all'interessata. Tutti, secondo il mio modesto parere, preoccupati da una non tanto remota paura ... come dire: "accidenti stanno arrivando!". TUTTI A GRIDARE AL COMPLOTTO, ALLE REGIE OCCULTE, ALLE TOGHE CHE ASSALTANO I GOVERNI Dice il Senatore Schifani: "E' un
film che conosciamo bene. Con una tempistica più che sospetta, la
magistratura scende in campo per influenzare l'attività politica e
legislativa". Il capogruppo di Forza Italia al Senato Renato Schifani
sottolinea la coincidenza degli arresti domiciliari della moglie del
Guardasigilli nel giorno delle sue comunicazioni in Parlamento sullo
stato della giustizia. "Al ministro Mastella e alla moglie Sandra
Lonardo, presidente del Consiglio regionale della Campania - aggiunge
Schifani - esprimo la mia personale vicinanza".Ma porca miseria! Quando la Magistratura indagava Berlusconi, Previti, dell'Utri e Mangano c'era un assalto della Magistratura Comunista ... ricordate le Toghe Rosse? - Adesso non si parla più di Toghe Rosse (oggi dovrebbe operare la Magistratura Fascista) e si denuncia una regia incolore contro i poveri politici. LO STESSO BERLUSCONI DICHIARA: "Ma al di là dell'aspetto umano c'é un problema politico che è ancora più grave. Il ministro della Giustizia ha detto oggi in Parlamento le stesse cose che dico io ormai da molti anni e che mi hanno fruttato gli attacchi non solo della magistratura, ma anche di tanta parte della maggioranza di governo". "Che faranno e che diranno adesso - insiste Berlusconi - questi signori davanti alla drammatica denuncia del Ministro della giustizia? La condividono? E come mai in Parlamento tutti hanno dato a lui la solidarietà che non hanno mai dato a me? Era finta e solo a parole o nasceva dalla condivisione di quel giudizio e di quella denuncia? E che dicono il Presidente del Consiglio e il Governo della 'emergenza democratica', della "giustizia ad orologeria", del '"pacchetto di mischia" e della "trappola scientifica, mediatico-giudiziaria" denunciate in Parlamento dal loro Guardasigilli?". Non poteva essere altrimenti! La politica, in questi casi, deve essere per forza solidale, specialmente quando si condividono esperienze comuni e, come in questo caso, non proprio rassicuranti. - Le dimissioni del Guardasigilli, date per difendere l'amore della famiglia (cosa nobilissima), vedremo se saranno vere e irrevocabili o se, come temiamo, siano un modo per alzare il tiro contro la Magistratura operante, proprio come è successo con il caso De Magistris. In quella occasione il Ministro Mastella avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni, perchè indagato, e, soprattutto, per permettere alla Giustizia di fare il suo corso! Peccato che egli non abbia avuto la serenità di valutare questa possibilità e restituire decoro a trent'anni di militanza politica. Oggi rassegna le dimissioni che non verranno accettate e che lui non ripresenterà. Intanto siamo sbigottiti - NOI - di fronte al grido di dolore del parlamento unito, mentre nessun politico si indigna più di tanto per la vergognosa vicenda dei rifiuti di Napoli, dell'Italia diventata capitale mondiale del traffico degli stupefacenti, delle Mafie ed ecomafie che mettono in ginocchio intere regioni, della Malasanità, dei diritti sempre meno garantiti e di un futuro negato alla stragrande maggioranza dei giovani che non siano figli di politici (loro si aggiustano sempre ... vedi assunzioni mirate in Calabria). Siamo sbigottiti per come scalpitano quando sono "attenzionati", quando hanno il timore che la festa possa finire prima di aver finito di consumare il banchetto. Mai che si preoccupassero più di tanto degli stipendi di fame degli operai e dei tantissimi giovani scippati del loro futuro per "impieghi" di 300-500€ al mese. Auguri alla Signora Mastella, con la speranza possa dimostrare, come lei stessa ha dichiarato, tutta la sua estraneità. Se dovesse andare diversamente siamo certi che non invecchierà in galera, perchè a nessun politico è riservato questo trattamento e, sinceramente, nessuno le augura questo dopo gli impuniti delle stragi di Stato. Tanta Serenità a chi ne ha bisogno. 12月27日 CAINO E ABELE NON SONO UGUALICAINO E ABELE NON DEVONO MAI ESSERE UGUALI Mastella sta valutando la possibilità di concedere la grazia per Bruno Contrada, l’ex dirigente del SISDE condannato a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Un atto dovuto, sostiene il Guardasigilli, e subito si scatena la giusta disapprovazione dei familiari delle vittime della Mafia. Lo Stato non deve usare la pietà per i reati di Mafia, specialmente se commessi da chi doveva difendere gli interessi del Paese ed ha, invece, preferito passare dall'altra parte della barricata. L'Italia, in questi ultimi anni, è stata protagonista di una grande campagna di civiltà per la moratoria universale della pena di morte denominata"Nessuno tocchi Caino", ma in Italia qualcuno deve avere capito che si trattava di un'altra cosa! - La grazia a Contrada è uno schiaffo pubblico a tutte le vittime della Mafia e al faticoso divenire dei tanti familiari che spesso si sentono, a giusta ragione, abbandonati dallo Stato. Tutta l'umana considerazione per la salute di chiunque e in casi particolari ci sono altri strumenti Normativi che possono permettere la scarcerazione per gravi motivi di salute, ma ACCIDENTI! LA GRAZIA NO'! - E se la prostata, il diabete o il cuore di tanti mafiosi peggiorassero all'improvviso sarebbe UN ATTO DOVUTO concedere la grazia ai vari Brusca, Riina, Provenzano? - Siamo costernati di fronte all'offesa che si arreca, con questo provvedimento, alla MEMORIA di tanti servitori dello Stato e di tanti cittadini che non si sono voluti piegare alla logica perversa della criminalità. Cosa vuol dire, caro Ministro Mastella, la GRAZIA!!! - Non basterebbe concedere a CAINO gli arresti domiciliari? E' mai possibile che non ci lasciate respirare un solo giorno in piena tranquillità? E' mai possibile che quando decidete di "pensare" in grande, partorite solo cazzate? (chiedo scusa, ma di questo si tratta). 12月18日 LA PROTESTA DEL MOVIMENTO ANTIMAFIA CALABRESEDAL SITO DELLA RETE PER LA CALABRIA PER DARE VOCE AL: movimento antimafia calabreseNOTA DI PROTESTA PER IL RISPETTO DEL MOVIMENTO ANTIMAFIA CALABRESE Si sottopone ad una rapida approvazione di chi la volesse sottoscrivere questa bozza di “Nota di protesta formale” in merito alla scandalosa vicenda denunciata pubblicamente da Rosanna Scopelliti e da Aldo Pecora, e cioè che è stato inaugurato ufficialmente un sito internet della Commissione Parlamentare Antimafia denominato “Sportello scuola e università” dove non c’è traccia, tra i siti consigliati per approfondire territorialmente l’azione di contrasto alle mafie e la lotta per la legalità, di n e s s u n a associazione, fondazione, movimento o organizzazione antimafia o antiracket calabresi. Al Presidente della Repubblica FIRMATO
12月12日 L'ANTIMAFIA DIMENTICA LE ASSOCIAZIONI CALABRESIIL NUOVO SITO DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA
Messaggio del Presidente della Commissione Francesco Forgione:A tutte e tutti coloro che visitano questo sito, ragazze e ragazzi,
docenti, operatori sociali e volontari impegnati ogni giorno per
affermare diritti, solidarietà, libertà, legalità contro gli interessi,
l'arroganza, la violenza e la sub-cultura delle mafie.Dal momento che il Presidente Forgione si rivolge ai giovani, ai docenti, ecc.., per combattere la sub-cultura delle mafie, perchè non cita quanti in Calabria sono impegnati, quotidianamente, contro le mafie? Per esempio: perchè nell'elenco non compare la Fondazione Scopelliti e l'Associazione "Ammazzatecitutti", che in più occasioni è riuscita a mobilitare una marea di giovani Calabresi? Perchè non citare Diritti Civili e i tanti Siti Internet e Blog di uomini e donne Calabresi che lottano contro le Mafie, perchè si affermino i principi di LEGALITA', GIUSTIZIA e UGUAGLIANZA?Ecco l'elenco di Associazioni, Fondazioni e Osservatori pubblicato dalla commissione antimafia. Il Presidente Forgione, Calabrese di Catanzaro, poteva e doveva ricordarsi di quanto c'è di buono nella sua terra!
12月7日 LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICAAmatissimo Presidente, Mi rivolgo a Lei, quale Garante dei principi Costituzionali sull'inamovibilità del Giudice e, soprattutto, quale massima carica del Consiglio Superiore della Magistratura, per manifestarLe il mio sgomento ed il personale, profondo, senso di sfiducia verso le Istituzioni, per il destino di due Magistrati coraggiosissimi: il Dott. Luigi De Magistris e la Dott.ssa Clementina Forleo. Due giovani del Sud che stavano onorando il senso di Legalità e di Giustizia di cui il nostro paese ha un bisogno estremo. Da cittadino e, soprattutto, da Docente Educatore, provo un forte imbarazzo di fronte ai tanti ragazzi che plaudono all'operato del CSM, del Guardasigilli Mastella ed anche al suo neutralismo nelle vicende dei due Magistrati. Plaudono all’Italia dei furbi ed ai poteri forti di cui non conoscono scopi e finalità. Plaudono a quelli che la fanno franca, a quelli che disonorano le Istituzioni, a quelli che rubano, a quelli che si arricchiscono alle spalle della gente. Plaudono a loro, perché li ritengono “in gamba”, li scelgono come modelli e, specialmente nel Sud, Egregio Signor Presidente, i nostri giovani hanno bisogno e di altri modelli con cui confrontarsi. Cosa dirà, Signor Presidente, ai tanti giovani del Sud, agli alunni della mia Scuola e di tutte le altre Scuole d’Italia, nel suo messaggio di fine anno? Sosterrà che i magistrati devono essere prudenti? Che non devono indagare su uomini politici, specialmente se questi sono Ministri o Presidenti di Partito? Cosa dirà a quei pochi Magistrati che non abbassano la testa di fronte a nessuno! Consiglierà prudenza e silenzio in modo che quando li ammazzano non ci siano nomi su cui indirizzare sospetti? La nostra Patria gronda sangue, Amatissimo Presidente! Gronda sangue non per le colpe di Magistrati come la Dott.ssa Forleo e il Dott. De Magistris, bensì per quanti hanno permesso che la Piovra avviluppasse con i suoi tentacoli ogni vicolo, ogni quartiere, città intere e i Palazzi delle Istituzioni. Se questo è avvenuto, Signor Presidente, è perché tanti Magistrati sono divenuti canuti interessandosi soltanto di reati minori, volgendo altrove lo sguardo quando i corruttori e gli scippatori di Legalità imperversavano fino a fare dell’Italia uno dei più corrotti paesi dl mondo. In tanti vorrebbero che continuasse ad essere così, per distruggere questo nostro amato Paese, costruito sul tributo di sangue di tanti giovani morti nelle guerre del ‘900. Auguri Signor Presidente, auguri di Buon Natale e di un Sereno 2008, con la preghiera che ella voglia ricordarsi dei giovani del Sud, loro malgrado, ostaggi della Mafia, della Camorra e della mala politica. Ricordi loro dove volgere lo sguardo per diventare uomini LIBERI e ONESTI e cerchi di spiegare perché non devono avere rispetto per Magistrati come la Forleo e De Magistris o perché, nonostante tutto, dovrebbero guardarLi come un modello da imitare. Buon Natale Presidente! Possa Dio ispirarLa per nutrire, almeno in cuor suo, un po’ d’amore per due Magistrati che noi, uomini e donne del Sud, amiamo tantissimo! 11月29日 I MAGISTRATI MORTI PER DIFENDERE LO STATOMA I MAGISTRATI POSSONO ANCHE NEUTRALIZZARSI IN MODO DIVERSO QUALCHE ESEMPIO? Carlo Palermo, Luigi De Magistris, Clementina Forleo e tantissimi altri... ELENCO DEI MAGISTRATI DECEDUTI IN "NOME DELLA REPUBBLICA ITALIANA" 1 Agostino Pianta 2 Pietro Scaglione 3 Francesco Ferlaino 4 Francesco Coco 5 Vittorio Occorso 6 Riccardo Palma 7 Girolamo Tartaglione 8 Fedele Calvosa 9 Emilio Alessandrini 10 Cesare Terranova 11 Nicola Giacumbi 12 Girolamo Minervini 13 Guido Galli 14 Mario Amato 15 Gaetano Costa 16 Gian Giacomo Ciaccio-Montalto 17 Bruno Caccia 18 Rocco Chinnici 19 Alberto Giacomelli 20 Antonino Saetta 21 Rosario Angelo Livatino 22 Antonio Scopelliti 23 Giovanni Falcone 24 Francesca Morvillo 25 Paolo Borsellino 26 Luigi Daga Il dr. Agostino PIANTA, il giorno 17 marzo 1969, era intento al lavoro nel suo ufficio, allorchè faceva ingresso nella sua stanza tale Loris Guizzardi il quale aveva insistito per parlare con il Procuratore della Repubblica. Il Guizzardi porgeva al Procuratore un certificato di detenzione e mentre quest'ultimo stava leggendo il documento, scaricava improvvisamente contro il magistrato 4 colpi di arma da fuoco determinandone in breve tempo la morte. Successivamente, identificato l'uccisore, questi risultava essere un pregiudicato, sottoposto a libertà vigilata, che aveva riportato numerose condanne, tra l'altro per omicidio e tentato omicidio, dalla Corte di Assise di Mantova e da quella di Brescia. Il Guizzardi, interrogato, dichiarava di non aver conosciuto in precedenza il dr. Pianta e di non avere subìto alcun torto da lui, ma di averlo deliberatamente ucciso perchè il magistrato rappresentava in Brescia la Magistratura che ingiustamente lo aveva condannato. Il dr. Pietro SCAGLIONE, il giorno 5 maggio 1971, si recava in Palermo al Cimitero dei Cappuccini per visitare la tomba della moglie; quindi proseguiva a bordo dell'autovettura di servizio guidata dall'agente di custodia Antonio Lo Russo per raggiungere il Palazzo di Giustizia di Palermo; improvvisamente, tre assassini esplodevano contro il magistrato e l'agente numerosi colpi di arma da fuoco che ne determinavano la morte; gli uccisori si dileguavano immediatamente. Il dr. Francesco FERLAINO il giorno 3 luglio 1975 verso le ore 13,30 stava rientrando nella propria abitazione a Lamezia Terme provenendo da Catanzaro dove aveva svolto la consueta attività lavorativa quale Avvocato Generale presso la Corte di Appello di Catanzaro. Egli, mentre stava scendendo dall'autovettura in prossimità dell'abitazione, veniva attinto alla schiena da due colpi di fucile esplosi da due sconosciuti che si trovavano a bordo di un'autovettura Alfa-Romeo; al fatto erano presenti altre persone di passaggio. Il dr. Francesco COCO, il giorno 8 luglio 1976, mentre stava rincasando in Genova facendo ritorno dall'ufficio, veniva colpito a morte da alcuni colpi di rivoltella, esplosi alle spalle a bruciapelo, e nello stesso modo perdevano la vita gli agenti di scorta il brigadiere Giovanni Saponara e l'appuntato Antioco Deiana. Dalle indagini svolte nelle immediatezze, risultava che l'agguato era stato compiuto da cinque persone. Due ore dopo il fatto criminoso, nell'aula della Corte di Assise di Torino, dove si stava celebrando il processo a carico di noti appartenenti all'organizzazione terroristica denominata «Brigate Rosse» (tra cui, Curcio, Franceschini, Ferrari), uno degli imputati leggeva un messaggio nel quale la detta organizzazione rivendicava la paternità del triplice omicidio. L'efferato episodio trovava indubbia causa nell'intendimento dei terroristi di volere punire il comportamento tenuto dal Procuratore Generale nel 1974 in occasione della liberazione del sostituto procuratore della Repubblica Mario Sossi, sequestrato per vario tempo dalle «Brigate Rosse». In particolare, onde ottenere la liberazione del dr. Sossi, la Corte di Assise di Appello di Genova aveva concesso la libertà ad alcuni detenuti, subordinando l'effettiva scarcerazione alla condizione che fosse assicurata l'integrità fisica del dr. Sossi; peraltro, quest'ultimo, una volta liberato, presentava la frattura di una costola e segni di pregresse lesioni, per cui il dr. Coco, Procuratore Generale, non eseguiva l'ordinanza di scarcerazione dei detenuti, la impugnava per cassazione ottenendone l'annullamento dalla Suprema Corte. Il dr. Vittorio OCCORSIO, il 10 luglio 1976 verso le ore 8,15, lasciava la sua abitazione sita in Roma Via Mogadiscio, per recarsi in ufficio presso la Procura della Repubblica, da solo a bordo della propria autovettura; a poca distanza, all'altezza di Via Giuba, veniva attinto da raffiche di mitra esplose da una o più persone a bordo di una motocicletta; il magistrato, colpito in diverse parti del corpo, decedeva immediatamente. All'interno della autovettura, venivano rinvenuti alcuni stampati con i quali il «Movimento Politico Ordine Nuovo» rivendicava l'esecuzione del magistrato, ritenuto colpevole «di avere, per opportunismo carrieristico, servito la dittatura democratica perseguitando i militanti di Ordine Nuovo e le idee di cui essi sono portatori».In realtà, il dr. OCCORSIO aveva proceduto all'istruzione di due distinti procedimenti a carico di numerosi esponenti e militanti del movimento suindicato, imputati di ricostituzione del partito fascista. Il primo processo era stato definito in primo grado con sentenza del 21 novembre 1973 della 1ª Sezione Penale del tribunale di Roma, a seguito della quale il Ministro dell'interno aveva ordinato lo scioglimento del movimento; il secondo processo, mentre era in corso di trattazione avanti la 3ª sezione penale pure del tribunale di Roma, era stato sospeso con ordinanza del Collegio in data 27 gennaio 1975, avverso la quale il dr. Occorsio aveva proposto ricorso per cassazione, accolto dalla Suprema Corte. Il magistrato, negli anni '70, aveva, altresì, istruito il processo per la strage avvenuta il 12 dicembre 1969 a Milano - Piazza Fontana - presso la Banca Nazionale della Agricoltura, collegata agli attentati avvenuti in pari data nella Capitale; detto procedimento, in sede dibattimentale era stato rimesso all'autorità giudiziaria di Milano per motivi di competenza. Il dr. Riccardo PALMA era direttore dell'ufficio VIII della Direzione Generale per gli Istituti di prevenzione e pena, che si occupa di edilizia penitenziaria. Il 14 febbraio 1978, il predetto lasciava la sua abitazione sita in Roma Piazza Lecce 11 verso le ore 9,30 per raggiungere l'ufficio presso il Ministero di Grazia e Giustizia; giunto in Via Forlì, mentre stava per salire sulla propria autovettura ivi parcheggiata, veniva colpito da raffiche di mitra Il magistrato, attinto al torace ed al viso decedeva immediatamente. Il dr. Girolamo TARTAGLIONE percorreva una brillante carriera in magistratura, ricoprendo posti di merito quale sostituto procuratore della Repubblica a S. Maria Capua Vetere ed a Napoli, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di S. Angelo dei Lombardi, consigliere della Corte di Appello di Bari; nonchè successivamente svolgeva la sua attività prima come applicato al Massimario della Corte di Cassazione e poi come Consigliere della Corte, addetto alle sezioni penali, con assegnazione anche alle Sezioni Unite Penali. Espletava le ulteriori funzioni quale Avvocato Generale presso la Corte di Appello di Napoli, e, quindi, nel 1976 veniva collocato fuori ruolo per esercitare le funzioni di direttore generale degli Affari Penali, presso il ministero di Grazia e Giustizia. La sua competenza ed attività nel settore penale, penitenziario, della criminologia erano conosciute ed apprezzate anche all'estero. Il giorno 10 ottobre 1978, il magistrato subiva un'azione terroristica che lo conduceva a morte; l'attentato era rivendicato da organizzazioni sovversive. Il dr. Fedele CALVOSA, il giorno 8.11.1978, subiva un gravissimo attentato in Patrica riportando ripetute ferite da arma da fuoco che ne provocavano il decesso per "shock traumatico ed emorragia consecutiva". Il delitto veniva rivendicato da formazioni politiche eversive. Il dr. Emilio ALESSANDRINI profondeva notevolissimo impegno nell'istruzione del processo per la strage di Piazza Fontana, dopo che il procedimento era stato trasmesso all'autorità giudiziaria di Milano per incompetenza di quella di Roma. Il 29.1.1979, verso le ore 8,30 il magistrato accompagnava con la propria autovettura il figlio Marco alle vicine scuole elementari; quindi, si dirigeva verso la propria abitazione per ivi parcheggiare il mezzo e poi recarsi a piedi in ufficio, presso la Procura della Repubblica. Fermatosi all'incrocio tra Viale Umbria e Via Muratori in Milano, ove era collocato un semaforo, veniva aggredito da due persone, facenti parte di un gruppo più ampio di cinque, che gli si avvicinavano esplodendogli contro numerosi colpi di pistola, che provocavano la subitanea morte del dr. ALESSANDRINI. Poco più tardi nella stessa mattinata, l'omicidio veniva rivendicato, tramite una telefonata alla redazione di un giornale, dall' "Organizzazione Comunista Combattente Prima Linea"; di eguale tenore era un volantino diffuso poco dopo. Il dott. Cesare TERRANOVA dal 1958 al 1971 prestava servizio al Tribunale di Palermo quale giudice istruttore penale; nel 1971 veniva nominato Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Marsala (dove prendeva servizio nel giugno dello stesso anno). Collocato in aspettativa per motivi elettorali il 20 maggio 1972 veniva eletto alla Camera dei Deputati per il collegio XXVIII/Catania, ed in tale legislatura faceva parte della IV Commissione Giustizia, nonchè partecipava in qualità di segretario alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della «mafia» in Sicilia. In data 2 luglio 1976, veniva rieletto deputato per la VII legislatura.Al termine della legislatura, il dott. TERRANOVA, con istanza in data 14 giugno 1979, chiedeva di essere richiamato in ruolo dall'aspettativa per mandato parlamentare e destinato al tribunale di Palermo con funzioni di Consigliere istruttore. Il Consiglio Superiore, con deliberazione del 10 luglio 1979, lo richiamava in servizio assegnandolo alla Corte di Appello di Palermo in qualità di consigliere, e di tale ufficio il magistrato prendeva possesso il 31 agosto 1979.Il 25 settembre dello stesso anno, verso le ore 8,30, il dott. TERRANOVA, a bordo della sua vettura, si apprestava a lasciare l'abitazione per recarsi in ufficio, allorchè veniva fatto segno di colpi d'arma da fuoco, che ne determinavano il decesso. Insieme a lui veniva colpito il maresciallo dr P.S. Lenin Mancuso, che pure decedeva poco dopo. Il dr. Nicola GIACUMBI. La sera del 16 marzo 1980 stava per rientrare a casa in Salerno assieme alla moglie, allorchè due individui scendevano da una macchina parcheggiata in prossimità dell'abitazione e, avvicinatisi al magistrato, esplodevano contro di lui numerosi colpi d'arma da fuoco che ne provocavano la morte. L'esecuzione veniva rivendicata dall'organizzazione terroristica denominata «Brigate rosse - colonna Fabrizio Pelli». Il dott. Girolamo MINERVINI ha svolto una intensissima attività in magistratura, profondendo il suo impegno in settori vari e distinguendosi in tutti per l'apporto professionale, culturale ed organizzativo fornito. Già in giovane età, negli anni dal 1947 al 1956, veniva assegnato al Ministero di Grazia e Giustizia - Direzione Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena -, dove dirigeva nell'ultimo periodo l'Ufficio II (personale di custodia). Trascorreva, quindi, un lungo periodo presso la Procura generale della Cassazione in qualità di applicato prima di tribunale e poi di appello; nel 1968 veniva nominato segretario presso il Consiglio Superiore della Magistratura. Dopo un breve periodo, durante l'anno 1973, nel quale prestava servizio presso la Corte di Appello di Roma in qualità di consigliere, faceva ritorno al Ministero di Grazia e Giustizia con funzioni di capo della segreteria della Direzione Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena.Quindi, nel novembre 1979 era ricollocato in ruolo e destinato alla Procura Generale della Cassazione con funzioni di sostituto.Il 18 marzo 1980 a Roma, a seguito di un'azione terroristica, il dott. Minervini veniva ucciso. Il delitto era rivendicato da formazioni politiche eversive. Il dott. Guido GALLI svolgeva le funzioni di giudice istruttore penale presso il tribunale di Milano. Il suo impegno culturale e professionale nel campo del diritto veniva esercitato anche in sede universitaria, nel cui ambito il dott. GALLI teneva corsi di criminologia prima presso l'Università di Modena e successivamente presso quella di Milano.Il 18 marzo 1980 era vittima di un'azione terroristica che ne causava la morte. Il delitto era rivendicato dalla formazione politica eversiva denominata «Prima linea - sezione Romano Tognini». Il dott. Mario AMATO svolgeva funzioni di sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica di Rovereto dal settembre 1971 a metà anno 1977. Il 30 giugno di detto anno prendeva servizio presso la Procura della Repubblica di Roma sempre in qualità di sostituto. Nell'esercizio delle funzioni in Roma, istruiva delicatissimi processi concernenti il c.d. «terrorismo nero», ricevendo minacce ed «avvertimenti» di vario genere.Il 23 giugno 1980, mentre si trovava presso la fermata dell'autobus che doveva portarlo presso gli uffici della Procura in Piazzale Clodio, il magistrato veniva colpito con un colpo di arma da fuoco alla testa e decedeva nelle immediatezze.L'uccisione veniva rivendicata da formazioni politiche eversive. Il dott. Gaetano COSTA, il giorno 6 agosto 1980 verso le ore 19,15, usciva dalla sua abitazione in Palermo per effettuare una passeggiata a piedi. Egli si trovava nella centrale Via Cavour sul marciapiede di fronte a quello ove era posta una sala cinematografica; improvvisamente, veniva colpito alle spalle da uno sconosciuto con tre colpi di pistola. Ne conseguiva il decesso del magistrato.Il dott. Costa, dal 1966 al 1978, esercitava le funzioni di Procuratore della Repubblica a Caltanissetta e nel luglio 1978 prendeva possesso del nuovo ufficio di Procuratore della Repubblica di Palermo. Il dott. Gian Giacomo CIACCIO-MONTALTO, entrato in magistratura nel 1970, veniva assegnato nel settembre 1971, con il conferimento delle funzioni giurisdizionali, alla Procura della Repubblica di Trapani in qualità di sostituto. In detta sede, il giovane magistrato mostrava un impegno elevatissimo affrontando nel modo più adeguato indagini e problematiche processuali delicatissime in campo mafioso.Il 25 gennaio 1993, a seguito di un grave attentato, il magistrato veniva ucciso con colpi di arma da fuoco. Il dott. Bruno CACCIA svolgeva tutta la sua attività in magistratura espletando funzioni requirenti, prima come sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica di Torino, poi come Procuratore della Repubblica di Aosta e successivamente come sostituto procuratore generale presso la Procura Generale di Torino; nel 1980 veniva nominato Procuratore della Repubblica di Torino.Il dott. Caccia si segnalava per avere partecipato negli anni 74-75 con il massimo impegno e diligenza all'istruzione (prima da solo e poi con il Giudice Istruttore) del gravoso ed imponente processo contro gli appartenenti alle «Brigate rosse» che si erano resi colpevoli del sequestro del Sostituto Procuratore di Genova dott. Mario Sossi e di altri efferati delitti (il processo era stato spostato per competenza a Torino ai sensi dell'art. 60 C.P.P. previgente).Il 26 giugno 1983 in Torino, il magistrato subiva un gravissimo attentato terroristico che, a causa delle numerose ferite da arma da fuoco riportate al capo ed al corpo, ne provocava la morte. Il 29 luglio 1983 verso le ore 8,10 del mattino, in Via Giuseppe Pipitone Federico in Palermo, all'altezza del civico 59 ove abitava il dott. Rocco CHINNICI, Consigliere istruttore del Tribunale di Palermo, esplodeva violentemente una Fiat 126 pieno di carica di esplosivo. Nell'occorso decedevano il dr. Chinnici, (il quale si apprestava a salire in macchina per recarsi in Tribunale), il Maresciallo dei Carabinieri Mario Trapassi e l'Appuntato Salvatore Bartolotta, addetti al servizio di scorta del magistrato, nonchè il portiere dello stabile Stefano LiChinnici.Il magistrato, nominato Consigliere istruttore aggiunto presso il Tribunale di Palermo nel gennaio 1975 e Consigliere istruttore del medesimo ufficio nel gennaio 1980, dava un apporto decisivo nell'organizzare in modo adeguato e razionale l'ufficio istruzione del Tribunale di Palermo, nell'intento di intervenire ed incidere in modo efficace e duraturo sul gravissimo fenomeno mafioso; all'uopo, conduceva e concludeva indagini di assoluta rilevanza e delicatezza, avvalendosi di un pool di colleghi di alto valore, tra cui Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Sacchi; venivano ferite anche 19 persone, fra le quali quattro Carabinieri addetti pure alla tutela del dr. I Carabinieri di Trapani rinvenivano, il giorno 14 settembre 1988 alle ore 8,35 sulla Via Falconara di Locogrande (centro nelle vicinanze di Trapani) il cadavere del dr. Alberto Giacomelli, già presidente della Sezione penale del Tribunale di Trapani, collocato in pensione il 1 maggio 1987. Il cadavere, supino sul margine destro dell'indicata via, era posto dietro l'autovettura di proprietà dell'ex-magistrato, presentava un colpo di arma da fuoco alla regione temporale destra ed un altro al lato destro dell'addome. Le indagini successivamente svolte in sede giudiziaria evidenziavano che il delitto era stato organizzato e portato a compimento da componenti della criminalità organizzata locale. La sera del 25 settembre 1988, intorno alle ore 22, il dott. Antonino SAETTA, Presidente della 1ª Corte d'Assise d'Appello di Palermo, partiva in macchina assieme al figlio Stefano da Canicattì, dove la moglie esercitava l'attività di farmacista, per raggiungere la sua abitazione in Palermo. Mentre stava percorrendo la S.S. 640 in direzione di Caltanissetta, all'altezza del km. 48,500, l'autovettura del magistrato veniva affiancata da altra autovettura i cui componenti incominciavano ad esplodere colpi di arma da fuoco contro il dr. Saetta ed il figlio, così facendo per tutto il sorpasso, e provocando, tra l'altro, la rottura del parabrezza e dei vetri degli sportelli. La macchina del magistrato si fermava circa 100 metri in avanti in posizione di normale sosta, per cui, gli assassini, non sicuri che gli occupanti del mezzo fossero deceduti, scendevano dalla loro autovettura e colpivano ancora ripetutamente le vittime in modo definitivo.Il dr. Saetta ha svolto una lunga carriera esercitando molteplici funzioni, quale giudice di tribunale a Caltanissetta e Palermo, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Sciacca, Consigliere di Corte di appello a Genova e Palermo, Presidente di Sezione presso la Corte di appello prima di Caltanissetta e, poi, di Palermo Il dott. Rosario Angelo LIVATINO svolgeva funzioni di sostituto procuratore della repubblica presso il Tribunale di Agrigento nel periodo del 24 settembre 1979 all'agosto 1989; in data 28 agosto 1989 veniva trasferito al Tribunale di Agrigento in qualità di giudice addetto alla sezione penale.Nell'espletamento di entrambe le funzioni, il magistrato si occupava di delicati procedimenti concernenti persone associate alla mafia. Il 21 settembre 1990 alle ore 8,45 circa, il dott. Livatino si allontanavano in macchina da Canicattì dove risiedeva per recarsi in Agrigento presso il Tribunale; giunto a 5 Km da quest'ultima località, venivano esplosi vari colpi di arma da fuoco contro di lui, il che determinava la rottura del parabrezza anteriore e del lunotto posteriore del suo mezzo. Il magistrato, rilevato di essere bloccato da altro autoveicolo, faceva marcia indietro andando ad urtare contro il gard-rail, scendeva dall'auto e fuggiva a piedi attraverso la scarpata sottostante, ove, inseguito dagli aggressori scesi da una motocicletta, veniva colpito in modo mortale. Il dott. Antonio SCOPELLITI svolgeva la carriera di magistrato nell'esercizio di funzioni requirenti, come sostituto presso la Procura della Repubblica di Roma e, per diversi anni, presso quella di Milano; veniva, poi, nominato magistrato di appello applicato alla Procura Generale della Cassazione ed in prosieguo Sostituto Procuratore Generale. Nell'espletamento sia delle funzioni di merito che in sede di legittimità, più volte era titolare, in sede requirente, di processi di notevole rilievo. In data 9 agosto 1991 verso le ore 17,25, il dott. Scopelliti, in ferie nella terra d'origine, stava percorrendo a bordo della sua autovettura la strada provinciale di collegamento tra Villa S. Giovanni e Campo Calabro, allorchè era affiancato da altra vettura, dalla quale venivano esplosi due colpi di arma da fuoco che colpivano il magistrato nella parte sinistra del collo; l'auto con a bordo il dott. Scopelliti precipitava in un vigneto sottostante capovolgendosi, ed il predetto decedeva. Il dott. Giovanni FALCONE, entrato in magistratura nel 1964, svolgeva le funzioni giurisdizionali quale Pretore di Lentini, sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica di Trapani e giudice pressolo stesso Tribunale; nel luglio 1978 veniva trasferito al Tribunale di Palermo ove esercitava le funzioni di giudice istruttore penale; nell'ottobre1989 veniva trasferito alla procura della Repubblica di Palermo in qualità di procuratore aggiunto. Nel marzo 1991 era collocato fuori ruolo per assumere l'incarico di Direttore generale degli Affari Penali presso il Ministero di Grazia e Giustizia.Il dott. FALCONE, unitamente ai consiglieri istruttori dell'epoca e ad altri colleghi dell'ufficio instruzione, dava un impulso eccezionale alle indagini intese a circoscrivere e debellare il fenomeno mafioso. Tra le indagini più rilevanti va ricordato il processo a carico di Spatola Rosario e altri 119 imputati, avente ad oggetto i reati di associazione a delinquere, traffico di stupefacenti, ricettazione ed altri illeciti penali, con collegamenti con altre pericolose associazioni mafiose nazionali ed internazionali (la sentenza-ordinanza di rinvio a giudizio constava di 1000 pagine). Di gran rilievo, era il lavoro svolto dal dott. FALCONE, unitamente ai colleghi Paolo Borsellino - Leonardo Guarnotta - Giuseppe Di Lello, nell'istruzione del procedimento penale contro Abbate Giovanni + altri 706 imputati (c.d. maxiprocesso), ai quali era contestata la perpetrazione di circa un centinaio di omicidi, l'associazione per delinquere di stampo mafioso, lo spaccio di grandi quantità di droga ed altri delitti (la sentenza-ordinanza di rinvio a giudizio constava di oltre 8000 pagine raccolte in 40 volumi).Il 23 maggio 1992, il dott. Falcone, unitamente alla moglie dott.ssa Francesca MORVILLO anch'ella magistrato, faceva ritorno mediante aereo militare a Palermo proveniente da Roma. I predetti stavano percorrendo, a bordo di un'auto blindata scordata da altre due vetture blindate, l'autostrada che congiunge l'aeroporto di Punta Raisi con Palermo, allorchè, all'altezza della località «Capaci», aveva luogo una violentissima esplosione che creava un profondo cratere nella sede stradale. Nell'occorso, perdevano la vita i due magistrati e gli agenti Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro e Vito Schifano . La dott.ssa Francesca MORVILLO
decedeva, appunto, assieme al coniuge Giovanni FALCONE nell'attentato di Capaci
il 23 maggio 1992.Nel corso della carriera,
esercitava le funzioni di giudice del tribunale di Agrigento,
sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di
Palermo, di Consigliere della Corte di appello di
Palermo. All'epoca dell'attentato, era componente
della Commissione per il concorso di accesso in magistratura Il dott. Paolo
BORSELLINO, entrato in magistratura nel 1964, esercitava le funzioni
giurisdizionali quale giudice del Tribunale di Enna, pretore di Mazara del Vallo
e di Marsala; nel 1975 prendeva servizio presso il Tribunale di Palermo ove
svolgeva le funzioni di giudice istruttore penale; nel luglio 1986 veniva
nominato procuratore della Repubblica di Marsala, e nel marzo 1992 faceva
ritorno negli uffici palermitani assumendo le funzioni di procuratore della
Repubblica aggiunto.Il dott. BORSELLINO, unitamente a
Giovanni FALCONE, faceva parte, nel periodo della sua permanenza presso
l'ufficio istruzione penale del tribunale di Palermo, del pool di magistrati
(diretto dai Consiglieri istruttori Rocco CHINNICI prima, e Antonio CAPONNETTO
poi) impegnato in modo professionale elevatissimo e con una dedizione a tempo
pieno eccezionale ad inquisire la criminalità mafiosa nei suoi più svariati
aspetti. Il predetto, tra gli altri, istruiva il processo a carico della mafia di Altofonte con 21 imputati,
quello a carico di Bonanno ed altri nove coimputati per l'omicidio in persona
del capitano dei Carabinieri Emanuele Basile, il procedimento a carico di
Filippo Marchese e altri 14 imputati per l'omicidio in persona del vice
Questore Boris Giuliano. Partecipava all'istruzione, assieme a Giovanni
Falcone, Leonardo Guarnotta, Giuseppe Di Lello, del
c.d. maxi-processo contro la mafia, con 707 imputati, che imponeva ai
magistrati un lavoro di indagini di assoluta
complessità e delicatezza, che si concludeva con la redazione di una
sentenza-ordinanza di oltre 8.000 pagine (in cui la posizione di ciascuno dei
475 imputati rinviati a giudizio veniva compendiata in apposite schede); tale
imponente lavoro istruttorio consentiva una conoscenza del tutto inedita del
fenomeno mafioso. Il giorno 19 luglio 1992 - domenica (a meno di due mesi
dall'eccidio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo
e di tre agenti della scorta), verso le ore 18, Paolo Borsellino si stava
recando a visitare la madre in Via D'Amelio a Palermo; giunto davanti al
portone d'ingresso scendeva dall'auto blindata sotto la vigilanza della scorta:
in quel momento si verificava una deflagrazione
violentissima proveniente da un'autovettura FIAT 126 parcheggiata di fronte al
portone che determinava danni gravissimi alle abitazioni circostanti e a
numerose vetture parcheggiate nelle vicinanze. Così il magistrato perdeva la
vita, e con lui cinque agenti: Emanuela Loi, Agostino
Catalano, Walter Cosina, Claudio Traina, Vincenzo Limuli.
Il
dott. Luigi DAGA, direttore dell'Ufficio Studi e Ricerche
del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria presso il Ministero di
Grazia e Giustizia, veniva inviato in missione al
Cairo dal 23 al 29 ottobre 1993 per partecipare, in qualità di relatore, al VI
Congresso dell'Associazione egiziana di Diritto Criminale. Il magistrato
avrebbe dovuto svolgere una relazione nell'ambito della tavola rotonda sul
nuovo codice penale francese ed il progetto di riforma del codice penale
italiano. Il 26 ottobre, il predetto subiva un sanguinoso attentato presso
l'Hotel Semiramis de Il
Cairo, che ne provocava poi, il decesso in Roma il successivo 17 novembre 1993.
Il dott. DAGA, che ha trascorso una lunga parte della sua carriera presso gli
uffici dell'Amministrazione Penitenziaria, era uno studioso e profondo
conoscitore, apprezzato in sede internazionale, di ogni
problematica del «carcere» e del mondo penitenziario. 11月24日 LO SDEGNO DI PAOLO BORSELLINO LE VITTIME DELLA MAFIA UNITE CONTRO IL SILENZIO DELLO STATO.
Dal Sito dei Ragazzi di Locri: "Ammazzatecitutti"VITTIME DEL DOVERE, DELLA MAFIA, DEL TERRORISMO? VITTIME.
Vi chiedo perdono, la lotta che stiamo combattendo ha troppi fronti e non sempre si riesce ad essere dove il nostro cuore ci vorrebbe portare, ma sappiate che sono insieme a voi, che Paolo Borsellino è insieme a voi e che insieme a lui la lotta di tutti noi, di tutti noi uniti, riuscirà a realizzare il sogno di giustizia e di libertà per cui sono morti i vostri figli, i vostri padri, i vostri compagni, i vostri fratelli. Salvatore Borsellino 11月19日 SONIA ALFANO SCRIVE A BEPPE GRILLODal Sito Web di "ammazzatecitutti"
Sonia Alfano 11月7日 MONS. BREGANTINI COME DE MAGISTRISMONS. BREGANTINI COME DE MAGISTRIS Monsignor Giancarlo Maria Bregantini vescovo di Locri, verrà trasferito
nella diocesi di Campobasso-Boiano. CI RISIAMO!!!!! In Calabria guai a toccare gli interessi delle cosche! Mons. Bregantini è un uomo di Chiesa che non ha perso tempo a schierarsi dalla parte della Legalità, nella nostra ingrata terra. Non mi sono affatto stupito quando il Presule e i suoi giovani sono stati oggetto di attenzione da parte della malavita per il modo di come gestivano i beni sottratti alla ndrangheta. Chi si credeva di essere questo Monsignore venuto dal Nord e cosa pensava di fare in una terra dove gli assassini la fanno da padrone? Davvero pensava, il buon Pastore, di far intravedere una luce di speranza in una terra che è avvolta dal buio dell'inerzia e dell'omertà? Davvero pensava, Lui e qualche Magistrato, di poter restituire le terre confiscate alla Ndrangheta a tanti giovani e farle diventare oggetto di riscatto morale? Eccoli i soggetti deboli nella nostra Calabria: I Magistrati coraggiosi (pochi per nostra sfortuna), i Vescovi che dicono NO! (pochissimi) e i giovani, tutti, vere vittime in questa maledettissima terra! E La Società Civile? Il Mondo delle professioni? TUTTI COLPEVOLI per il pesante silenzio e per l'ignoranza che domina - PADRONA - sui nostri destini. Pigri e disinteressati a difendere - ognuno - i propri miserevoli privilegi. E la Politica? Cazzarola, dimenticavo la Politica! Ma di questa non voglio nemmeno più parlare, perché non c'è e si nasconde, quando bisognerebbe gridare, dietro un colpevole silenzio! Siamo così in attesa della Bolla Papale che ufficializza il trasferimento di Mons. Bregantini e siamo in attesa del destino di De Magistris sperando, ingenuamente sperando, nel coraggio del CSM e del Capo dello Stato. Non c'è nemmeno bisogno di soffermarsi sul fatto che chi tocca gli interessi Politico-Mafiosi deve essere zittito, prima che combini qualche danno ai tanti uomini di coppola in libera circolazione e che invitano tutti noi al silenzio e alla moderazione! 11月6日 ADDIO ENZO BIAGIPoco più di mezzora fa, Enzo Biagi, lascia la sua vita terrena. Tutta la Nazione piange la scomparsa di un pilastro del giornalismo Italiano, caratterizzato da una mitezza unica che non lasciava spazio al doppio pensiero e all'asservimento ai potenti. Della sua lunga carriera e dei suoi scontri con il potere ricorderemo la brutta parentesi sotto il Governo Berlusconi, quando, in barba all'articolo 21 della nostra Costituzione, veniva allontanato dalla Rai insieme a Santoro e Luttazzi. Ricordiamo, a tal proposito, alcuni brani della sua ultima intervista. Parlando della situazione politica Italiana, Biagi con sarcasmo dice: "W la Francia, W la Spagna, purchè se magna!", ricordandoci che in Italia la politica è responsabile della sparizione di ingenti risorse finanziarie, in ogni tempo. E ancora, parlando della sua cacciata dalla Rai: D. In questi quattro anni, chi avrebbe voluto intervistare? R. Berlusconi! D. Cosa avrebbe voluto chiedergli? R. Lei che cosa ha dato alla Politica e cosa ha ricevuto? Non vogliamo commentare queste parole, ma attendiamo gli eventi per vedere se Mediaset programmerà una Fiction su Enzo Biagi, così come è stato fatto per Borsellino, omettendo, però, l'intervista del Magistrato in cui parlava di Berlusconi, Mangano e Dell'Utri. Addio Enzo! In un tempo abitato da paraculo asserviti al potere, sarà difficile ritrovare uomini come te (c'è Travaglio, ma è ancora troppo guaglione). Salutaci Indro, sicuri che vi siete già ritrovati nel Cielo degli uomini liberi! 10月26日 INDAGINI A CARICO DI DE MAGISTRIS (SORPRESI?)Giungono anche per De Magistris indagini da parte della Procura si Salerno, per ABUSO D'UFFICIO!
C'era da aspettarselo e De Magistris, uomo delle Istituzioni affatto sprovveduto, se lo aspettava! Morale della favola: ci si occupa di vizi formali, spesso pretestuosi, di cose che non sono assolutamente sostanziali, e si fa di tutto per insabbiare inchieste che nessun altro Magistrato avrebbe avuto il coraggio nemmeno di iniziare. E' all'opera l'Italia dei segreti di Stato, di quell'Italia che ha nascosto, sempre, drammatiche verità della nostra Storia. Quell'Italia che fa sparire l'agenda di Borsellino; che fa sparire la montagna di documenti delle BR, casualmente ritrovati in un'intercapedine di un appartamento (pare) a Milano; che non ha mai cercato la verità, fino in fondo, delle stragi; che si nasconde dietro infiniti OMISSIS.
E' preoccupante l'invio a Roma dei fascicoli di De Magistris, preoccupante perchè i reati che si sarebbero consumati riguardano l'ingente danno prodotto alla Calabria. E' preoccupante la fretta del Procuratore facente funzione, il quale avrebbe potuto benissimo aspettare l'arrivo del nuovo procuratore generale, già nominato. Sono deplorevoli gli inviti alla calma, adesso, dopo il massacro avvenuto a carico delle inchieste di De Magistris. Inviti alla calma provenienti dalla politica, dalla stessa Magistratura, dal Capo dello Stato. E' veramente disarmante, invece, la fiducia di De Magistris nei confronti delle Istituzioni, nonostante queste, fino ad oggi, non gli abbiano permesso una conduzione serena delle indagini, sostringendolo a servirsi della propria automobile, poichè lo Stato gli mette a disposizione un vero e proprio catorcio. Veramente ridicole e fuori luogo, infine, sono le bordate e gli inviti a dimetteresi nei confronti di Antonio Di Pietro, per i contrasti con Mastella. A questi uomini facinorosi e senza vergogna ricordiamo che Di Pietro, quando fu indagato, si dimise da Ministro dei Lavori Pubblici senza che nessuno glie lo avesse chiesto. Questo vuol dire avere un alto senso dello Stato, al contrario di altri che seppure indagati pretendono il silenzio da parte di tutti e si ergono a paladini della legalità, tenendosi strette le lucrose poltrone. AMEN! 10月20日 NOTTE SULLA GIUSTIZIA COMUNICATO ANSA PM CATANZARO: AVOCATA INCHIESTA 'WHY NOT' CATANZARO - Il pm di Catanzaro Luigi De Magistris dovrà lasciare l'inchiesta Why Not sul presunto utilizzo illecito di finanziamenti pubblici. La Procura generale, infatti, ha deciso di avocare l'inchiesta per incompatibilità del magistrato. "Una motivazione inconsistente" è stata l'immediata replica del pm che ha anche parlato di un fatto di "inaudita gravità". Al centro di tutto, secondo quanto si è appreso, la richiesta di trasferimento cautelare d'ufficio avanzata al Csm dal ministro della Giustizia, Clemente Mastella, e la successiva iscrizione dello stesso ministro nel registro degli indagati proprio per l'inchiesta Why Not che riguarda un presunto comitato d'affari con sede a San Marino che avrebbe gestito in maniera illecita i finanziamenti comunitari e statali giunti in Calabria. Iscrizione, ha specificato oggi una fonte autorevole del palazzo di giustizia, nella quale, comunque, non viene ipotizzata la violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Secondo il procuratore generale facente funzioni Dolcino Favi, un passato da pm nei processi d'appello per le stragi mafiose di Capaci e via D'Amelio, l'incompatibilità di De Magistris è legata alla richiesta di trasferimento cautelare d'ufficio che è stata fatta nei suoi confronti dal ministro Mastella. Di fatto, è la tesi della procura generale, nel momento in cui il Guardasigilli ha chiesto il trasferimento di De Magistris, quest'ultimo avrebbe dovuto astenersi dal proseguire l'indagine. Il fatto che ciò non sia avvenuto e che il ministro sia poi finito nel registro degli indagati, sarebbe la tesi della Procura generale, ha fatto scattare l'incompatibilità prevista dall'art. 372 del codice di procedura penale che porta all'avocazione. La valutazione del caso è stata fatta dal procuratore generale dopo che si è appreso che il ministro della Giustizia é stato iscritto nel registro degli indagati. Registro nel quale sono riportati anche i nomi, tra gli altri, del presidente del Consiglio, Romano Prodi, di esponenti politici del centrodestra e del centrosinistra e di imprenditori. La prima reazione di De Magistris alla notizia dell'avocazione è stata di sorpresa, visto che "non ho ricevuto alcuna notifica". Ma poi, col passare dei minuti sono subentrati anche altri sentimenti. "Ancora una volta vengono rese pubbliche a mezzo stampa notizie riservate che riguardano il mio ufficio, le mie indagini, e la mia persona". Il pm si è spinto oltre: se è vero quello che è stato scritto, è stato il suo commento, "ci avviamo al crollo dello stato di diritto, registrandosi anche, nel mio caso, la fine dell'indipendenza e dell'autonomia dei magistrati quale potere diffuso". De Magistris ha anche annunciato che intende esercitare tutti i diritti previsti contro il provvedimento e di attendere, "magari anche a mezzo stampa, di sapere se ci sono ancora le condizioni per fare questo lavoro in Calabria e nel Paese". Di certo non ha intenzione di mollare ed intende andare avanti nel suo lavoro. La notizia dell'inchiesta tolta a De Magistris, come era prevedibile, ha scatenato le reazioni dei comitati nati a sostegno del magistrato e della sua permanenza a Catanzaro, oltre che di alcuni parlamentari. Il deputato dello Sdi, Giacomo Mancini, ha parlato di "colpo di spugna". Ancora più duro il ministro Antonio Di Pietro: "Lo Stato di diritto finisce nel momento in cui si mina l'indipendenza e la terzietà della magistratura. E minare lo Stato di diritto potrebbe anche portare al capolinea il governo in carica". 10月18日 LA SERENITA' DI DE MAGISTRIS, LA RABBIA DELLA FORLEONon accetto solitarietà da chi, fino ad oggi, ha cercato di isolarmi.
Grande Clementina!
Ci piacerebbe conoscere tanti retro-pensiero di quanti, in questi ultimi tempi, hanno criticato aspramente l'operato di Magistrati come la Dott.ssa Clementina Forleo e il Dott. Luigi De Magistris e che adesso si affrettano, per pura formalità, tributare attestati di solidarietà. Se la Forleo reagisce con sdegno alla minaccia subìta attraverso l'invio di una busta con un proiettile e frasi forti, De Magistris è più contenuto nella sua sua reazione, ma soltanto perchè la sua indole gli impedisce di manifestare fino in fondo il suo stato d'animo.
Era chiaro che gli inviti alla prudenza, prima o poi, si sarebbero trasformati in forti ed esecrabili minacce. Segnanoci tutti i nomi dei destinatari delle inchieste dei due Magistrati poichè, sicuramente, tra questi ci sarà il latore delle due missive e, speriamo mai, il mandante di atti che non osiamo nemmeno immaginare.
Sono lì, nelle carte delle indagini, che si annidano, se non i responsabili, sicuramente i collaterali del crimine perpetrato a danno della cosa pubblica e non solo (temiamo che i veri responsabili siano occultati in luoghi lontano dai Palazzi della politica).
Siamo contentissimi della solidarietà espressa da una moltitudine di cittadini onesti che non si aspettano altro di vedersi restituire un paese dove la LEGALITA' e la GIUSTIZIA non siano soltanto un patrimonio ideale. Ci sconforta, però, quella che è, a ragione, la realtà: un Paese profondamente sospettoso nei confronti delle Istituzioni, occupate da alcuni personaggi senza scrupoli che hanno piegato l'interesse del bene comune, al proprio interesse ... COSTI QUEL CHE COSTI!
Per questo dobbiamo continuare ad essere permanentemente mobilitati e far sentire la nostra vicinanza a quanti lottano, a rischio della propria vita, perchè si possa continuare a sperare per un Paese veramente LIBERO!
Un pensiero, infine, al "suicidio" del supertestimone del caso Fortugno. Lasciato solo, troppo solo, per sopportare il peso di un atto di coraggio. Quì in Calabria, in un modo o nell'altro, chi opera per far venire a galla la verità su episodi criminali deve essere fermato: si tratti di un Magistrato, di un collaboratore di Giustizia o di un semplice cittadino. Non per questo, però, dobbiamo essere silenti e omertosi, anche se soltanto lo scrivere su certi argomenti può attirare l'attenzione di un qualsiasi delinquente. 9月28日 CON DE MAGISTRIS, SENZA TENTENNAMENTIC'è un moto di ribellione, legittimo, che attraversa la Società Civile Calabrese e che anima, in modo trasparente, i tanti giovani che hanno capito, fin troppo bene, cosa c'è in gioco dietro le vicende che stanno occupando la cronaca di questi ultimi mesi. La decisione di Mastella, poi, cade come una lama di ghigliottina sulla testa di un Magistrato che ha avuto l'ardire di indagare anche eminenti uomini politici. Dico indagare, poichè la risposta che mi sarei aspettato sarebbe stata quella che i destinatari dell'inchiesta avrebbero voluto accelerare i tempi del processo per dimostrare la loro assoluta estraneità e innocenza. Se il CSM accoglie la richiesta del guardasigilli Mastella non sarà peccato se ai cittadini rimarrà il dubbio che, forse, De Magistris aveva visto giusto e che l'allegra brigata è riuscita a farla franca. Sì, farla franca! perchè, tolto dalle palle il PM Catanzarese, chi avrà il tempo di rileggersi le carte e giungere in tempo alla celebrazione del processo? Quanti processi, in Italia, si sono esauriti per decorrenza dei termini? La politica ha veramente fatto di tutto per allontanare l'incontro con i giudici: dalla legge sul legittimo sospetto ai mille balzelli che procrastinano all'infinito i tempi della GIUSTIZIA.
Se Mastella dovesse sentirsi sfiduciato dal CSM, potrebbe pensare di uscire dal Governo (forse lo ha gia fatto sapere) e in un periodo dove il Partito Democratico è ancora in gestazione, dove ogni parlamentare non ama tornarsene a casa (visti i tempi), dove in tanti potrebbero correre il rischio di essere coinvolti, è chiaro che conviene un po' a tutti starsene buoni e non criticare più di tanto il provvedimento di Mastella (C'è il dubbio che siano tutti d'accordo). In queste condizioni tutto diventa possibile, mentre l'indignazione della gente diventa sconcerto in un paese dove anche Forza Italia plaude all'operato di Mastella.
DOMANI E' UN ALTRO GIORNO! ANZI OGGI E' UN ALTRO GIORNO! TUTTI A CATANZARO PER UNA GIORNATA PIENA DI POLITICA, MENTRE L'ANTIPOLITICA SE NE STA' RINCHIUSA NEI PALAZZI GHIGNANDO: "ADDA PASSA' A' NUTTATA!"
E MENTRE SI RACCOLGONO LE FIRME PRO DE MAGISTRIS: NELLE SCUOLE, NEI CONDOMINI, NELLE PIAZZE, DAVANTI LE CHIESE, SPERIAMO, ARDENTEMENTE SPERIAMO, CHE DOMANI POSSA ESSERE DIVERSO DA OGGI, UN DOMANI DOVE I MAGISTRATI FACCIANO RISPETTARE LA LEGGE E I POLITICI FACCIANO LEGGI A MISURA DI CITTADINO.
E SE DOVESSE SUCCEDERE CHE UNO O PIU' POLITICI VOLESSERO AGIRE CONTRO LO STATO, AFFILIANDOSI A LOGGE OCCULTE, MAGARI DEPREDANDO FONDI DELLA COMUNITA' EUROPEA E PERSEGUENDO MAGISTRATI CHE FANNO IL LORO DOVERE, CHI SI SCANDALIZZEREBBE A VEDERLI, FINALMENTE, CON IL CULO PER TERRA?
SEGNAMOCI I NOMI E CONSERVIAMO TUTTE LE INTERCETTAZIONI PUBBLICATE DAI GIORNALI, PERCHE' C'E' QUALCUNO CHE HA ANCORA LA SPUDORATAGGINE DI DIFENDERE L'INDIFENDIBILE. CI SONO TROPPE PERSONE CHE SONO VILMENTE IN ATTESA - CHI NON NE CONOSCE UNO -PER USARE IL PROPRIO SILENZIO COME MERCE DI SCAMBIO O PER SALTARE, AL MOMENTO OPPORTUNO, SU ALTRI CARRI.
W DE MAGISTRIS! W DE MAGISTRIS! W DE MAGISTRIS! W DE MAGISTRIS! W DE MAGISTRIS! W DE MAGISTRIS!
1,10,100,1000 DE MAGISTRIS! WHY NOT????
9月6日 CHI PAGA IL PIZZO E' DENUNCIABILEL'idea di denunciare e/o processare chi paga il pizzo rappresenza una vera e propria demenzialità.
Considerando che chi paga non lo fa in modo indolore; che spesso il pizzo è una delle forme di violenza più subdola dove sono presi di mira familiari e beni; che chi ha avuto il coraggio di denunciare gli estorsori, adesso, grazie all'Indulto, se li ritrova di nuovo sotto casa; che, infine, chi è costretto a pagare è una VITTIMA. E non basta: se aggiungiamo che al commerciante o all'imprenditore viene tolta l'attività, in virtù della radiazione dalla categoria di appartenenza, viene facile dipingere la vicenda come un'assurda idiozia. Una cosa del genere potrebbe essere materia di discussione soltanto se avessimo la certezza di proteggere in tutti i modi le vittime che si rivolgono allo Stato. Si potrebbe parlarne se potessimo garantire una scorta sicura a tutti; ma se in un paese come l'Italia, dove i magistrati non possono prendere le macchine di servizio per mancanza di carburante, dove spesso non è possibile garantire loro una scorta, dove mancano computer e spesso la carta per le fotocopie, come è possibile che a qualcuno venga in mente una cosa del genere? Sappiamo che, nonostante molti commercianti abbiano esposto denuncia, vi sono state violente ritorsioni e se prima avevano subito solo danni alla saracinesca poi si sono visti bruciare tutto l'immobile. Ci sono troppe persone, nullatenenti e senza lavoro, che scorazzano con automobili da centomila euro e nessuno si prende la briga di chiedere loro come fanno a sostenere tenori di vita impossibili anche a chi ha un lavoro dignitoso. E' POSSIBILE PENSARE DI GARANTIRE I PRINCIPI DI LEGALITA' DISTRUGGENDO, IN TUTTI I SENSI, LE VITTIME DEL PIZZO? FATEMI SBATTERE, PER FAVORE, LA TESTA CONTRO IL MURO! Un Abbraccio, Vincenzo 9月5日 I PARLAMENTARI CONDANNATIELENCO PARLAMENTARI CONDANNATI IN VIA DEFINITIVA
IL CENTRODESTRA VINCE LA SUPER COPPA DELLE CONDANNE
Centrodestra Centrosinistra
Massimo Maria Berruti (deputato FI) 8 mesi definitivi per favoreggiamento nel processo tangenti Guardia di Finanza. Alfredo Biondi (deputato FI) 2 mesi patteggiati per evasione fiscale a Genova. Vito Bonsignore (eurodeputato Udc) 2 anni definitivi per tentata corruzione appalto ospedale Asti. Umberto Bossi (eurodeputato e segretario Lega Nord) 8 mesi definitivi per tangente Enimont. Giampiero Cantoni (senatore FI) Come ex presidente della Bnl in quota Psi, inquisito e arrestato per corruzione, bancarotta fraudolenta e altri reati, ha patteggiato pene per circa 2 anni e risarcito 800 milioni. Enzo Carra (deputato Margherita) 1 anno e 4 mesi definitivi per false dichiarazioni al pm su tangente Enimont. Paolo Cirino Pomicino (eurodeputato Udeur): 1 anno e 8 mesi definitivi per finanziamento illecito tangente Enimont, 2 mesi patteggiati per corruzione per fondi neri Eni. Marcello Dell’Utri (senatore FI e membro del Consiglio d’Europa) condannato definitivamente a 2 anni per frode fiscale e false fatturazioni a Torino (false fatture Publitalia); ha patteggiato 6 mesi a Milano per altre vicende di false fatture Publitalia. Antonio Del Pennino (senatore FI): 2 mesi e 20 giorni patteggiati per finanziamento illecito Enimont; 1 anno 8 mesi e 20 giorni patteggiati per i finanziamenti illeciti della metropolitana milanese. Gianni De Michelis (deputato e segretario Nuovo Psi): 1 anno e 6 mesi patteggiati a Milano per corruzione per le tangenti autostradali del Veneto; 6 mesi patteggiati per finanziamento illecito Enimont. Walter De Rigo (senatore FI) 1 anno e 4 mesi patteggiati per truffa ai danni del ministero del Lavoro e della Cee per 474 milioni di lire in cambio di falsi corsi di qualificazione professionale per la sua azienda. Gianstefano Frigerio (deputato FI): condannato a Milano a oltre 6 anni di reclusione definitivi per le tangenti delle discariche (3 anni e 9 mesi, corruzione) e per altri due scandali di Tangentopoli (2 anni e 11 mesi per concussione, corruzione, ricettazione e finanziamento illecito). Giorgio Galvagno (deputato FI) ex sindaco socialista di Asti, nel ’96 ha patteggiato 6 mesi e 26 giorni di carcere per inquinamento delle falde acquifere, abuso e omissione di atti ufficio, falso ideologico, delitti colposi contro la salute pubblica (per l’inquinamento delle falde acquifere) e omessa denuncia dei responsabili della Tangentopoli astigiana nello scandalo della discarica di Vallemanina e Valleandona (smaltimento fuorilegge di rifiuti tossici e nocivi in cambio di tangenti). Lino Jannuzzi (senatore FI) condannato definitivamente a 2 anni e 4 mesi per diffamazioni varie, è stato graziato dal capo dello Stato proprio mentre stava per finire in carcere. Giorgio La Malfa (deputato Pri, ministro Politiche comunitarie): condanna definitiva a 6 mesi e 20 giorni per finanziamento illecito Enimont. Roberto Maroni (deputato Lega Nord e ministro Lavoro): condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale durante la perquisizione della polizia nella sede di via Bellerio a Milano. Augusto Rollandin (senatore Union Valdôtaine-Ds): ex presidente della giunta regionale Valle d’Aosta è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione nel ’94 a 16 mesi di reclusione, 2 milioni di multa e risarcimento dei danni alla Regione per abuso d’ufficio: favorí una ditta “amica” nell’appalto per la costruzione del compattatore di rifiuti di Brissogne. Dichiarato decaduto dalla Corte d’appello di Torino, in quanto “ineleggibile”, nel 2001 si candida al senato con l’Union Valdotaine, i Ds e i Democratici. Vittorio Sgarbi (deputato FI): 6 mesi definitivi per truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, cioè del ministero dei Beni culturali. Calogero Sodano (senatore Udc): già sindaco di Agrigento, condannato definitivamente a 1 anno e 6 mesi per abuso d’ufficio finalizzato a favorire i costruttori abusivi in cambio di favori elettorali. Egidio Sterpa (deputato FI): condannato a 6 mesi definitivi per tangente Enimont. Antonio Tomassini (senatore FI): Medico chirurgo, condannato in via definitiva dalla Cassazione a 3 anni per falso: durante un parto, una bambina sua paziente nacque cerebrolesa. Forza Italia l’ha subito nominato responsabile per la Sanità del partito e presidente commissione Sanità del Senato. Vincenzo Visco (deputato Ds): Condannato definitivamente dalla Cassazione nel 2001 per abusivismo edilizio, per via di alcuni ampliamenti illeciti nella sua casa a Pantelleria: 10 giorni di arresto e 20 milioni di ammenda. Piú l’“ordine di riduzione in pristino dei luoghi”. Cioè la demolizione delle opere abusive. Alfredo Vito (deputato FI): 2 anni patteggiati e 5 miliardi restituiti per 22 episodi di corruzione a Napoli.
C'era anche Cesare Previti, per fortuna depennato dall'elenco perchè dimissionario. 8月27日 DE MAGISTRIS OSPITE DI "PERFIDIA" - TELESPAZIO TVGiorno 3 Settembre 2007 alle ore 21:00, il magistrato Luigi De Magistris sarà ospite della trasmissione televisiva "PERFIDIA", in onda su Telespazio TV. Sono sicuro sarà una trasmissione "scoppiettante" per la "perfida" "PERFIDIA" e, soprattutto per la caratura del prezioso ospite.
Se avete voglia di inviare commenti spedite una Mail a: perfidia@telespaziotv.com, oppure telefonate in trasmissione al numero: 0961-7177603.
Se volete, infine, ci ritroviamo per commenti sui contenuti della trasmissione.
Ciao, Vincenzo 8月18日 L'improvvida provvidenzialità del DiavoloL’improvvida provvidenzialità del Diavolo
Le dichiarazioni di Mons. Nunnari danneggiano la Fede e la buona fede di ogni Cristiano.
Che c’entra il Demonio con la depravazione morale di chi ha speculato sulla sventura di uomini e donne costrette a vivere come animali? Che c’entra San Paolo che salva Mons. Nunnari e, invece, costringe Mons. Agostino a convivere con autentici lupi famelici travestiti da Sacerdote? Viviamo in un tempo dove è sempre più difficile accostarsi alla Fede, specialmente per i giovani, distratti e tenuti lontani da un mondo che mercifica ogni cosa. E questo mondo sembra travolgere anche la Chiesa, per colpa di tanti uomini-sacerdote che, sicuramente non avrebbero mai dovuto vestire l’abito talare. Ma la Chiesa, in quanto Istituzione, non ha e non dovrebbe avere nessuna colpa, forte del suo rigore Etico-Morale che, purtroppo, sta abdicando di fronte alla devastazione indotta dal potere economico sull’intera umanità. Nonostante tutto ci sono sacerdoti che vivono e muoiono nei luoghi più sperduti del mondo, a fianco degli ultimi, condividendo rischi, malattie e povertà, proprio secondo i dettami del Santo Vangelo che, sappiamo, non tutti hanno/abbiamo la Grazia di seguire alla lettera. Ma per questi uomini, per quelli che si donano, vale la pena guardare alla Fede, al sommo bene, all’eredità tutta condivisibile della Cristianità. Nonostante questo, però, c’imbattiamo – è oramai cronaca della nostra quotidianità – in uomini di Chiesa che hanno deciso di cedere completamente alle lusinghe della (mala)modernità, del vizio e dell’esercizio errato del potere, potere che deriva dal solo vestire un abito talare. Per quanto riportato ieri da questa Testata, Mons. Nunnari avrebbe resistito alle tentazioni indotte dal Demonio per mezzo di Don Luberto. Il Prelato, grazie all’intercessione e l’aiuto di San Paolo, avrebbe così resistito dal cadere nella rete tesa da Don Luberto. Ma che relazione c’è tra quello che è avvenuto e il Diavolo? Non si tratta piuttosto, l’aver compreso che certi atteggiamenti, certi inganni, o altri fatti che lui potrebbe conoscere, lo hanno indotto – giustamente – a prendere le distanze da quanti stanno logorando la credibilità della Chiesa? L’aver compreso quello che stava avvenendo non corrisponde a quello che succede ad ogni uomo o donna di buon senso che rifiutano le lusinghe dei corrotti e decidono di vivere onestamente, senza scomodare Santi e Demoni? Che si lasci stare, per amor del cielo, il Demonio! – Si parli con severità di quello che è accaduto e si agisca con fermezza, senza tentennamenti! – Coloro che mortificano i fondamenti della Chiesa devono essere interdetti – per sempre - da tutto ciò che riguarda l’esercizio del sacerdozio, compreso quello di insegnare Religione nelle Scuole, una volta espiata la pena. Non ci deve essere nessuna scusa per ladri, pedofili, violentatori, corruttori e quant’altro si annida nei ranghi di Santa Romana Chiesa. Che un sacerdote voglia soddisfare le proprie pulsioni sessuali, faccia pure, del resto la sessualità è un bisogno naturale dell’uomo, ma, attenzione, che non si abusi di minori e non si usi alcuna forma di violenza! Qualora questo dovesse avvenire si lasci che la giustizia terrena faccia il suo corso, poiché Essa, e per nostra fortuna, non contempla le ingerenze del Diavolo. Infine, se un sacerdote dovesse essere condannato, per questi o per altri reati, una volta fuori dalle patrie galere, che non goda di alcun privilegio, ma sia messo sullo stesso piano di quanti uscendo dal carcere devono sopravvivere dedicandosi a qualsiasi umile lavoro. Se poi, come nel caso del Papa Giovanni XXIII, spariscono 70 milioni di Euro e questi soldi servivano per il riscatto sociale di persone estremamente bisognose di cure e di conforto, beh, lasciamo stare il Demonio e, per l’amore che Dio ha degli ultimi, impediamo che tutti coloro che hanno goduto, indebitamente, di uno solo di quegli Euro siano messi nelle condizioni di non nuocere più a nessuno! Temiamo, però, che il “povero” Don Luberto possa diventare il “caprio”(*) espiatorio di questa indecente vicenda. Amen!
(*) a proposito di Demonio
Malvito, 14 Agosto 2007 7月31日 Parlamentari troppo soli nella noiosa RomaL'On. Mele si accompagna a prostitute con tanta buona Cocaina - sicuramente di ottima qualità - non come quella che consumano i tanti disperati nei sobborghi malfamati delle nostre Città. Scoperto, l'On. Mele si dimette dal suo Partito e le sue dimissioni vengono subito accolte. L'On. Cesa, Leader dell'UDC, propone il ricongiungimento al coniuge per i Parlamentari, ovviamente con i soldi della collettività. E così i tanti On. Mele, ma anche tanti politici collusi con la delinquenza, faccendieri, fiancheggiatori di ogni male e di ogni vizio, potranno spassarsela in un attico o super attico dei Parioli, alla faccia del cittadino comune e della tanta disperazione che attraversa i giovani in cerca di lavoro e, soprattutto, dei tanti over 40, che un lavoro non l'hanno mai trovato. Un corno! Bisognerebbe, invece, bonificare i luoghi della Politica: Circoscrizioni, Comuni, Comunità Montane, Province, Regioni e Parlamento da quanti praticano il malaffare e attuano condotte libertine, mentre la Domenica mattina si recano a Messa elargendo sorrisi affabili al popolo coglione.
Non bisogna allargare il mare di privilegi con un ulteriore vitalizio per il ricongiungimento al coniuge; se vogliono hanno già la possibilità di farlo con quello che paghiamo per mantenerli, di più sarebbe immorale tanto più che la proposta viene fatta dopo che, uno di loro, è scoperto praticare arditi vizietti. La prostituzione non è un reato, ma chi va a puttane non commette reato di istigazione e/o favoreggiamento? Un Parlamentare che si droga e ce ne sono tanti (ricordate Le Iene), non è un azionista dei trafficanti di droga e quindi delle Mafie?
Nessuno parla più di questione morale, anche perchè chi ha costruito carriere politiche su un tema così pregnante è oggi invischiato nelle più oscure trame dell'immoralità. La mia Regione: la Calabria è ormai preda di lupi famelici che scorazzano impunemente depredando tutto quanto può trasformarsi in Euro e tra questi predoni troviamo Politici, Prelati e tantissimi colletti bianchi dell'onorata e stimata società.
Che vadano pure a puttane, che tirino di coca, ma lasciamo stare il ricongiungimento al coniuge! Sarebbe un'altra pugnalata ai tanti lavoratori e lavoratrici che sono costretti a stare lontano dalle famiglie per mesi. Sono questi lavoratori che insieme a tanti altri mandano avanti la baracca Italia. No' non lo meriterebbero proprio e sarebbe da cattivo esempio per tanti giovani che oramai fanno fatica a discernere tra buoni comportamenti e atteggiamenti da "cattivi maestri". 7月14日 Difendiamo la Calabria dai nuovi BrigantiLa nostra terra vive uno dei periodi più bui della sua storia, peggio della Calabria dei Briganti! Le cronache di questi giorni, ma anche del passato recente, denunciano un'infinita serie di reati contro il patrimonio perpetrati da un esercito di politici corrotti che, senza scrupolo alcuno, stanno depredando un mare di denaro pubblico destinato alla crescita ed allo sviluppo della nostra terra. La corruzione pervade ormai, trasversalmente, la quasi totalità del ceto politico calabrese, che come una metastasi ha occupato i centri vitali dell'economia e i punti nevralgici di comando. Per fortuna qualche magistrato coraggioso non si è fatto avviluppare dagli enormi tentacoli della PIOVRA di Casa Nostra e sta portando avanti indagini che lasciano nello sconcerto un popolo che non merita di essere governato da questa autentica banda di delinquenti. E' appena di ieri la notizia dell'arresto di un esercito di persone e di politici indagati per il "saccheggio" della Piana di Sibari: Appalti truccati, imprenditori corrotti e altri ridotti al lastrico dagli strozzini. Il livello politico dell'apparato delinquenziale, oramai privo di scrupoli e di ogni minima tensione ideale, con grande disinvoltura - certo della sua impunità - pilota i Fondi Comunitari Europei e i finanziamenti della L. 488 per alimentare Cosche e Ndrine. La cosa più sconcertante, però, è che gli organi di stampa sembra siano imbavagliati, poichè vicende come queste dovrebbero occupare la prima pagina, OGNI GIORNO! - Ad onor del vero - sarebbe ingiusto non dirlo - "La Provincia Cosentina" sta denunciando puntualmente quanto emerge dalle indagini, specialmente quelle condotte dal Dott. De Magistris, attirando contro di sè l'ira di chi si è fatto trovare con le mani nel sacco. Ma non basta! Ci vorrebbe una forte presa di coscienza di amministratori "onesti", imprenditori e professionisti: Magistrati, Avvocati, Medici, Giornalisti, Insegnanti che, con convinzione, facessero sentire la loro vicinanza alle Istituzioni. In Calabria è venuto il momento di costituire un vasto movimento che si costituisca PARTE CIVILE in tutti i processi per truffa ai danni dello Stato. Soltanto così si può sperare in una sicura rinascita della nostra terra, poichè stando così le cose la MALAPOLITICA e le Cosche, quali assetati vampiri, succhieranno il nostro sangue fino all'ultima goccia. I primi segnali ci sono e vengono proprio dai giovani, infatti, in questi giorni, i giovani del Movimento "E Adesso Ammazzateci Tutti" si sono costituiti PARTE CIVILE al processo sul delitto Fortugno. Inspiegabilmente, però, i magistrati hanno escluso il Movimento dal processo. PERCHE'? I reati contro la Pubblica Amministrazione, le assunzioni ad personam, gli appalti truccati, i Concorsi fasulli, non sono Atti che danneggiano ogni cittadino? Quegli stessi giovani, non sono stati defraudati per non avere avuto, loro, o i loro genitori, la possibilità di concorrere e accedere ad un impiego? NON E' DIRETTAMENTE INTERESSATO E, QUINDI, VITTIMA, OGNI CITTADINO CHE SI VEDE PRIVATO DEL DIRITTO AL LAVORO? - La Carta Costituzionale recita: "L'Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro"; naturalmente il lavoro per tutti, offrendo a tutti le stesse opportunità, o non è così? - Invece PARENTOPOLI impazza e i politici di ogni schieramento fanno razzìa di posti di lavoro in favore di loro familiari e quando non c'è un posto se lo inventano. E avviene così ovunque! Non c'è Azienda, Cantiere o Grande Opera che non consideri i raccomandati del politico di turno che, anche se non si tratta di parenti, servono comunque ad alimentare il serbatoio di consensi per garantirsi la gestione del potere. E il voto di scambio è uno dei reati che è onnipresente nei processi contro i NUOVI BRIGANTI DELLA CALABRIA! Sulla base di queste considerazioni, perchè non si avvia, attraverso la STAMPA LIBERA, non quella IMBAVAGLIATA, una sottoscrizione per la costituzione di PARTE CIVILE dei cittadini LIBERI della Calabria ai processi contro I NUOVI BRIGANTI? - Sarebbe veramente bello poter assistere ad una coraggiosa presa di coscienza di 50-100-500.000 cittadini Calabresi, ma anche delle altre Regioni, per dire BASTA, BASTA, BASTA!!! Una prima firma? Vincenzo Scavello, Insegnante, Malvito (CS) |
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