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1月1日 "VENTO FORTE TRA SALERNO E CATANZARO PARTI 3 E 4"Dal Blog di Carlo Vulpio, il giornalista a cui è stata tolta la Cronaca (Corriere della Sera) sulle inchieste di De Magistris (Poseidone, Toghe Lucane e Why Not?). Da questo coraggioso e mai domo giornalista possiamo continuare a seguire vicende che altrimenti cadrebbero nell'oblio più totale. Grazie Carlo.
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PARTE 3 (30.12.2008)
Il Sud è strapieno di case di cura. Forse è per questo che sono pochi gli ospedali pubblici che non fanno schifo. Per esempio, a Belvedere Marittimo (Cosenza), novemila abitanti, di case di cura ve ne sono ben tre. E una di esse è la “casa di cura Cascini”, di cui abbiamo già detto.
Altre case di cura (convezionate, naturalmente) che rivestono un certo interesse per il vento che s’è alzato tra Salerno e Catanzaro sono quelle che operano nelle fiorenti province di Caserta, Napoli, Avellino e Benevento, dove partecipano in maniera rilevante alla proprietà di una società editoriale, la “Edizioni del Roma Spa”, che edita il quotidiano napoletano “Roma”. Il giornale, fondato nel 1862, è legato al nome dell’armatore monarchico Achille Lauro, con il quale sul finire degli anni Cinquanta conobbe il suo momento migliore. Poi, la rovina. Da cui inutilmente cercò di sottrarlo Giuseppe Tatarella, uno degli artefici della trasfigurazione del Msi in An, che nel 1996 ne tentò il rilancio.
Oggi il “Roma”, come quotidiano, praticamente non lo legge più nessuno. Ma nella società che lo edita c’è mezza Alleanza nazionale.
Vi troviamo Ettore Bucciero, il senatore più prolifico di interrogazioni parlamentari contro il pm Luigi de Magistris, e l’ex viceministro delle Infrastrutture, Ugo Martinat, con il quale lavorava Giovan Battista Papello, consigliere d’amministrazione dell’Anas in quota An, indagato in Poseidone. Poi ci sono Ignazio La Russa, attuale ministro della Difesa, e Gianfranco Anedda, ex parlamentare e fino a poco tempo fa presidente della prima commissione del Csm, in quota An. E infine il giornalista napoletano (del “Roma”) Italo Bocchino, deputato dal ’96, per il quale la procura di Napoli ha chiesto l’arresto a causa del suo coinvolgimento nella “Tangentopoli napoletana”. Bocchino è anche molto legato ad Amedeo Laboccetta, un altro deputato napoletano (Pdl).
Laboccetta, quando era capogruppo missino nel consiglio comunale di Napoli, venne arrestato con l’accusa di avere intascato mazzette per i lavori della Linea tranviaria rapida. Grande amico di un altro indagato eccellente in Toghe Lucane, Nicola Buccico, ex senatore di An, ex membro del Csm e attualmente sindaco di Matera, Laboccetta si è rifatto vivo con ardore per sostenere la “rivolta” dei magistrati indagati di Catanzaro contro la procura di Salerno che li indaga. In tre mosse, Laboccetta ha fatto vedere chi è. Per prima cosa, ha definito “eversiva” la deposizione di de Magistris davanti ai giudici salernitani. Poi, ha invocato l’intervento dei presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani (che in effetti erano le uniche alte cariche dello Stato a non essere ancora intervenute). Infine, ha cercato di buttarla in gossip da quattro soldi, insinuando addirittura una sorta di sexgate tra de Magistris e la pm Gabriella Nuzzi. Roba da trivio. Ma ignorata dai media, dal Parlamento e dalla solita Anm, che in un altro Paese per una cosa del genere avrebbero spellato vivo uno come Laboccetta.
Gianfranco Anedda ha fatto anche di meglio. Sembra incredibile, ma pur non facendone più parte, Anedda ha partecipato alla seduta della prima commissione del Csm in cui sono stati auditi i magistrati di Salerno e ha anche rivolto loro domande. Ora, poiché Anedda risulta coinvolto sia nell’inchiesta Toghe Lucane (che il pm de Magistris è riuscito a chiudere ad agosto scorso), sia nell’inchiesta condotta dalla procura di Salerno, è curioso che finora nessuno abbia sollevato nei suoi confronti una questione di conflitto di interessi o abbia ipotizzato un qualche abuso d’ufficio. Mentre sembra che le attenzioni, dalla richiesta degli atti alle audizioni, siano tutte per i sette (diconsi sette: Luigi Apicella, Antonio Centore, Fabrizio Gambardella, Gabriella Nuzzi, Roberto Penna, Vincenzo Senatore e Dionigio Verasani) magistrati di Salerno che conducono l’indagine sul più grande scandalo giudiziario dell’Italia repubblicana. Ma non è mica finita qui. Il capitolo, diciamo così, finale, quello riguardante il ruolo svolto in questa storia da autorevoli membri del Csm è ancora più incredibile. Per dirne una, chi lo avrebbe mai immaginato che un indagato eccellente (in Toghe Lucane) come il procuratore generale di Potenza, Vincenzo Tufano, oltre che grande amico di Nicola Buccico e di Arcibaldo Miller (capo degli ispettori sguinzagliati da Clemente Mastella su de Magistris e ora, ovviamente, tra i candidati più accreditati per il posto di procuratore capo di Perugia), avesse rapporti così stretti con alcuni membri del Csm da intrattenere con loro una confidenziale e intensa corrispondenza epistolare? Con Giuseppe Maria Berruti, per esempio, presidente della seconda commissione del Csm, Tufano era così vicino, ma così vicino, da chiedergli di intervenire proprio sulla vicenda che gli stava più a cuore: Toghe Lucane. Che poi Berruti facesse parte del collegio che ha pronunciato la sentenza di condanna nei confronti di de Magistris non è un’insinuazione, ma puro sberleffo del destino.
PARTE 4 (31.12.2008)
Non ci voleva la zingara per indovinarlo. E infatti la prima richiesta di trasferimento è arrivata puntuale. Il procuratore generale della Corte di Cassazione, Vitaliano Esposito, ha chiesto alla sezione disciplinare del Csm di mandar via da Salerno, destinandolo ad altra sede e ad altre funzioni, il procuratore Luigi Apicella.
Il Csm deciderà sulla “richiesta urgente” il 10 gennaio prossimo, con una camera di consiglio straordinaria. Ma intanto, il messaggio è chiaro. Via il capo dei pm salernitani. Perché? Quale sarebbe la mancanza disciplinare commessa da Apicella (e dai suoi sostituti)? Boh. L’unica cosa che Apicella e gli altri sei pm salernitani hanno fatto è di aver indagato sui magistrati di Catanzaro. I quali, gridando che contro di loro si stava commettendo niente di meno che un atto eversivo, quasi che i magistrati di Catanzaro non debbano rispondere come tutti i cittadini davanti alla legge, hanno, loro sì, commesso un vero atto eversivo, contro-indagando i loro indagatori e contro-sequestrando le carte che non volevano mollare con le buone (sette richieste vane) e che i magistrati di Salerno hanno dovuto sequestrare come si fa in tutti i sequestri.
Il resto è noto. La grancassa dei giornali e delle tv ha lanciato lo slogan della “guerra tra procure” e non si è più capito chi aveva ragione e chi aveva torto. Rovesciato il tavolo, volate per aria le carte, non si è più colta la differenza tra chi giocava pulito e chi barava.
Ma non se l’è bevuta nessuno. Tutti hanno capito che Salerno ha fatto ciò che doveva fare, mentre Catanzaro ha fatto ciò che non si può e non si deve fare. Ora vedremo cosa deciderà il Csm. Ma non c’è da farsi illusioni. Certo però che se il Csm manderà via Apicella dovrebbe mandar via anche i sei sostituti che con lui hanno condotto l’operazione-Catanzaro. Né sarà sufficiente mandarne via uno o due di qua (Salerno) e uno o due di là (Catanzaro) per dimostrare che la “guerra” è finita e che tutti sono stati “ugualmente” puniti. Anche se è vero che il Csm ci ha abituati a tutto.
E tuttavia, se ne manderà via “due di là” (Catanzaro) nessuno se ne accorgerà o li rimpiangerà. Se invece ne manderà via “due di qua” (Salerno), quei due, scommetteteci, saranno Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani. Del resto, è questa l’unica strada per il salto di qualità: passare dal “colpirne uno per educarne cento” al “colpirne due per intimidirne diecimila”.
Naturalmente, c’è chi questi problemi non li vive e non li avverte. Anche se li crea. Prendete il membro del Csm Giulio Romano, per esempio. Lui può permettersi di avere rapporti strettissimi con l’ex “governatore” calabro Giuseppe Chiaravalloti, indagato dal pm Luigi de Magistris, e ciononostante essere l’estensore e il relatore della sentenza disciplinare di condanna nei confronti di de Magistris.
Romano ha partecipato, assieme a Chiaravalloti, a convegni organizzati dalla corrente di Magistratura Indipendente con ambienti di destra, e patrocinati dal ministero della Gioventù, anche nel 2008, dopo essersi occupato di de Magistris.
Quando Romano si candida per un posto nel Csm, fa campagna elettorale in Calabria appoggiato dalla figlia di Giuseppe Chiaravalloti, Caterina, anche lei magistrato (faceva il presidente del tribunale del Riesame - che decide su arresti e sequestri anche per i crimini nell’amministrazione pubblica - mentre suo padre era presidente in carica della Giunta regionale).
Una sera Caterina Chiaravalloti organizza persino una cena elettorale per Giulio Romano e ha il pensiero stupendo di invitare anche la pm Isabella De Angelis (che in quel momento indagava insieme con de Magistris). Ma la De Angelis fiuta la trappola e non ci va.
Romano però dev’essere uno che conta anche quando non è presente. Lo si comprende da alcune intercettazioni dell’inchiesta Toghe Lucane. Quando la pm di Potenza, Felicia Genovese, indagata tra l’altro per corruzione in atti giudiziari, parla del suo caso con il membro della prima commissione del Csm, Antonio Patrono, questi la rassicura, dicendole che si sarebbe occupato della vicenda e ne avrebbe parlato anche con Giulio Romano.
Avere un legame con qualcuno del Csm, ormai è chiaro, è come avere uno zio in America. Fa tanto “famiglia”. Mentre se quel qualcuno non ce l’hai, be’, sono affari tuoi.
Simone Luerti, l’ex presidente dell’Anm, per esempio, aveva legami stretti con Fabio Roja. Se da zio a nipote, non sappiamo. E non ci importa. Ciò che ci interessa è che dagli atti dell’inchiesta di Salerno risulta che Fabio Roja avrebbe partecipato a una riunione di magistrati in cui avrebbe manifestato la sua prevenzione nei confronti di de Magistris (che Luerti attaccava da presidente dell’Anm). Non solo. Roja avrebbe anche riferito che il gip Clementina Forleo sarebbe stata punita (notare il tempo al futuro) dal Csm per aver difeso pubblicamente de Magistris.
Certe cose però o si fanno bene o non si fanno. E Roja le fa bene. Se c’è da lavorare, per esempio, non si risparmia. E così, anche se non fa più parte della prima commissione del Csm (proprio come Gianfranco Anedda, che stakanovistj della madonna…) è andato lo stesso alle audizioni dei magistrati di Salerno e ha fatto pure domande. Senza che nessuno (proprio come per Anedda, uguale uguale…) abbia sollevato questioni di conflitto di interessi o ipotizzato un abuso d’ufficio. Che spettacolo.
Un altro spettacolo non meno interessante va in scena a Matera. Dove il gup Angelo Onorati (uno dei magistrati coinvolti in Toghe Lucane), in quattro udienze non è ancora riuscito a decidere se rinviare a giudizio o no i vertici della banca della sua città, la BpMat (Banca popolare del Materano), accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e di mendacio bancario.
Come dicevamo all’inizio, BpMat è una delle tre banche, insieme con Bper (Banca popolare dell’Emilia Romagna) e BpI (Banca popolare dell’Irpinia) che compaiono nelle inchieste di quel testardo pm che è de Magistris.
Bper è la più forte, visto che controlla le altre due, ma è BpMat il perno di tutto, mentre BpI è da sempre considerata la banca più “vicina” al vicepresidente del Csm, Nicola Mancino.
A proposito di Mancino, e sempre per restare in tema Csm, ve la ricordate la sua intervista a “Repubblica”, in prima pagina, il giorno stesso in cui cominciava il processo disciplinare per de Magistris?
In quell’intervista Mancino dichiara che de Magistris aveva sbagliato.
Il vicepresidente del Csm, in altri termini, ha fatto ciò che non doveva fare: ha anticipato il giudizio. Uno sbaglio non voluto? Può darsi. Ma allora perché alla fine del processo contro de Magistris Mancino concede il bis? Violando il segreto della camera di consiglio, infatti, Mancino dichiara che la decisione su de Magistris è stata presa “all’unanimità”. Evviva. Così tutti hanno saputo. E hanno capito.
Ma ciò che ancora non è stato chiarito bene è il capitolo delle telefonate con Antonio Saladino. Per quelle risalenti al 2001 Mancino si è giustificato dicendo che erano state fatte sì dal suo studio privato di Avellino, ma che a telefonare a Saladino era stato un suo collaboratore. Sarà. Certo è però che questo collaboratore di Mancino dev’essere un po’ troppo apprensivo per le vicende di Saladino, se è tornato a intrattenere contatti telefonici con lui proprio nei giorni in cui Saladino – siamo nel febbraio 2007 – veniva sottoposto alle perquisizioni dell’inchiesta Why Not.
Non solo. Ci sarebbe anche un’altra telefonata, che sarebbe stata fatta da Saladino verso l’abitazione privata di Mancino ad Avellino. Questa chiamata, come va considerata?
Infine, non per insistere, né per accanirsi contro nessuno, ma forse meriterebbe un chiarimento, da parte di Mancino, la conversazione che egli avrebbe avuto con un tale signor Bossio a bordo del volo AZ 1605 Roma-Bari del 14 dicembre 2007. Oggetto di quel colloquio - secondo la denuncia fatta alla procura di Salerno dal giornalista Nicola Piccenna, che era su quel volo e ha registrato la conversazione – era la raccolta di elementi per “fermare” de Magistris.
Per quest’anno, direi che abbiamo finito.
Buon 2009 a tutti.
Buon Anno anche a te carissimo Carlo, al tuo coraggio, al tuo essere convintamente di parte ... QUELLA GIUSTA! 12月29日 "VENTO FORTE TRA SALERNO E CATANZARO"Dal Blog di Carlo Vulpio, il giornalista a cui è stata tolta la Cronaca (Corriere della Sera) sulle inchieste di De Magistris (Poseidone, Toghe Lucane e Why Not?). Da questo coraggioso e mai domo giornalista possiamo continuare a seguire vicende che altrimenti cadrebbero nell'oblio più totale. Grazie Carlo.
1^ PARTE, 26.12.2008: C’è una casa di cura in Calabria. E ci sono tre banche: una in Basilicata, una in Campania e un’altra in Emilia Romagna. Poi c’è una casa editrice, di proprietà di altre case di cura, questa volta in Campania. E poi ci sono due magistrati, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani, pm di Salerno, che si vorrebbe trasferire a tutti i costi.
Dopo Forleo e de Magistris - una donna e un uomo -, ecco Nuzzi e Verasani, una donna e un uomo. Dev’essere la par condicio che vogliono Csm, Anm, (quasi) tutto il Parlamento. Come mai? Megalomani, visionari, protagonisti, emotivi, pasticcioni, incompetenti anche i pm Nuzzi e Verasani (e gli altri cinque pm salernitani che indagano sulle toghe calabro-lucane)? O forse pericolosi, visto che hanno in mano quella “bomba atomica” di inchieste che stanno facendo tremare molti intoccabili di questo Paese e che sono state la ragione della illegittima aggressione a colpi di contro-indagini e contro-sequestri che i magistrati di Salerno hanno subìto da parte dei magistrati di Catanzaro?
Cerchiamo di capire un po’ meglio. Prima però andiamo a leggere ciò che ha scritto (Micromega Online) il giudice di Catania, Felice Lima, sulla puntata di Annozero del 18 dicembre scorso dedicata al “caso Catanzaro”. “E’ stata una puntata di estremo interesse – dice Lima - per la partecipazione del segretario dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Cascini: per le cose che ha detto, per il modo in cui le ha dette e per le cose che ha taciuto”. Una settimana dopo, il 26 dicembre, Cascini improvvisamente scopre cose che una settimana prima non osava chiamare per nome e a Sky tv dichiara: “La situazione in Italia è più grave di quella di Tangentopoli, perché la corruzione è più che diffusa, è capillare e fuori controllo. È un cancro molto serio rispetto al quale la politica ha perso troppo tempo ad interrogarsi sulle ragioni. Il rischio è che si continui ad interrogarsi sui magistrati che la corruzione disvelano e puniscono”.
Ecco dunque un primo spunto di riflessione per l’anno nuovo. Giuseppe Cascini.
Proprio lo stesso Cascini che fino a una settimana prima non aveva perso occasione di fare esattamente ciò che adesso rimprovera alla politica, e cioè “interrogarsi sui magistrati che cercano di disvelare la corruzione”, anziché difenderli (e non per mera difesa corporativistica), o almeno non attaccarli e non ostacolarli. Cascini infatti è tra coloro che non hanno manifestato mai alcun dubbio su quanto de Magistris fosse “unfit”, inadatto a fare il pm e a condurre quelle inchieste che da Roma in giù (e in su) si vorrebbero insabbiare a tutti i costi. Ma adesso, con una virata di 180 gradi, Cascini scopre ciò che de Magistris aveva detto al sottoscritto (intervista al Corriere della Sera) fin dal 17 luglio 2007, e cioè che in Italia c’è una nuova Tangentopoli, peggiore e più pericolosa di quella degli anni Novanta. Bene. Ma siamo sicuri che questa tardiva (e quindi inutile) virata sia frutto del clima natalizio? Oppure è il vento forte che s’è alzato tra Salerno e Catanzaro, che spazza via le quintalate di sabbia scaricate su queste vicende, che ha indotto Cascini a contraddire se stesso? Non potremo mai dirlo con certezza, perché non siamo nella testa di Cascini, ma grazie al vento forte che soffia tra Salerno e Catanzaro possiamo mettere in fila alcuni elementi utili a capire. Per esempio, Cascini ha difeso a spada tratta Simone Luerti, l’ex presidente dell’Anm che poi si è dovuto dimettere per le bugie raccontate circa i suoi incontri al ministero della Giustizia con Clemente Mastella e con Antonio Saladino (indagati da de Magistris nell’inchiesta Why Not). Luerti, dice Cascini, non ha commesso alcun reato e ha subìto una violazione della sua sfera privata quando dalle carte di Salerno è emerso che per le sue convinzioni religiose egli ha fatto voto di castità. Cascini però sa bene che della castità di Luerti non importa nulla a nessuno. Ciò che interessa invece, e molto, è che Luerti faccia il magistrato e appartenga all’organizzazione religiosa “Memores Domini”, i cui membri devono far voto di obbedienza. Legittimo se sei un cittadino qualunque, non se sei un magistrato.
Domanda: come mai Luerti, da presidente dell’Anm, nonché da “ubbidiente” ai “Memores Domini”, non ha mai mancato di esternare un giorno sì e l’altro pure contro de Magistris e Forleo, proprio mentre le inchieste erano calde e le polemiche roventi? E perché su questo punto Cascini tace e, con lui, tace anche l’attuale presidente dell’Anm, Luca Palamara (ex pm alla procura di Reggio Calabria, al centro di polemiche per alcune indagini su presunti procedimenti “insabbiati”)?
Ma torniamo all’inizio. Alla casa di cura in Calabria. A Belvedere Marittimo (Cosenza), ce n’è una che si chiama appunto “Cascini”. Nulla di che. Solo per memorizzare il dato. Questa “Casa di cura Cascini” è di proprietà di un parente abbastanza stretto del magistrato e, cosa più rilevante, tra i suoi amministratori ha avuto anche Annunziato Scordo. Chi è costui? Scordo è il presidente della Pianimpinati, la principale società coinvolta in Poseidone (la prima inchiesta scippata a de Magistris). La Pianimpianti (il cui vicepresidente è l’ex senatore e sottosegretario dc, Mario Bonferroni, poi consigliere in Finmeccanica) è proprio quella società a cui sono riconducibili i 3 milioni e 600 mila euro sequestrati dalla Guardia di Finanza il 17 maggio 2005 al valico di frontiera di Como. Scordo, inoltre, è uomo di fiducia di Giuseppe Chiaravalloti, ex “governatore” della Calabria (le convenzioni sanitarie si fanno con le Regioni…) ed ex alto magistrato calabrese che per telefono diceva: “ de Magistris passerà gli anni suoi a difendersi, lo dobbiamo ammazzare di cause e ne affidiamo la gestione alla camorra napoletana”.
Oggi però de Magistris è stato trasferito a Napoli e Chiaravalloti continua a ricoprire la carica di vicepresidente dell’Authority per la privacy (forse quella di Luerti, va’ a capire). Mentre Cascini Giuseppe, segretario dell’Anm, sembra non sapere nulla della casa di cura Cascini di Belvedere Marittimo, e di Scordo, e di Pianimpianti, e di Chiaravalloti. Né gli viene alla memoria la circostanza che l’inchiesta Poseidone, oltre ai depuratori da realizzare con un miliardo di euro di fondi Ue e mai costruiti, riguardava anche il riciclaggio di denaro attraverso le case di cura convenzionate.
Forse Cascini davvero non poteva occuparsi di questo. Forse era troppo impegnato al ministero della Giustizia, dove – ministro Oliviero Diliberto (Pdci) – ricopriva ruoli di vertice. Si sa come vanno queste cose. Pura meritocrazia. Non c’entra nulla il fatto che uno sia legato, come lo è Cascini, alla senatrice Anna Finocchiaro (ex magistrato, Pd) o all’ex viceministro della Giustizia, Luigi Scotti (ex magistrato, in quota Pdci), colui che – ministro Clemente Mastella - ha perseguito de Magistris. Così come non c’entra assolutamente nulla la coincidenza che Cascini abbia fatto il suo voto di silenzio mentre l’ex ministro Mastella nominava il fratello (di Cascini) niente di meno che capo degli ispettori della Polizia penitenziaria, presso il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, e che il neo ministro della Giustizia, Angiolino Alfano (Pdl), gli abbia confermato l’incarico. E’ tutto in regola. Tutto nella norma. Luerti l’obbedienza, Cascini il silenzio. Due “cattivi magistrati” come Forleo e de Magistris? Per favore, non scherziamo. Siamo di fronte a due fulgidi esempi di come si fanno gli esercizi spirituali per conquistare un posto in paradiso. 2^ PARTE, 28.12.2008: "Mandate via da Salerno quei due magistrati”. Cioè i pm Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani. Questo, in sintesi, e nemmeno tanto in codice, il messaggio contenuto nelle parole di Ugo Bergamo inviato al Procuratore Generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, e al Ministro di Grazia e Giustizia, Angiolino Alfano - titolari dell'azione disciplinare - i verbali delle audizioni dei magistrati di Catanzaro e di Salerno, acquisiti dopo la nota "rivolta" della Procura Calabrese che si è messa a contro-indagare sui suoi indagatori (la Procura campana).
“Nei verbali - ha detto Bergamo con la solita riservatezza che ormai, Nicola Mancino docet, contraddistingue gli organismi del Csm - ci sono riferimenti a comportamenti anche di altri magistrati, che saranno valutati dai titolari dell’azione disciplinare (Esposito e Alfano, appunto, ndr)”.
Noi, che siamo maliziosi, abbiamo “tradotto” le parole di Bergamo così: non meravigliatevi se, tra “gli altri magistrati” che possono finire sotto procedimento disciplinare vi possa essere di nuovo Luigi de Magistris… Eh già, ritrovarsi ancora una volta tra i piedi de Magistris – che da qualche mese è uno dei tre giudici del tribunale del Riesame di Napoli, che deciderà sulla convalida degli arresti della “Tangentopoli napoletana”-, è un’altra rogna non prevista. Dannazione: questi automatismi nei trasferimenti e negli spostamenti di magistrati, se non si fanno bene i calcoli “prima”, a volte possono rivelarsi dei boomerang micidiali, o quanto meno provocare degli effetti collaterali indesiderati…
Noi, che siamo maliziosi, di fronte a questo scenario ci siamo chiesti: ma perché Bergamo manifesta tanto fervore per il trasferimento coatto di Nuzzi e Verasani e allude a un nuovo procedimento disciplinare nei confronti di de Magistris? Anche in questo caso, e sempre per questo benedetto vento forte che spira tra Salerno e Catanzaro, non possiamo far altro che mettere assieme elementi utili alla riflessione e alla comprensione dei fatti. Ugo Bergamo è uomo del segretario nazionale Udc, Lorenzo Cesa (indagato nell’inchiesta Poseidone e, dopo lo scippo di Poseidone a de Magistris, “archiviato” l’8 aprile scorso) ed è anche l’uomo che telefona a casa del procuratore capo di Catanzaro, Mariano Lombardi, la sera prima che questi revocasse (28 marzo 2007) l’inchiesta Poseidone a de Magistris.
Non era la prima volta che gli uomini di Cesa si interessavano all’inchiesta Poseidone.
Tra il dicembre 2005 e l’aprile 2007, il traffico telefonico tra il centralino della sede Udc di via Due Macelli, a Roma, e il telefono privato del procuratore Lombardi è stato piuttosto intenso. Senza contare le telefonate, sempre dalla sede romana Udc, al numero di casa di Lombardi e ai cellulari della sua compagna, Maria Grazia Muzzi, cancelliere presso la Corte d’Assise di Catanzaro, e del figlio di quest’ultima, l’avvocato Pierpaolo Greco. Il giorno stesso dell’avvenuta revoca di Poseidone, alle 16.22, dice la perizia informatica del consulente della procura di Salerno, Gioacchino Genchi, al numero di casa di Lombardi è arrivata una chiamata da un’agenzia di stampa. La conversazione è durata più di sei minuti. E circa mezz'ora dopo questa telefonata – sostengono i pm di Salerno - la notizia della revoca dell'inchiesta Poseidone è stata “lanciata” in rete.
Coincidenze ad orologeria, ma tutte coincidenze, per carità.
Come l’appartenenza all’Udc di Giuseppe Galati, di Lamezia Terme come Antonio Saladino. Galati è stato sottosegretario del ministero delle Attività Produttive con delega al Cipe (il Comitato interministeriale per la programmazione economica, che decide sui quattrini dei finanziamenti pubblici). Anche lui è finito tra gli indagati di Poseidone. Ma Galati era anche generoso, e liquidava compensi per consulenze e incarichi al figlio della moglie del procuratore Lombardi (sì, sempre lo stesso figliolo, Pierpaolo Greco, che era anche in società con un altro indagato eccellente, il senatore Giancarlo Pittelli, di Forza Italia). Naturalmente, in tutto questo non c’entra nulla che la figlia del procuratore Lombardi sia stata assunta al Messaggero, dove, com’è noto, Pier Ferdinando Casini è di casa.
Ma torniamo a Ugo Bergamo. Il presidente della prima commissione del Csm, guarda caso poco prima di sentire i magistrati di Salerno, cosa fa? Ha la premura di esprimere anch’egli il suo “giudizio anticipato” - sulla scia di Letizia Vacca e di Nicola Mancino - e dichiara alla stampa che il pm di Catanzaro, Salvatore Curcio, indagato a Salerno per reati gravissimi (tra i quali una serie di archiviazioni illegali, compresa quella di Clemente Mastella, e una perquisizione illegale nei confronti della giornalista del Quotidiano di Calabria, Chiara Spagnolo) è in pratica una brava persona.
Conclusione: con questi chiari di luna è difficile che da quella parte lì, da Palazzo dei Marescialli, sede del Csm, venga qualcosa di buono. Invece di fare chiarezza, di ripristinare le regole del diritto, di operare con equanimità e serenità, restituendo ai cittadini fiducia nello Stato e nelle istituzioni, sembra che si faccia di tutto per ottenere l’effetto contrario. Eppure il presidente del Csm è Giorgio Napolitano, cioè il Capo dello Stato. Si sarà posto anche lui una domanda più o meno simile a questa: dopo Forleo e de Magistris, Nuzzi e Verasani, e poi? 12月25日 UN NATALE SCOMODONon bisogna essere necessariamente Cristiani per condividere le parole di un Presule che ci offre i suoi auguri scomodi per il Santo Natale.
Queste parole le voglio dedicare all'Italia dei "furbi", che sulle spalle degli altri, rubando e falsificando le diverse situazioni, costruiscono i loro scandalosi privilegi.
"Tanti Auguri scomodi"
di don Tonino Bello Non obbedirei mai al mio dovere di vescovo, se vi dicessi «Buon Natale» senza darvi disturbo. Io invece, vi voglio infastidire. Non posso, infatti, sopportare l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla «routine» di calendario. Tanti auguri scomodi, allora! Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali. E vi conceda la forza di inventarvi un’esistenza carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità ad uno sfrattato, a un povero marocchino, a un povero di passaggio. Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la carriera diventa l’idolo della vostra vita; il sorpasso progetto dei vostri giorni; la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate. Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla ove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che lo sterco degli uomini o il bidone della spazzatura o l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa. Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi tutte le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi cortocircuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro. Gli Angeli che annunciano la pace portino guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che, poco più lontano di una spanna con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfrutta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano i popoli allo sterminio della fame. I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere «una gran luce» dovete partire dagli ultimi. Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura ma non scaldano. Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative. I pastori che vegliano nella notte, «facendo la guardia al gregge» scrutando l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino un desiderio profondo di vivere poveri: che poi è l’unico modo per morire ricchi. Sul nostro vecchio mondo che muore nasca la speranza!!! 12月14日 CARLO VULPIO "ESONERATO" DAL CORRIERE DELLA SERA Firmiamo la Petizione: Siamo tutti Carlo Vulpio.
L'ultimo articolo di cronaca sul caso De Magistris che Carlo Vulpio ha pubblicato sul corriere:
Dall'articolo di Carlo Vulpio del 3 dicembre 2008:
"Non era mai accaduto prima in Italia, che una procura della Repubblica fosse «circondata» come un fortino della malavita. Ieri è successo alla procura di Catanzaro, che per tutta la giornata e fino a tarda sera è stata letteralmente accerchiata da cento carabinieri e una ventina di poliziotti, tutti arrivati da Salerno. Con i carabinieri del Reparto operativo e i poliziotti della Digos, sono entrati in procura ben sette magistrati, tra i quali il procuratore di Salerno, Luigi Apicella, e i titolari dell' inchiesta, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani. Hanno notificato avvisi di garanzia e perquisito case e uffici dei magistrati calabresi che hanno scippato le inchieste "Poseidone" e "Why Not" all' ex pm Luigi de Magistris (ora giudice del Riesame a Napoli) e dei magistrati che queste inchieste hanno ereditato, «per smembrarle, disintegrarle e favorire alcuni indagati», scrivono i pm salernitani. Tra gli indagati "favoriti", l' ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, il segretario nazionale Udc, Lorenzo Cesa, l' ex governatore di Calabria, nonché ex procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, il generale della Guardia di Finanza, Walter Cretella Lombardo, l' ex sottosegretario con delega al Cipe, Giuseppe Galati (Udc), Giancarlo Pittelli, deputato di Forza Italia, il ras della Compagnia delle Opere per il Sud Italia, Antonio Saladino. Ma questo è solo il troncone calabro. Gli stessi magistrati salernitani, infatti, stanno indagando anche in altre due direzioni. La prima riguarda uno stuolo di giudici lucani coinvolti nella "madre di tutte le inchieste" sul marcio nella magistratura (l' inchiesta "Toghe Lucane", che de Magistris è riuscito a "chiudere" prima di essere frettolosamente trasferito). La seconda andrebbe diritta verso alcuni membri del Csm: per esempio, il vicepresidente Nicola Mancino e i presunti legami con Antonio Saladino, figura chiave di "Why Not", il procuratore generale della Corte di Cassazione, Mario Delli Priscoli, andato in pensione qualche giorno fa, e il sostituto procuratore generale della Cassazione, nonché governatore (Ds) delle Marche per dieci anni, Vito D' Ambrosio, che in Csm sostenne l' accusa per far trasferire de Magistris. Ce n' è anche per l' Associazione nazionale magistrati e per il suo presidente, Simone Luerti. Molto amico di diversi indagati eccellenti quando faceva il magistrato in Calabria, Luerti non ha mai perso occasione di esternare contro de Magistris. Quando poi, qualche mese fa, si è scoperto che incontrava regolarmente Saladino e Mastella nella sede del ministero della Giustizia, mentre lui negava, Luerti s' è dovuto dimettere dalla carica di presidente dell' Anm. Nel decreto di perquisizione eseguito ieri, 1.700 pagine, i pm di Salerno accusano di concorso in corruzione in atti giudiziari - per aver tolto "illegalmente" a de Magistris "Why Not" e "Poseidone" - il procuratore di Catanzaro, Mariano Lombardi, il procuratore aggiunto, Salvatore Murone, il procuratore generale reggente, Dolcino Favi, il parlamentare Giancarlo Pittelli e «l' uomo ovunque» Antonio Saladino. Ma accusano anche il sostituto procuratore generale Alfredo Garbati, il sostituto procuratore generale presso la Corte d' Appello Domenico De Lorenzo e il pm Salvatore Curcio di aver preso in eredità quelle scottanti inchieste al solo scopo di farle a pezzi. Mentre il procuratore generale Vincenzo Iannelli e il presidente di Sezione del tribunale Bruno Arcuri si sarebbero dati da fare non solo "per archiviare illegalmente" la posizione di Mastella ("la cui iscrizione tra gli indagati era invece doverosa"), ma anche "per calunniare de Magistris e disintegrarlo professionalmente". Poi, dicono i pm campani, Iannelli, per una causa che gli sta a cuore, fa intervenire Chiaravalloti su Patrizia Pasquin, giudice del tribunale di Vibo Valentia, che poi sarebbe stata arrestata. Così, da magistrato a magistrato, come da compare a compare." Carlo Vulpio, www.carlovulpio.it Questo è un giornalista che non abbassa la testa, il suo ex Direttore sì!
Mai più un Euro per il Corriere della Sera! 12月5日 C'E' SEMPRE UN GIUDICE A BERLINO!CASO DE MAGISTRIS: MOBILITAZIONE GENERALE DA BERLUSCONI AD ALFANO, PASSANDO DAL QUIRINALE.
Una mattina appena alzato
O bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao … Una mattina mi son svegliato… Questo cantava Michele Santoro, per denunciare la mannaia della censura politica che, con un colpo ben assestato, liberava l’Italia “ottimista” dall’ingombrante presenza di Enzo Biagi, Luttazzi e lo stesso Santoro dalla Televisione Pubblica.
Non sono stato mai un militante della sinistra italiana, non lo sono neanche adesso, ma quel Michele Santoro, che certo non ambiva a concorrere per il Festival di Sanremo, mi procurò dei brividi. In quel momento mi sentii Partigiano, dalla parte, cioè, della Democrazia e della Libertà calpestate. E calpestata, in quel frangente, era anche la nostra Carta Costituzionale e l’Art. 21: Vangelo – Principe – di tutte le Libertà.
Ricordiamo tutti come andò a finire e abbiamo gioìto del ritorno di Santoro che, con giusta rabbia, riprese da dove aveva lasciato. Ci ha riportato, di volta in volta, dove abitano le contraddizioni della nostra Democrazia dell’effimero, ci ha portato nei vicoli e nelle sterminate piazze delle tante solitudini, ci ha fatto vedere occhi imprigionati dalla rabbia sopita e mani tremanti, di fronte agli “occhi” implacabili delle videocamere.
Lo abbiamo seguito nello sterminato mare dei bisogni di tantissimi giovani, padri, madri, figli e nonni, tantissimi nonni che, da giovani, si sono alzati sempre di buon mattino per recarsi al lavoro e che non hanno perso l’abitudine di farlo … soltanto che adesso si alzano in piena notte, per andare a rovistare nei cassonetti dei mercati generali di ortofrutticoli in cerca di un po’ di verdura o qualche frutto, troppo impresentabile per essere esposto nelle asettiche scaffalanature degli Ipermercati.
Lo abbiamo seguito, il buon Santoro, e lo faremo ancora, come quando venne in Calabria a difendere l'operato di De Magistris, ma stasera, 4 Dicembre 2008, ci siamo persi e non abbiamo avvertito nemmeno un minimo sussulto rispetto al terremoto che si è scatenato, da tre giorni, sulla Procura della Repubblica di Catanzaro.
In questo momento, sono le ore 23:28, entra Vauro con le sue vignette satiriche, segno che quest’altra puntata di “Annozero” è finita, ma nulla, nemmeno una parola della guerra in atto tra la Procura di Salerno e quella di Catanzaro. I fatti: sappiamo tutto della vicenda De Magistris e del suo triste epilogo (trasferimento in quel di Napoli, con funzioni di Giudice del riesame); difettavamo di fiducia, però, quando abbiamo pensato che le inchieste di De Magistris fossero state messe da parte per consegnarle all’oblio delle nostre coscienze.
Invece no! La settimana scorsa, il Magistrato della Procura di Paola (CS), Dott. Giuseppe Greco, emette avvisi di garanzia a quello stuolo di politici, imprenditori e altri professionisti che erano stati attenzionati dal Dott. De Magistris nell’inchiesta WHY NOT. Accidenti! Era proprio un filone di quell’inchiesta che veniva o forse si trattava proprio di Why Not, quella vera!
Nell’arco di 48 ore, però, quando si era d’improvviso riaccesa l’attenzione della Magistratura e della gente Calabrese, il Dott. Greco veniva “esonerato” e, di fatto, scippato dell’inchiesta! Strana vicenda Why Not, nata per non essere conclusa, destinata ad impedimenti che ci appaiono sempre più pilotati da una regìa che si rivela sempre meno occulta.
Ma il terremoto si manifesta 3 giorni fa, quando il Dott. Apicella, della Procura di Salerno, sbarca a Catanzaro con altri colleghi, 100 Carabinieri e altrettanti militari delle forze Speciali e di Polizia. Il Procuratore Apicella vuole acquisire qli atti di avocazione delle inchieste Why Not e Poseidone per vedere se, come aveva sempre affermato il Dott. De Magistris, fossero state viziate da qualche incongruenza o da eventi ben più gravi ed interessanti.
C’è sempre un Giudice a Berlino, in questo caso a Salerno, che non si omologa alle decisioni della Procura Generale di Catanzaro, alle richieste di trasferimento dell’allora Guardasigilli Mastella, alle censure del CSM sull’operato del Dott. De Magistris; non si omologa e vuole vederci chiaro.
La Procura Generale di Salerno, sospetta che ci possano essere state azioni tese a denigrare l’operato del Dott. De Magistris, messe in campo da coloro che gli hanno sottratto le inchieste e, conseguentemente, accende i riflettori sulla Procura dei “veleni”, perquesendo Uffici e abitazioni di diversi Magistrati. La Procura Generale di Catanzaro, però, non gradisce l’attenzione dei colleghi Salernitani e contrattacca! Si parla di abusi, di incompetenza territoriale, dimenticandosi che De Magistris si era rivolto proprio alla Procura di Salerno per esporre le proprie ragioni, quando si vedeva sottrarre le inchieste più scottanti da lui messe in campo in Calabria. E’ un autentico terremoto che, però, non attenziona gli organi di stampa e le televisioni.
E’ un terremoto che una trasmissione come “Annozero” non può eludere, che meritava almeno un commento del buon Travaglio e sarebbe bastata anche una sola vignetta del bravo Vauro.
Sono sicuro che la dimenticanza è dipesa dal fatto che il tutto è successo in tre giorni e che un'ansa Calabrese, al posto del terremoto, batteva due notizie: una su un incidente e l’altra su un ferimento. Quello che si sta prospettando è davvero un attacco poderoso, su tutti i fronti, dove nessuno deve essere risparmiato, dove chi si deve difendere contrattacca, forte di una congiuntura che appare propizia. In questo clima, Carlo Vulpio, cronista delle inchieste Why Not e Poseidone sulle pagine del Corriere della Sera, oggi è stato “sollevato” dal suo incarico. Vulpio, custode ben informato delle due inchieste ed anche di una terza: “Toghe Lucane”, non potrà scrivere, per il momento e sul Corriere, su vicende cui ha dedicato ogni giornata di questi ultimi due-tre anni. Vulpio, unico cronista che, ieri, dedicava mezza pagina del Corriere a quanto stava accadendo a Catanzaro.
Ma non basta ancora!
La trasmissione “Perfidia”, che ieri sera ha mandato in replica l’intervista esclusiva della super teste di Why Not, registrata un anno fa, ha ricevuto una tempestiva diffida da parte del legale di Saladino, uomo centrale nell’inchiesta. La conduttrice Antonella Grippo, per nulla intimorita dalla diffida, continuerà a ripercorrere le fasi delle inchieste di De Magistris e si stupisce come mai le diffide piovano solo adesso, su alcune replice, e non quando le trasmissioni, tantissime, avvenivano in diretta televisiva.
Un mio parere personale? Questa è la resa dei conti, dove nessuno risparmierà alcun colpo. E’ questa, davvero, l’ultima occasione per resuscitare o seppellire, de-fi-ni-ti-va-men-te, due inchieste che vedono coinvolti i maggiori esponenti politici Calabresi di Destra, di Sinistra, di Centro e con loro Magistrati, Imprenditori, Rappresentanti delle Forze dell’Ordine e tant’altra “bella” gente.
Vorrei svegliarmi, domani, in un Paese Libero, dove sulle Libertà e sulla Democrazia svanissero le pesanti ipoteche della Corruzione, dell’Impunità, dell’Arrogante agire degli ORCHI MODERNI.
Intanto, grevi, a cadenzare i passi di una GIUSTIZIA che non si ostina al silenzio, s'odono rintocchi di campana a ricordarci che in qualche sperduta Procura, c'è un Magistrato che la notte non dorme.
E in un abbraccio solidale, denso di partecipazione e gratitudine, anche noi, nel cuore della notte, gli facciamo compagnia.
Vicini, senza conoscerci e, insieme, sperando.
Una mattina, appena alzato … 6月25日 CHI DIFENDE LA GIUSTIZIA?
6月5日 SALERNO:DE MAGISTRIS SCAGIONATO DALLE ACCUSECHI SBUGIARDERA', ADESSO, IL CSM?
SE TANTO MI DA' TANTO AL DOTT. DE MAGISTRIS DOVREBBERO RITORNARE LE INCHIESTE CHE GLI SONO STATE "ABILMENTE" SOTTRATTE.
Archiviate le accuse nei suoi confronti si rende Giustizia all'Uomo, ma non si rende Giustizia alla grande impalcatura investigativa che, tassello dopo tassello, il Dott. De Magistris era riuscito a costruire nelle inchieste Poseidone, Why Not e Toghe Lucane. Molti invocano: "Adda passa' 'a nuttata", sperando in altre luminose aurore! Ma non sempre e non tutte le aurore portano luce. Può capitare di essere richiamati alla cruda realtà da un funesto e buio temporale, perchè si dice anche che: "tutti i nodi vengono al pettine". ... Come mi piacciono quei meravigliosi e roboanti acquazzoni estivi! Qualche commento dalla stampa Nazionale da Repubblica.it del 4 giugno 2008 di Giuseppe Baldessarro (Giornalista) CATANZARO - Non solo ha agito in maniera “assolutamente legittima e corretta”, ma è stato vittima di “pressioni e interferenze” relative ai risultati “ottenuti con le sue inchieste”. E’ un vero e proprio atto d’accusa contro i vertici della Procura di Catanzaro, la richiesta di archiviazione dei magistrati di Salerno, chiamati a indagare sull’operato di Luigi De Magistris. Le quasi mille pagine prodotte dal procuratore Luigi Apicella e dal sostituto Gabriella Nuzzi, trasformano, di fatto, il giudice “scomodo”, in vittima di un sistema di interessi che sarebbe l’oggetto delle sue indagini. De Magistris incassa un risultato importantissimo. Dopo che per mesi il suo operato era stato al centro di denunce, richieste di azioni disciplinari e persino atti parlamentari. Il magistrato protagonista di inchieste come “Poseidone”, “Toghe Lucane” e “Why Not” ha detto di essersi semplicemente “difeso”, esprimendo “sempre massima fiducia nella magistratura di Salerno, competente per legge”. Un commento alla notizia della richiesta di archiviazione, a cui ha aggiunto di aver soltanto “contribuito doverosamente, da magistrato, ad evidenziare l’attività di ostacolo posta in essere” ai suoi danni e alle funzioni che ha cercato e cerca ancora “di svolgere nell’esclusivo interesse della giustizia”. Poche frasi, nelle quali De Magistris lascia trasparire la propria soddisfazione alla fine della maxi inchiesta. Il pm di Catanzaro sarebbe insomma estraneo “ai reati di calunnia, abuso d’ufficio e rivelazione di segreto d’ufficio”. E niente darebbe ragione ai magistrati, agli avvocati e ai politici che contro di lui hanno presentato una serie di denunce. Insomma per gli inquirenti salernitani vi sarebbe “insussistenza di illegittimità sostanziali o procedurali penalmente rilevanti ovvero di condotte abusive addebitabili nell’esercizio delle funzioni giudiziarie del De Magistris”. Piuttosto “i risultati investigativi ottenuti, la natura e la cadenza degli interventi subiti a causa della intensità delle sue indagini e il complesso materiale probatorio acquisito, ha consentito di riscontrare la bontà della sua azione inquirente, nonché di ricostruire la sequenza ed il contenuto degli atti procedimentali appurandone la correttezza formale e sostanziale”. La richiesta di archiviazione affonda poi il bisturi contro i detrattori del pm: “Il contesto giudiziario in cui si è trovato ad operare Luigi De Magistris, appare connotato da un’allarmante commistione di ruoli e fortemente condizionato dal perseguimento di interessi extragiurisdizionali, anche di illecita natura”. Accuse pesantissime, ancora più chiare quando si parla della “pressante attività di interferenza alle indagini posta in essere dai vertici della Procura della Repubblica di Catanzaro, e resasi sempre più manifesta con il progressivo intensificarsi delle investigazioni da parte di De Magistris”. Per evidenziare poi che “alle continue ingerenze sull’attività inquirente è risultata connessa, secondo una singolare cadenza cronologica la trasmissione di continue denunce e segnalazioni agli organi disciplinari ed alla Procura di Salerno”. Nella richiesta si legge ancora che “dagli accertamenti investigativi condotti sono emersi fatti, situazioni concorrenti a delineare il difficile contesto ambientale nel quale De Magistris si è trovato a svolgere le funzioni inquirenti, i legami tra i vertici dell’Ufficio giudiziario di Catanzaro, difensori ed indagati, gli interessi sottostanti alle vicende oggetto dei procedimenti da lui trattati, le condotte di interferenza ed ostacolo al suo operato”. Un difficile contesto ambientale “reiteratamente denunciato dal pm nelle sedi istituzionali”. Infine i due magistrati di Salerno scrivono che “l’oggetto di indagini svolte da De Magistris, coinvolgenti pubblici amministratori, politici, imprenditori, professionisti, magistrati, rappresentanti delle forze dell’ordine, le tecniche investigative impiegate, i risultati derivati dagli atti di indagine esperiti hanno finito, nel tempo, per esporre il sostituto procuratore ad una serie articolata di azioni ostative al suo operato”. Tra queste si inseriscono “le svariate denunce in sede penale e le segnalazioni disciplinari di soggetti indagati e difensori, alle quali sono seguite interpellanze, interrogazioni parlamentari, ispezioni ministeriali riguardanti le più rilevanti indagini condotte dal magistrato nei due periodi di permanenza a Catanzaro”. Ma non è tutto. Infatti Salerno sta vagliando “l’ipotesi investigativa della indebita strumentalizzazione di attività di indagine coordinate dalle Procure di Matera e di Catanzaro nei confronti di collaboratori di polizia giudiziaria e di giornalisti”. Di fatto, secondo la Procura campana, collaboratori di pg e cronisti di giudiziaria sarebbero stati coinvolti strumentalmente nelle inchieste, subendo anche perquisizioni. De Magistris oltre ad essere stato denunciato, a sua volta produsse una serie di esposti. La Procura Generale di Catanzaro non ha concesso alcuni documenti dell’inchiesta “Why Not” chiesti da Salerno che indaga sulle denunce di Luigi De Magistris. Luigi Apicella, è giunto nel capoluogo calabrese dove ha incontrato il Procuratore Generale, Vincenzo Jannelli, ed i sostituti Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo. Per oltre tre ore i magistrati hanno discusso sulla richiesta di alcuni documenti relativi all’inchiesta. Al termine dell’incontro, secondo quanto si è appreso, i magistrati della Procura Generale non hanno concesso la documentazione perché l’inchiesta è attualmente in corso. 4月29日 I FALSI PROBLEMI DELL'AGENDA POLITICABasta parlare di FALSI PROBLEMI! Parliamo, invece, di FALSE ELEZIONI! E' questo il baricentro di vicende sconclusionate derivanti da campagne elettorali finte che, per la prima volta nella Storia democratica del nostro Paese, non hanno visto delle FIERE contrapposizioni tra i massimi contendenti. FALSE ELEZIONI perchè incostituzionali, perchè Io, Cittadino, non ho potuto scegliere la persona che mi avrebbe rappresentato, bensì sono stato costretto a scegliere tra due o più coalizioni. Il Rumeno violentatore è un falso problema, perchè quella persona, magari con altri precedenti dello stesso tipo, sicuramente clandestino, non doveva trovarsi in quel luogo, cioè nel nostro Paese. E' un falso problema per il semplice fatto che allo stesso Rumeno, nel suo Paese, beccato a borseggiare - semplicemente - vengono comminati cinque anni di carcere! E' un falso problema, perchè il nostro Paese, per una serie di Leggi che non garantiscono la certezza della pena, è diventato meta di chi, intenzionalmente, vi approda per delinquere. Ecco perchè FALSE ELEZIONI=FALSI PROBLEMI! Cancelliamo dal dibattito "colto", per un solo istante, ogni episodio di violenza commesso da extracomunitari e/o da connazionali, pensate non ci sarebbero più emergenze da raccontare? Il caso De Magistris non è forse un PROBLEMA per l'indipendenza della Magistratura? I Parlamentari collusi e condannati per Mafia o per falso in Bilancio o per chissà quale altra diavoleria, non sono un PROBLEMA per la credibilità delle nostre Istituzioni? Gli evasori fiscali che portano le loro ricchezze nel Liechtenstein -ne avevano scovati 500, grazie alla Germania- non sono forse un PROBLEMA? E non è un PROBLEMA tenere celati i loro nomi all'opinione pubblica? E l'emergenza ambientale in Italia, predominante al Sud, che non è attribuibile ad alcun extracomunitario, non è un altro grande PROBLEMA? E non parliamo, per amor di Patria, dell'esercito di Poliziotti e Carabinieri, impiegati a proteggere i nostri politici, sempre meno minacciati dalle Mafie, mentre, cittadini come Travaglio, Saviano, Masciari e tantissimi Magistrati, subiscono l'affronto di non poter vivere da uomini liberi. Sono o non sono, questi PROBLEMI reali? E le malasanità, le corruzioni, le scalate dei furbetti, l'egemonia delle Banche, il potere delle assicurazioni, la faziosità dei Media, gli intrallazzi delle Massonerie sono o non sono un PROBLEMA? Ecco perchè mi arrabbio (eufemismo!) quando vedo sparire dall'agenda dei Leaders politici temi e situazioni che avrebbero dovuto incendiare la campagna elettorale! Sono concorde, in ogni caso, che il fratello Rumeno, beccato a dispensare violenze, andrebbe accompagnato a casa sua a calci nel sedere e non in aereo. Sono, altresì, convinto che a tanta gente che "conta" nel nostro Bel Paese, connazionali di Fatto e non di Diritto, andrebbe riservato lo stesso trattamento! Opps! Accompagnarli dove? Qualsiasi posto, in qualsiasi parte del mondo (sperando se li prendano) non prima di averli privati di ogni bene accumulato illegalmente. Vi sembra sconcertante un'ipotesi del genere? E' forse per il troppo sconcerto che i VELTRUSCONI hanno preferito parlare d'altro? Un Abbraccio 4月15日 SCONFITTA L'INCOERENZA DELLA POLITICAGRANDE PERFORMANCE DELLA COALIZIONE DI CENTRODESTRAAlla Camera e al Senato governabilità numerica senza precedentiIl
Cavaliere conquista il terzo mandato con oltre 170 senatori. L’esito del voto di queste elezioni Politiche è chiaro e non lascia alcun spazio a dubbi. Il Viminale comunica che al Senato, il Popolo delle Libertà potrà contare su 171 seggi contro i 130 del Partito democratico; mentre alla Camera, il Pdl si aggiudica 340 seggi contro i 239 della coalizione guidata da Veltroni. Anche l'UDC conquista tre seggi al Senato e 36 alla Camera dei Deputati. In Calabria viene azzerato il successo ottenuto dal Governatore Loiero e si aprirà, con buona probabilità, una crisi del Governo Calabrese. Intanto, in controtendenza con i grandi commentatori del dopo voto, c'è da affermare che dal Parlamento Italiano non è sparita nè la Destra nè la Sinistra: cosa sarebbero AN con Fini, Gasparri, ecc... e, dall'altro canto, cosa sarebbero i vari D'alema, Fassino, lo stesso Veltroni, ecc...?La Sinistra Radicale e, più in generale, tutta la Sinistra pagano pesantemente il fatto di essere stati incoerenti con le istanze di cui dovevano essere portatori. In primis pagano per aver elargito una valanga di Miliardi a Confindustria, grazie al cuneo fiscale, mentre non si è fatto nulla di visibile per migliorare il potere d'acquisto di tanti lavoratori e pensionati. Altra cosa che l'elettorato non ha compreso è stato il comportamento di chi, mentre era al Governo, scendeva in piazza a protestare contro lo stesso Governo. Non bisogna nemmeno tralasciare il peso delle vicende Forleo e De Magistris che hanno indignato, non poco, un elettorato molto sensibile ai temi della Giustizia e della Questione Morale che ha premiato, invece, Italia dei Valori di Di Pietro. Vedremo cosa ci riserverà l'imminente futuro, quando le istanze della Lega e quelle di AN si confronteranno. Vedremo, inoltre, come si concilieranno le istanze di Lombardo, leader del Movimento per le Autonomie, e di Bossi, fermamente determinato a portare a termine il suo disegno Federale che non sappiamo se e come potrà penalizzare le Regioni del Sud. Vedremo, infine, come sarà ridisegnato il destino della Giustizia e, cosa da non sottovalutare, cosa si farà per contenere le istanze dei tanti movimenti che, privi di una propria rappresentanza Parlamentare, affideranno alla piazza la loro protesta. Speriamo, veramente, che non si apra un'altra stagione di grandi conflitti sociali, confidando sul fatto che il nuovo Governo abbia i numeri e, speriamo, la lungimiranza per non farli esplodere. 3月4日 A VADUZ GLI EVASORI ITALIANISono centinaia gli evasori che portano i nostri soldi nel Liechtenstein Sarà resa nota la lista dei nomi? I politici di adesso avranno il coraggio che ebbe l'allora Ministro Tina Anselmi quando, senza battere ciglio, diede in pasto alla stampa gli "adepti" della Loggia P2 di Licio Gelli? Perchè questo silenzio e questo ritardo? Gli Italiani aspettano di sapere chi sono questi miserabili che si arricchiscono in Patria e vanno a godersi la vita all'estero. E' un diritto di ogni cittadino onesto sapere i nomi, non per mera curiosità bensì per stare lontano - IN TUTTI I SENSI - da chi truffa lo Stato. E se tra loro vi fossero anche politici? Sarebbe una beffa saperlo dopo le Elezioni! Se questo dovesse verificarsi chi, oggi, tiene nascosti i nomi commetterebbe un grave atto omissivo nei confronti del principio di LEGALITA', di GIUSTIZIA e di UGUAGLIANZA. Qualche commentatore, mettendo le mani in avanti, esorta a non cedere al clamore mediatico, quando invece bisognerebbe sbeffeggiare chiunque che, non pagando le tasse, costringe la gente onesta a dissanguarsi per una pressione fiscale troppo elevata che serve, però, a garantire diritti anche a questi cialtroni. Sono certo che tra questi "signori" non vi sia nessun lavoratore dipendente a meno che non abbia deciso di "arrotondare" spacciando droga o affiliandosi a qualche "onorata" combriccola. Temiamo che anche lo Stato continui a perseguire logiche di patteggiamento ad ogni costo, quando invece bisognerebbe procedere alla quantificazione della cifra evasa e procedere al sequestro dei beni corrispondenti, senza tentennamenti. Tutti sono alla caccia della famosa lista, ma per sapere quanti evasori ci sono in Italia basterebbe indagare sul patrimonio di beni immobili che sono facilmente identificabili. Basterebbe frequentare gli attracchi dei lussuosi natanti quali Porto Cervo, Portofino, Capri, Ischia e altre migliaia di località ,per scoprire chi sono i proprietari dei battelli che tentano di camuffarsi con bandiere di Paesi stranieri. Basterebbe ascoltare i loro coloriti dialetti per capire da dove proviene la loro smisurata ricchezza e se ad essa corrisponde un altrettanto smisurato prelievo fiscale. Noi vogliamo conoscere i nomi per sapere se, tra essi, vi siano nomi di Politici; per sapere se, per esempio, vi siano politici napoletani e, dalla corposità del conto, scoprire se possano esserci anche i fondi Miliardari destinati alle tanti emergenze per la gestione dei rifiuti. Vogliamo sapere se vi sono politici o imprenditori Calabresi, per capire se tra quei conti possa esserci parte delle risorse comunitarie destinate allo sviluppo della Regione più povera d'Italia. Abbiamo il diritto di saperlo per avere la possibilità di non sbagliarci quando ci recheremo, se ci recheremo, alle Urne. Chi avrebbe alibi o il diritto di lamentarsi se, poi, uno di questi nuovi briganti, dovesse risultare il primo degli eletti? E se anche non dovesse esserci il nome di alcun politico, il diritto di conoscere la verità permarrebbe in egual misura. Rimaniamo in attesa, sicuri che la trasparenza dipenderà dall'altisonanza dei nomi. Un qualsiasi "baluscia" sarebbe prontamente sacrificato, mentre un grande Politico o Banchiere o Industriale troverebbe il modo di cavarsela. Liechtenstein? ma questo nome non l'aveva pronunciato il PM De Magistris quando, parlando di Why Not, dichiarava che se i Fondi destinati alla Calabria fossero stati spesi per lo sviluppo, adesso i Calabresi vivrebbero in un paese ricco, proprio come il Liechtenstein? Ma questa, sicuramente, è un'altra storia! Così come sono un'altra desolante storia le centinaia di paradisi fiscali sparsi per il pianeta! 2月23日 DE MAGISTRIS E LA SENTENZA DEL CSM![]() Pubblichiamo il commento del Dott De Magistris di giorno 22 c.m. alla sentenza del CSM, mentre a Giulianova
presentava, insieme a Marco Travaglio il libro"'Mani Sporche". Dal Sito Web: www.primadanoi.it «la mia sentenza un atto intimidatorio postfascista» «La sentenza che mi ha colpito non è pericolosa per me ma temo il messaggio intimidatorio, autoritario, post fascista nei confronti di tanti altri magistrati che fanno solo il proprio lavoro». Così ieri a Giulianova De Magistris ha commentato la sua vicenda personale. Una vicenda che probabilmente di personale non ha niente o molto poco. L’intento di punire il singolo, secondo il diretto interessato, è funzionale alla volontà di “educarne” chissà quanti. Il sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris ieri sera all’incontro al teatro Ariston, a cui ha partecipato insieme a Marco Travaglio per la presentazione del libro “Mani Sporche”, ha mostrato ai cittadini, che ne sono all’oscuro, i tratti più inquietanti di una magistratura deviata dalla politica. De Magistris è stato accolto da una platea scalpitante che lo ha applaudito, che lo ha fotografato, che gli si è avvicinato solo per stringergli la mano o per chiedergli di non arrendersi. Ormai è un modello positivo di una magistratura che lascia perplessi. Lui è sempre sorridente, ha la battuta pronta ma pesa ogni singola parola che dice. Il suo intervento è arrivato solo alle 23 (e scherzando ha detto: «io ho subito già un processo pesante, ma anche questa condanna è pesante…»), dopo oltre due ore di dibattito ma nessuno ha abbandonato la poltrona. Mercoledì la sezione disciplinare del Csm ha spiegato perchè un mese fa ha trasferito il magistrato da Catanzaro e dalle sue funzioni e lo ha condannato alla sanzione della censura, (e non a quella più grave della perdita di anzianità, come aveva chiesto l'accusa). Lui non è entrato nel merito (lo ha fatto però Travaglio) ed ha assicurato di andare «fiero di quella condanna»: «sono stato capace», ha detto con un sorriso ironico, «di mettere d’accordo tutti: ho unito la sinistra e la destra politica, così come la sinistra e la destra giudiziaria. Sono orgoglioso e per questo ho incorniciato la mia condanna dietro la scrivania. Chi vuole venire nel mio ufficio la vedrà…» Nonostante stia passando un «periodo nero», come ha ammesso lui stesso, De Magistris è apparso determinato, per niente intimorito da quella che lui ha ribattezzato una vera e propria «minaccia postfascista». «Non è rivolta a me quella», ha sostenuto. Lui è solo il bersaglio per mettere all’erta tutti i suoi colleghi: «quanti lavorano tutti i giorni onestamente. Con me gli hanno fatto capire che se si toccano certi tasti si salta in aria». «HO ANCORA FIDUCIA NELLA MAGISTRATURA» «Chi pensa che questa vicenda si chiuda con la mia condanna disciplinare si sbaglia di grosso», ha detto ancora il sostituto procuratore che ha adesso trenta giorni di tempo per impugnare la sentenza. «Io sono convinto che prima o poi tutto sarà più chiaro. Io ho ancora fiducia nella magistratura». De Magistris non ha negato poi di non essere rimasto sorpreso dalla condanna disciplinare: «lo sapevo da un anno che sarebbe arrivata». L’unico cruccio che forse si porta dietro, e lo si percepisce dalla voce che si increspa e diventa leggermente rabbiosa, è quello di avere la consapevolezza di essere stato giudicato da giudici che già prima di ascoltare la sua versione dei fatti credevano nella sua colpevolezza. «Ero in treno, il 29 ottobre, in seconda classe», ha raccontato fornendo dettagli e ripercorrendo esattamente movimenti e sensazioni. «Stavo andando da Roma a Lamezia per essere sentito in prima commissione. Di fronte a me c’era un signore che leggeva La Repubblica. In prima pagina c’era una intervista di Mancino (Nicola, vicepresidente del Csm, ndr) che diceva, riferendosi a me e alla Forleo, “questi magistrati hanno violato il dovere del riserbo”. E ho subito pensato: io ora vado al Csm e quelli che sono i miei giudici sanno già che ho sbagliato». Ma nonostante questo la sua fiducia nella magistratura non vacilla (o almeno così vuole far credere): «lì dentro c’è il virus ma per fortuna anche l’antivirus», ha continuato, «ovvero tantissimi magistrati che portano la toga in silenzio e con dignità». E De Magistris ha commentato anche la decisione di alcuni partiti di non candidare persone condannate o con processi in corso: «sono solo segnali apparenti perché i politici hanno paura. Hanno capito che si sta formando una coscienza forte tra i cittadini e tentano di lanciare segnali tranquillizzanti». 2月15日 IL CORAGGIO DI DIRE LE COSECome sarebbe bello se la Politica, la Magistratura e tutti noi cittadini prendessimo coscienza di certe cose! Buona lettura! Dal Blog "UGUALE PER TUTTI" di Felice Lima (Giudice del Tribunale di Catania) Nei mesi scorsi, anche a seguito delle note vicende relative ai nostri stipendi, si è animato, nelle mailing list dei diversi gruppi, un dibattito sulla nostra condizione. A me pare che quel dibattito non possa essere archiviato, ma se ne debba approfittare per delle riflessioni sincere (anche se dolorose) su di noi. Partirò dalla cosa più vera e più viva che ho trovato in quel dibattito: la rabbia. La rabbia di un certo numero di colleghi per diverse cose. 1. Rabbia per le condizioni in cui lavoriamo. 2. Rabbia per la considerazione (poca) nella quale siamo tenuti dai cittadini e dalle istituzioni. 3. Rabbia per l'inaffidabilità (vera o presunta, in questa sede non ha importanza) dei vertici dell'A.N.M. e del C.S.M.. 4. Rabbia per le condizioni stipendiali che ci riguardano. Mi sembra che questa rabbia - anche se a volte manifestata con ragionamenti non tanto sensati - sia molto fondata e che ad essa i vertici dell'A.N.M. e del C.S.M. non abbiano dato alcuna risposta adeguata. In ogni caso, certamente non le hanno dato alcuna risposta "nuova". Con riferimento all'assemblea autoconvocata di novembre ci si è preoccupati solo di sterilizzarla, manifestando in ogni dove fastidio e disprezzo. L'atteggiamento dei vertici dell'A.N.M. è stato sfacciatamente quello di: che seccatura questi cretini che non capiscono niente e rischiano di fare solo danno. E' emerso ancora una volta che nell'A.N.M. non c'è dimestichezza vera con la democrazia. Che l'A.N.M. è sostanzialmente una questione "dei vertici" e la base deve essere solo strumento di legittimazione di quei vertici. A me pare che sottovalutare questa rabbia e/o metterla a tacere significhi assassinare quel poco di vita che resta nel malato terminale che è l'amministrazione della giustizia. Non mi interessa quanto di buono e di cattivo ci sia in questa rabbia (metto in conto che probabilmente il male possa essere più del bene). Ribadisco che mi sembra l'ultima cosa viva che ci resta. Concludo questo primo punto, dicendo che sono in totale disaccordo con molte delle affermazioni dei colleghi che si sono limitati a rivendicare uno stipendio maggiore, ma sono convinto che loro costituiscano per la magistratura una speranza, un'opportunità e una risorsa maggiore dei tanti Richelieu che investono tutti se stessi e, purtroppo, tutti noi nell'illusione (quelli in buona fede) e nella truffa (quelli più cinici, la stragrande maggioranza) che la soluzione di tutto sia un'abile strategia politico-elettorale. Partiamo, quindi, dalla pessima considerazione nella quale siamo tenuti e dalla battaglia stipendiale invocata/negata. E' pacifico e incontrovertibile che la condizione - pessima, degradata, deplorevole, inaccettabile - nella quale versa l'amministrazione della giustizia ha causa in responsabilità - in molti casi pienamente dolose - di persone estranee alla magistratura: i ministri, la politica, ecc.. Dunque, è indiscutibile che va combattuta una battaglia per informare i cittadini di questo fatto e per rivendicare da chi ha il dovere di fornirli gli strumenti - materiali e normativi - per un recupero di efficienza del sistema. Mi sembra, però, altrettanto incontrovertibile che le responsabilità altrui sono ormai diventate un alibi per la totale inerzia della nostra categoria professionale rispetto al deficit di efficienza del sistema. Per di più, io personalmente tendo ad avere un approccio con i problemi che più che guardare a ciò che gli altri possono fare per risolverli, cerca di verificare se io possa fare qualcosa per risolverli. In sostanza: posta la battaglia per ottenere migliori condizioni di lavoro, credo che dovrebbe essere (uso il condizionale perché sembra concretamente non esserlo) inevitabile chiedersi se, così stando le cose e in attesa di vincere quella battaglia, ci sia qualcosa che noi possiamo fare per migliorare le cose. Le ragioni fondanti questa domanda, se noi fossimo i santi che crediamo di essere e non siamo, dovrebbero essere etiche e deontologiche. Oggi, però, in mancanza di una sensibilità etica e deontologica, credo ci sia anche una ragione cinica e utilitaristica che dovrebbe imporci un confronto con noi stessi. E' del tutto folle, infatti, ostinarsi a non vedere che ciò che gli altri pensano di te e lo stipendio che sono disposti a darti non dipende da questioni di valore, da verità assolute, da volontà divine, da norme della costituzione. Ma - scusate l'uso troppo ampio del termine - dal "mercato". Dunque, se vogliamo aumentare la nostra autostima, aumentare la stima degli altri per noi e aumentare la propensione del nostro datore di lavoro a darci uno stipendio più alto, dobbiamo assolutamente aprire gli occhi su come stiamo noi sul mercato. Tutti sono disposti a dare più soldi alla Procura di Bolzano (e, infatti, glieli danno: il Fondo Sociale Europeo, gli enti locali, l'università), perché la Procura di Bolzano ha dimostrato di essere disposta a impegnarsi per offrire, nelle condizioni date, un servizio il migliore possibile. Nessuno è disposto a dare soldi (e infatti non glieli danno) a tanti altri uffici giudiziari che si limitano a piagnucolare sulle difficili condizioni in cui operano e, con svergognata evidenza, danno prova di non fare nulla per provare comunque a migliorare, foss'anche di poco, il servizio che rendono (o, meglio, non rendono). Affrontata la questione da questo punto di vista, salta subito agli occhi, peraltro, che i magistrati non sono capaci di guardare al mondo con lucidità e obiettività e che la loro autoreferenzialità incide negativamente sulla loro capacità di analisi. La prima cosa che salta agli occhi, infatti, è che dobbiamo crescere e smetterla di frignare come dei bambini viziati, come degli inutili fighetti figli di papà. Ho letto, in piena battaglia sindacale per gli stipendi, che noi siamo eroi che lavorano in condizioni terribili, che noi siamo sacerdoti di una religione sacra che immolano tutti se stessi al bene dei cittadini ingrati, che noi ci dobbiamo comprare da noi codici e riviste, eccetera. Ma: 1. questo non è vero; 2. per la parte in cui è vero non riguarda noi, ma tutti, qualunque lavoro facciano. Parto dalla seconda considerazione e vi invito a riflettere: secondo voi i medici dei pronto soccorso, i poliziotti della Questura di Catania o peggio di Palmi, le maestre delle scuole di periferia, i capi servizio di certi Comuni, gli stradini dell'Anas, i conducenti dei treni a lunga percorrenza, eccetera, lavorano in condizioni migliori della nostre? E i funzionari di Alitalia o quelli delle Ferrovie dello Stato? Secondo voi ai medici dei pronto soccorso i libri glieli compra la U.S.L.? Sapete che stipendio prende un medico universitario in servizio in una chirurgia d'urgenza? Avete idea di che responsabilità - morali, giuridiche, economiche - assume decidendo se operare o no un bambino che arriva con la testa fracassata? Il comandante dell'aliscafo che l'altro giorno si è scontrato con una nave nello stretto di Messina aveva delle responsabilità e operava in condizioni difficili. Ha pagato con la vita. E come lui e prima di lui tanti altri. I morti sul lavoro in Italia mi sembra siano ottomila l'anno. Evidentemente queste persone lavorano in condizioni peggiori dei nostri fighetti/colleghi. Allora, per favore, smettiamola. Tutti i professionisti che conosco, che abbiano capacità e coscienza, operano oggi come oggi in condizioni molto difficili, con grandi responsabilità, senza alcuna copertura. Ho visto colleghi nostri rubastipendio (e sono veramente tanti) condannare medici sfigatissimi per non avere subito riconosciuto una malattia rarissima in un pronto soccorso in piena emergenza. Non è vero, poi, che noi siamo questi grandi eroi. Ci sono molte persone davvero eccezionali e generose fra di noi, ma non sono tutti e neppure la maggioranza. Vorrei fare mille esempi specifici con nomi e cognomi, per rendere più concreto e credibile il mio discorso, ma questo susciterebbe reazioni irritate e addirittura querele e rovinerebbe tutto, quindi resto sul generico. Potrei, per esempio, elencare decine di colleghi del distretto di Corte di Appello in cui lavoro che letteralmente rubano lo stipendio (non "lavorano poco", proprio letteralmente "rubano lo stipendio"). Ho letto l'altro giorno un foglio di statistica che ci comunicava che uno di noi ha scritto in tutto il 2006 solo venticinque sentenze civili. Quelle che io scrivo in due mesi. Per gli altri dieci mesi evidentemente è stato in vacanza. C'è un collega che viene in ufficio due mattine la settimana, dalle 8.00 alle 11.30 e basta e non si porta neppure un foglietto di carta a casa. E si lamenta pure in continuazione che ha troppo lavoro. E questo senza che succeda nulla, nonostante tutti questi casi siano arcinoti a tutti, capi uffici compresi e, soprattutto, purtroppo, avvocati e parti comprese. Siamo il regno dell'irresponsabilità. E dell'impunità. Quanti di noi hanno pagato davvero - al pari di un medico del pronto soccorso o di un conduttore di treno o di aliscafo - per le devastati scemenze che a volte si leggono in tante sentenze? Per la totale disorganizzazione dell'ufficio che dirigono o che è loro affidato? Per la totale incapacità di migliorare sotto qualsiasi profilo il servizio che devono rendere? Di fatto, nessuno di noi risponde veramente - se non in casi talmente clamorosi che meriterebbero la galera - della gestione irragionevole dei ruoli, della trattazione illogica delle cause (cause urgenti vanno lontano, cause bagatellari vicino), dei ritardi incontrollati dei consulenti tecnici, della irragionevole violazione di legge che è la sistematica compensazione delle spese nel civile, che produce un enorme contenzioso incoraggiato dall'"impunità". Nella maggior parte dei tribunali non si riesce a ottenere che i giudici adottino, sulle materie ordinarie, criteri di decisione omogenei (il che pure aumenta il contenzioso) e in molto casi addirittura non si riesce a ottenere neppure che siano esposti in maniera trasparente e agevolmente conoscibile gli orientamenti dell'ufficio così da consentire all'utenza di adeguarvisi e di tenerne conto a fini transattivi. La maggior parte dei capi e sottocapi degli uffici interpreta questo ruolo come una onorificenza: lavorano poco, assumono pochissime responsabilità, evitano le grane come la peste, ci tengono moltissimo all'autista, al posto a teatro e simili. Gli orari d'ufficio sono per troppi un optional. La puntualità una pretesa offensiva: non siamo impiegati, siamo principi. Ho già scritto in un'altra occasione che sono in magistratura da più di vent'anni e nulla è cambiato. Gli ospedali fanno schifo, ma sono cambiati moltissimo. I medici - anche i peggiori - hanno capito che non si può più scherzare e che il paziente va trattato come si deve o almeno come è necessario a evitare la galera. Dunque, gli ospedali fanno schifo, ma meno schifo di dieci anni fa. I Tribunali, invece, sono uguali, precisi identici, a venti anni fa. I magistrati trattano oggi avvocati, imputati, parti, testimoni esattamente nel borbonico modo in cui li trattavano venti anni fa. E' una cosa del tutto incredibile. Ho la più grande esecrazione per come i politici trattano la giustizia, ma confesso che se fossi il Ministro della giustizia sarei feroce e pericoloso. Leggo che i nostri vertici sindacali sono molto contenti perché ci stanno facendo ottenere l'ufficio per il processo e così io avrò un assistente a cui delegare atti routinari e ricerche di giurisprudenza. Ma, perché, c'è qualcuno di voi così criminale da delegare ad altri una ricerca di giurisprudenza che, per sua natura, è necessariamente da farsi in proprio? E che vuol dire far fare a personale meno qualificato di noi atti routinari? Potrei scrivere ancora a lungo su questo, ma mi limito a invitarvi a studiare ciò che è stato fatto alla Procura di Bolzano. Vi prego, documentatevi. Posso offrire un sacco di materiale sul punto. Scoprirete cosa è possibile fare - con queste leggi e con questi soldi - per trasformare un ufficio giudiziario dalla cosa lagnosa che sono i nostri a un ufficio che sta concorrendo, su proposta del Ministero della Funzione Pubblica, al premio delle Nazioni Unite per la migliore pubblica amministrazione DEL MONDO. L'esperienza di Bolzano dimostra che si può. Dunque, se si può, SI DEVE. Smettiamola di continuare a dire che la colpa è solo degli altri, che non fanno quello che potrebbero per noi. Questo è vero, ma è DEL TUTTO INUTILE limitarsi a ripeterlo. E' ora che FINALMENTE ci mettiamo a lavorare a ciò che noi possiamo fare per noi. Perché se neppure noi siamo disposti a investire su di noi, perché dovrebbero farlo gli altri? Peraltro, tornando al discorso della nostra impunità, è sorprendente che proprio da noi non si riesca a ottenere che fra il non fare nulla davanti alla neghittosità di tanti e imbastire processi ci dovrebbero essere mille costruttive vie di mezzo. Parliamo sempre della patologia tutta italiana consistente nel fatto che l'unica forma di legalità sono rimasti i tribunali e poi al nostro interno l'unica forma di reazione all'indegnità di tanti è il processo penale e/o disciplinare. Ma è davvero utopistico sognare tribunali e corti di appello nei quali i capi e sottocapi chiamano i loro "sottoposti" e gli segnalano le cose che non vanno, pretendendo prima e a prescindere dalle carte bollate che onorino la toga che indossano? E' davvero utopistico che i valori dell'efficienza, dell'organizzazione, del servizio divengano roba condivisa fra noi e che, invece di spettegolare con i sorrisetti sui colleghi che non lavorano o lavorano male, si attuino forme di "controllo sociale" che li inducano a essere almeno decenti? E' davvero utopistico che i componenti del C.S.M. - magistrati - smettano di ritenere non vergognoso gestire il loro ufficio di rilevanza costituzionale secondo logiche spartitorie e correntizie invece che nella logica dell'imparzialità e della buona amministrazione? Purtroppo è davvero utopistico, ma questo ci deve fare riflettere molto su chi siamo! Ho già scritto in un'altra occasione che la magistratura è il regno delle rendite di posizione. Un numero altissimo di magistrati ha sfruttato in tutti questi anni rendite di posizione, senza impegnarsi davvero, senza rischiare in proprio, senza mettere il cuore nelle cose. Questo atteggiamento ci ha disonorati tutti. Questo è un lusso che non ci possiamo permettere più. O cambiamo o puramente e semplicemente finiremo nell'immondizia. E' vero che la Costituzione impone la nostra esistenza, ma se continueremo a non svolgere la nostra funzione (perché il servizio che rendiamo per adesso non può essere inteso come "giustizia"), ci butteranno via lo stesso. E smettiamola con questa ipocrisia del nostro eroismo. Gli eroi che conosco in magistratura sono sempre gli stessi: il tribunale di Milano, la procura di Milano, la procura di qui, la procura di li. E Lametia Terme? Arrestano una collega e noi non facciamo niente? Il Presidente del Tribunale è ancora al suo posto? Non dubito della sua onestà. Sono certo della sua inidoneità se davanti ai suoi occhi è potuto succedere quelle che è successo. Ammazzano Giangiacomo Ciaccio Montalto a Trapani. Un suo collega della porta accanto viene arrestato per detenzione illegale di armi clandestine e per complicità con la mafia. E dove viene trasferito il suo capo? In cassazione!!!! C'è lite alla procura di Palermo. Dove se ne va il capo? Alla Procura della Cassazione!!!!! Su cosa si litiga al C.S.M.? Su come smaltire l'arretrato? No! Su come abbassare la durata media dei processi? No! Su come ispezionare, giudicare e cacciare i capi di uffici che non migliorano? No! Su come dare un seguito alle ispezioni triennali che sputtanano un mare di colleghi, ma restano lettera morta? No! Al C.S.M. si litiga sui colleghi fuori ruolo e su come gestire un sistema di trasferimenti orizzontali nel quale - caso UNICO in tutta la pubblica amministrazione - ottomila magistrati possono capricciosamente fare duecentomila domande e revocarle un giorno dopo l'accoglimento. Ma ditemi voi!!! Ho fatto riferimento alla Procura di Bolzano. Al metodo seguito lì, metodo che già tanti dicono che è maglio non chiamare così, "metodo Bolzano", ma "esperienza Bolzano", così sterilizzarne il valore emblematico. Quel metodo - o se preferite quella esperienza - dimostra come sia possibile e bello essere efficienti e senza arretrato utilizzando le risorse che ci sono. Ha dimostrato che per farlo è necessaria trasparenza e organizzazione. E' assolutamente evidente che che questi non sono valori realmente condivisi in magistratura. Anni fa pensavo che i magistrati sono refrattari all'efficienza e all'organizzazione perché non sono molto intelligenti. Poi ho capito che non è così. Non è un difetto di capacità. E' un difetto di buone intenzioni. La trasparenza (che non uso qui in alternativa a "disonestà", ma a "confusionarietà") e l'organizzazione ti costringono a diventare un buon impiegato. Il magistrato non vuole essere un impiegato. Si sente un mezzo dio. A volte. Molte altre volte, quando gli conviene, si copre dietro la sua qualifica di "impiegato": quanti di noi lavorano con la logica di chi ritiene di non essere chiamato a fornire un risultato, ma di dovere solo "fare qualcosa", "tirare avanti", non fare peggio di ..., assicurare almeno che ... Con riferimento alla giustizia civile c'è poi addirittura un altro paradosso. Una gran parte dell'enorme contenzioso che ci schiaccia è prodotto da nostre prassi deplorevoli. Considerate, fra le tante che potrei indicare, l'abituale compensazione delle spese, pronunciata per pura e semplice viltà di tanti giudici civili. Il collega Rossetti, in un articolo scritto per una rivista, ha riferito di avere verificato, utilizzando una qualunque banca dati di giurisprudenza, che solo in Cassazione le sentenze nelle quali sono state compensate le spese sono molte migliaia. Questo atteggiamento e tanti altri - come per esempio il non confrontarsi fra colleghi e cercare di trovare, nelle materie ordinarie, criteri di decisione delle cause omogenei - aumenta sostanziosamente, invece che diminuire, il contenzioso. Io credo che l'unica via per salvarci sia lavorare perché quelli di cui ho parlato fin qui diventino valori condivisi - in teoria e, ancora di più, in pratica - fra i nostri colleghi. Se mai e quando questi diventeranno valori condivisi nella magistratura, forse anche i colleghi impegnati a imitare Richelieu dovranno adeguarsi e, invece di studiare circolari sempre più complicate (pensate che ci lamentiamo delle leggi fatte male: leggetevi due circolari del C.S.M. e vedrete) per regolare i privilegi di questo o di quello, si dedicheranno finalmente a strizzare capi uffici perché finalmente facciano i dirigenti, invece dei principi, e a cacciare quelli che come unico titolo di merito hanno la vecchiaia. Non credo che ci sia speranza di riuscire in una impresa simile, ma mi sembra l'unica strada e, quindi, io ci spero per disperazione. Credo che bisogna continuare a dire che la politica, con riferimento alla giustizia, fa schifo, ma cominciare anche ad ammettere - con toni chiari e forti - che la magistratura pure fa abbastanza schifo. E che abbiamo troppo bisogno della magistratura per permetterle di continuare a fare schifo. 17 luglio 2007 1月24日 DE MAGISTRIS SI DIMETTE DALL'ANMDe Magistris si dimette dall'Associazione Nazionale Magistrati, così come aveva fatto la sua collega di Milano Ilda Boccassini. Parte Civile pubblica la lettera del Dott. Luigi De Magistris, per alimentare il già grande fiume di solidarietà nei suoi confronti, fermamente convinti del nostro sostegno, qualsiasi sia il Suo destino di Magistrato. Non sono bastate nemmeno le 100.000 firme consegnate al Capo dello Stato a far riflettere e desistere il CSM da propositi devastanti per la carriera del Nostro Magistrato. Siamo disposti a seguirlo qualsiasi siano le sue scelte e, se lo vorrà, sappia che queste firme possono diventare consensi elettorale ben più consistenti. All’Associazione Nazionale MagistratiDal Blog UGUALE PER TUTTI: ROMA Già da alcuni mesi avevo deciso – seppur con grande rammarico – di dimettermi dall’Associazione Nazionale Magistrati. I successivi eventi che mi hanno riguardato, le priorità dettate dai tempi di un processo disciplinare tanto rapido quanto sommario, ingiusto ed iniquo, mi hanno imposto di soprassedere. Adesso è il tempo che “tutti i nodi vengano al pettine”. Vado via da un’associazione che non solo non è più in grado di rappresentare adeguatamente i magistrati che quotidianamente esercitano le funzioni, spesso in condizioni proibitive, ma sta – con le condotte ed i comportamenti di questi anni – portando, addirittura, all’affievolimento ed all’indebolimento di quei valori costituzionali che dovrebbero essere il punto di riferimento principale della sua azione. L’A.N.M. – che storicamente aveva avuto il ruolo di contribuire a concretizzare i valori di indipendenza interna ed esterna della magistratura – negli ultimi anni, con prassi e condotte censurabili ormai sotto gli occhi di tutti, ha contribuito al consolidamento di una magistratura “normalizzata” non sapendo e non volendo “stare vicino” ai tanti colleghi (sicuramente i più “bisognosi”) che dovevano essere sostenuti nelle loro difficili azioni quotidiane spesso in contesti di forte isolamento; ha fatto proprie tendenze e pratiche di lottizzazione attraverso il sistema delle cosiddette correnti; ha contribuito – di fatto – a rendere sempre più arduo l’esercizio di una giurisdizione indipendente che abbia come principale baluardo il principio costituzionale che impone che tutti i cittadini siano uguali di fronte alla legge. L’A.N.M. è divenuta, con il tempo, un luogo di esercizio del potere, con scambi di ruoli tra magistrati che oggi ricoprono incarichi associativi, domani siedono al C.S.M., dopodomani ai vertici del ministero e poi, magari, finito il “giro”, si trovano a ricoprire posti apicali ai vertici degli uffici giudiziari. È uno spettacolo che per quanto mi riguarda è divenuto riprovevole. Anche io, per un periodo, ho pensato, lottando non poco come tutti i miei colleghi sanno, di poter contribuire a cambiare, dall’interno, l’associazionismo giudiziario, ma non è possibile non essendoci più alcun margine. Lascio, pertanto, l’A.N.M., donando il contributo ad associazioni che, nell’impegno quotidiano antimafia, cercano di garantire l’indipendenza concreta della magistratura molto meglio dell’associazionismo giudiziario. Non vi è dubbio che anche il Consiglio Superiore della Magistratura, composto da membri laici, espressione dei partiti, e membri togati, espressione delle correnti, non può, quindi, non risentire dello stato attuale della politica e della magistratura associata. I magistrati debbono avere nel cuore e nella mente e praticare nelle loro azioni i principi costituzionali ed essere soggetti solo alla legge. So bene che all’interno di tutte le correnti dell’A.N.M. vi sono colleghi di prim’ordine, ma questo sistema di funzionamento dell’autogoverno della magistratura lo considero non più tollerabile. Il C.S.M. deve essere il luogo in cui tutti i magistrati si sentano, effettivamente, garantiti e tutelati dalle costanti minacce alla loro indipendenza. Non è possibile assistere ad indegne omissioni o interventi inaccettabili dell’A.N.M., come ad esempio negli ultimi mesi, su vicende gravissime che hanno coinvolto magistrati che, in prima linea, cercano di adempiere solo alle loro funzioni: da ultimo, quello che è accaduto ai colleghi di Santa Maria Capua Vetere. Non parlo delle azioni ed omissioni riprovevoli – da parte anche di magistrati, non solo operanti in Calabria – sulla mia vicenda perché di quello ho riferito alla magistratura ordinaria competente e sono fiducioso che, prima o poi, tutto sarà più chiaro. Certo, lo spettacolo che mi ha visto in questi giorni protagonista, in un processo disciplinare che mi ha lasciato senza parole, ha contribuito a radicare in me la convinzione che questo sistema ormai è divenuto inaccettabile per tutti quei magistrati che ancora sentono e amano profondamente questo mestiere e che siamo ormai al capolinea. Io sono orgoglioso – sembrerà paradossale – che questo C.S.M. mi abbia inflitto la censura con trasferimento d’ufficio. Era proprio quello che mi aspettavo. Ed anche scritto, in tempi non sospetti. Ho già detto, ad un mio amico antiquario, di farmi una bella cornice: dovrò mettere il dispositivo della sentenza dietro la scrivania del mio ufficio ed indicare a tutti quelli che me lo chiederanno le vere ragioni del mio trasferimento. La mia condanna disciplinare è grave e infondata, nei confronti della stessa farò ricorso alle sezioni unite civili della Suprema Corte di Cassazione confidando in giudici sereni, onesti, imparziali, in poche parole giusti. La condanna è, poi, talmente priva di fondamento, da ogni punto di vista, che la considero anche inaccettabile. Mi viene inflitta la censura, devo lasciare Catanzaro ed abbandonare le funzioni di pubblico ministero in sostanza perché non ho informato i miei superiori in alcune circostanze e perché ho secretato un atto solo ed esclusivamente per salvaguardare le indagini ed evitare che vi fossero propalazioni esterne che danneggiassero le inchieste; senza, peraltro, tenere conto delle gravissime ragioni che hanno necessariamente ispirato alcune mie condotte. Troppo zelo, troppi scrupoli, troppo amore per questo mestiere. Del resto il procuratore generale che rappresentava l’accusa in giudizio, nel rimproverarmi, definendomi anche birichino, ha detto che concepisco le mie funzioni come una missione. Ebbene, questa decisione, a mio umile avviso, contribuisce ad affievolire l’indipendenza della magistratura, conduce ad indebolire i valori ed i principi costituzionali, ci trascina verso una magistratura burocratizzata ed impaurita sotto il maglio e la clava del processo disciplinare. Il rappresentante della Procura generale della Cassazione in udienza, il dr Vito D’Ambrosio, ex politico, il quale per circa dieci anni è stato anche presidente della Giunta della Regione Marche, ha sostenuto, durante il processo, sostanzialmente, che non rappresento, in modo adeguato, il modello di magistrato. Ed invero, il modello di magistrato al quale mi sono ispirato è quello rappresentato da mio nonno magistrato (che ha subito anche due attentati durante l’espletamento delle funzioni), da mio padre (che ha condotto processi penali di estrema importanza in materia di terrorismo, criminalità organizzata e corruzione), dai miei magistrati affidatari durante il tirocinio, dai tanti colleghi bravi e onesti conosciuti in questi anni, da quello che ho potuto apprendere ed imparare, sulla mia pelle in contesti ambientali anche molto difficili, dall’esperienza professionale nell’esercizio di un mestiere al quale ho dedicato, praticamente, gran parte della mia vita. Il mio modello è la Costituzione repubblicana, nata dalla resistenza. Il modello “castale” e del magistrato “burocrate” non mi interessa e non mi apparterrà mai, nessuna “quarantena” in altri uffici, nessun “trattamento di recupero” nelle pur nobili funzioni giudicanti, potrà mutare i miei valori, né potrà far flettere, nemmeno di un centimetro, la mia schiena. Sarò sempre lo stesso, forse, debbo a questo appunto ammetterlo, un magistrato che per il “sistema” è “deviato ed eversivo”. Pertanto, questa sentenza è, per me, la conferma di quello che ho visto in questi anni ed un importante riscontro professionale alla bontà del mio lavoro. Certo è una sentenza che nella sua profonda ingiustizia è anche intrinsecamente mortificante. Imporre ad un pubblico ministero, che si sa che ha sempre professato e praticato l’amore immenso per quel mestiere, di non poterlo più fare – sol perché ha “osato”, in pratica, indagare un sistema devastante di corruzione e cercato di evitare che una “rete collusiva” ostacolasse il proprio lavoro e, quindi, condannandolo per avere, in definitiva, rispettato la legge – è un po’ come dire ad un chirurgo che non può più operare, ad un giornalista di inchiesta che deve occuparsi di fiere in campagna, ad un investigatore di polizia giudiziaria che deve pensare ai servizi amministrativi. Farò di tutto, con passione ed entusiasmo intatti, nei prossimi mesi, per dimostrare quanto ingiusta e grave sia stata questa sentenza e che danno immane abbia prodotto per l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati, ed anche e soprattutto per la Calabria, una terra (che continuerò sempre ad amare comunque finisca questa “storia”) che aveva bisogno di ben altri “segnali” istituzionali. Lavorerò ancor più alacremente nei prossimi mesi – prima del mio probabile allontanamento “coatto” dalla Calabria – presso la Procura della Repubblica di Catanzaro per condurre a termine le indagini più delicate pendenti. Non mi sottrarrò ad eventuali dibattiti pubblici anche tra i lavoratori, tra gli operai, tra gli studenti, nei luoghi in cui vi è sofferenza di diritti, per contribuire – da cittadino e da magistrato, con la mia forza interiore – al consolidamento di una coscienza civile e per la realizzazione di un tessuto connettivo sinceramente democratico. Il Paese deve, comunque, sapere che vi sono ancora magistrati che con onore e dignità offrono una garanzia per la tutela dei diritti di tutti (dei forti e dei deboli allo stesso modo) e che non si faranno né intimidire, né condizionare, da alcun tipo di potere, da nessuna casta, esercitando le funzioni con piena indipendenza ed autonomia, in una tensione ideale e morale costituzionalmente orientata, in ossequio, in primo luogo, all’art. 3 della Costituzione repubblicana. La lotta per i diritti è dura e forse lo sarà sempre di più nei prossimi mesi: nelle istituzioni e nel Paese vi sono ancora, però, energie e valori, anche importanti. Si deve costruire una rete di rapporti – fondata sui valori di libertà, uguaglianza e fratellanza – che impedisca all’Italia di crollare definitivamente proprio sul terreno fondamentale dei diritti e della giustizia. È il momento che ognuno faccia qualcosa – in questa devastante deriva etica e pericoloso decadimento dei valori – divenendo protagonista per contribuire al bene della collettività e del prossimo, non lasciando l’Italia nelle mani di manigoldi, affaristi e faccendieri. 23 gennaio 2008 Luigi De Magistris 1月19日 CSM: DE MAGISTRIS NON PIU' P.M.!Buon giorno a tutti, tranne ai nemici di De Magistris che, a questo punto, sono anche i miei. De Magistris non potrà esercitare più la funzione di Pubblico Ministero! Avrei voglia di bestemmiare come non ho mai fatto, di lasciarmi andare al turpiloquio, alla volgarità più infima, all'odio che non ho mai nutrito per nessuno, ma che si agita e scalpita dentro me, per quello che siamo costretti a subire, nemmeno fossimo un branco di rincoglioniti!!!! De Magistris mortificato oltre misura, degradato nella sua funzione, con un destino da militare disarmato di fronte alla peggiore forma di terrorismo ITALIOTA. Lui punito in questo modo indecente, mentre CUFFARO resta alla guida della Regione Sicilia dopo una condanna a cinque anni, DELL'UTRI è ancora in Parlamento, EX TERRORISTI portaborse o collaterali al governo, TRUFFATORI condannati che siedono in Parlamento, MEDICI che ammazzano pazienti, un ESERCITO di condannati in tutti gli ambiti lavorativi che continuano ad esercitare le loro professioni, mentre De Magistris e la Forleo vengono azzerati nel loro futuro. Il Magistrato CHIARAVALLOTI minacciava per De Magistris un affido alla camorra napoletana e comunque [...] "per quello che ha fatto dovrà passare i prossimi dieci anni a difendersi" [...]. Altro che dieci anni! Se anche la Cassazione si allineerà a quanto deciso dal CSM, a Luigi De Magistris non basterà l'intera vita! Intanto il Magistrato CHIARAVALLOTI nonostante la scandalosa intercettazione, continua ad essere ai massimi vertici dell'Ufficio di Garante della Privacy (vice Presidente). Dopo l'applauso unanime del Parlamento in favore del discorso di Mastella, il CSM, composto anche da membri eletti dal Parlamento, non poteva fare altrimenti! - L'unica voce dissonante è stata quella di Di Pietro verso il quale c'è un attacco frontale del partito-famiglia dell'UDEUR, lontano, lontanissimo dall'operato del CSM. Nessun altro partito della maggioranza si è distinto con la chiarezzza di Di Pietro, tant'è che il partito-famiglia non ha altri "nemici" nella maggioranza, anzi, nel Parlamento. E l'inquietudine diventa PAURA se attraverso trasmissioni televisive (Perfidia - TelespazioTV -CZ-) ascoltiamo che la figlia di un certo Nicola Mancino - Democristiano - riceveva in quel di Cetraro (CS), in occasione di un suo compleanno, un regalo di ben 850 milioni di vecchie lire, comprato da Gerardo Sacco, grazie ad una colletta di amici del luogo. A dire il vero il telespettatore si chiedeva se quel Nicola Mancino fosse lo stesso del Nicola Mancino Vice Presidente del CSM o se si tratta di un caso di omonimia. Solo per la cronaca ricordiamo che Cetraro è una splendida cittadina della costa tirrenica, incontrastato regno di un boss locale che entra ed esce dalla galera, nonostante capi d'imputazione gravissimi. Solo per amor di cronaca ricordiamo che a Cetraro è stato assassinato il sindacalista LO SARDO, che denunciava gli affari della malavita sulla costa tirrenica. Constatiamo che nell'intreccio di strane nebulose e di abissali chiaro-scuri, l'unica luce che rischiara il torbido mondo del malaffare è quella costituita da quei Magistrati coraggiosi come De Magistris e Clementina Forleo che se non vengono eliminati fisicamente vengono azzerati professionalmente. 1月18日 DE MAGISTRIS TRASFERITO - W DE MAGISTRIS!DE MAGISTRIS E' STATO TRASFERITO!
TUTTO E' COMPIUTO!!! ADESSO VEDIAMO SE IL CSM, IL SUO PRESIDENTE, IL VICE PRESIDENTE E QUANTI HANNO A CUORE LA GIUSTIZIA, COSA FARANNO AFFINCHE' LA CALABRIA SI VEDA RISARCITA (E IN CHE MODO) DA QUANTI L'HANNO PROSCIUGATA DELLE SUE RISORSE. ASPETTIAMO DI SAPERE CHE FINE FARANNO LE INDAGINI POSEIDONE E WHY NOT, SIAMO ANSIOSI DI CAPIRE COME SI EVOLVERA' L'INDAGINE SULLE TOGHE LUCANE E, SOPRATTUTTO, STIAMO ATTENTI A COSA DIRANNO I GRANDI LEADER DEI PARTITI, IN MODO PARTICOLARE IL LEADER DEL NEO PARTITO DEMOCRATICO. SIAMO SGOMENTI PER TUTTA LA CRONISTORIA DELLA VICENDA DE MAGISTRIS E CI SENTIAMO MORTIFICATI E OFFESI NELLA NOSTRA DIGNITA' DI CITTADINI CHE AMANO LA GIUSTIZIA, ALLO STESSO MODO DI QUANTO LE MAFIE INSANGUINANO, CON I LORO DELITTI, LE STRADE DEL NOSTRO PAESE. NEMMENO I FATTI DI QUESTI GIORNI SONO SERVITI A MITIGARE LA SENTENZA CONTRO DE MAGISTRIS, TUTTO QUELLO CHE AVEVA CHIESTO IL MINISTRO MASTELLA SI E' REALIZZATO, ANZI SI E' COLMATA LA MISURA! E MENTRE IL PARTITO FAMIGLIA CHIEDE AL GOVERNO PIENA SOLIDARIETA' E ADESIONE ALLE PAROLE DETTE DAL GUARDASIGILLI IN PARLAMENTO, L'ITALIA SI PRESENTA AL MONDO IN GINOCCHIO! L'ITALIA, LA NOSTRA PATRIA, RIDOTTA A UN PUTRIDUME DI LOSCHI AFFARI, DOVE LA MALAPOLITICA SI E' APPROPRIATA DI TUTTO, PERSINO DEL FUTURO DI TANTI GIOVANI, SPECIALMENTE AL SUD. POVERA PATRIA ... E CI TORNANO ALLA MENTE LE PAROLE DI BATTIATO ... POVERA PATRIA! Schiacciata dagli abusi del
Potere / Di gente infame che non sa
cos’è il pudore / Si credono potenti e gli va
bene / Quello che fanno e tutto gli
appartiene...
TUTTA LA SOLIDARIETA' A LUIGI DE MAGISTRIS! SAPPIA CHE UN INTERO POPOLO E' A SUO FIANCO, OVUNQUE VADA, QUALUNQUE COSA DECIDESSE DI FARE. UN POPOLO DI UOMINI E DONNE, DI RAGAZZI E RAGAZZE, DI GENTE PER BENE CHE NON SI RASSEGNANO, NONOSTANTE TUTTO, A PERDERE LA SPERANZA. PER LUI UN APPLAUSO FRAGOROSO CHE ATTRAVERSA L'ITALIA, PER IL DOTT. LUIGI DE MAGISTRIS ED ANCHE PER CLEMENTINA FORLEO, SENZA ALCUNA RISERVA, CON L'AMORE CHE SI PUO' AVERE PER UN CARO AMICO, CON LA LIBERTA' DI FARLO SENZA CHE NESSUNO STORCA IL NASO; UN APPLAUSO FRAGOROSO CHE POSSA SOMMERGERE QUELLO DEL PARLAMENTO IN FAVORE DI MASTELLA ... OGNUNO, VIVA DIO, E' PADRONE DI SCEGLIERE DA CHE PARTE STARE! DOBBIAMO RIPRENDERCI IL NOSTRO DESTINO ... IO LA BUTTEREI IN POLITICA, CON DE MAGISTRIS E LA FORLEO IN UNA BELLA LISTA! STARE ALLA FINESTRA SAREBBE UN SUICIDIO ... GLI APPLAUSI A MASTELLA, CHE DA GUARDASIGILLI MASSACRAVA LA MAGISTRATURA, SONO UN BRUTTO, BRUTTO SEGNALE!!! E NON C'ENTRANO LA VICINANZA E LA SOLIDARIETA' UMANA, QUELLE SONO UN'ALTRA COSA! NONOSTANTE TUTTO, CONFIDIAMO NELLA MAGISTRATURA, DOBBIAMO ASSOLUTAMENTE FARLO PER NON INDEBOLIRE IL SENSO DI LEGALITA' E DI GIUSTIZIA CHE ALIMENTANO LE SPERANZE DI TANTI UOMINI PER BENE. DOBBIAMO FARLO A FRONTE ALTA, ALLONTANANDO DA NOI LA TENTAZIONE DI DIVENTARE CLANDESTINI E SEPPELLIRE PER SEMPRE LA CONVINZIONE DI ABITARE UN PAESE NON PIU' DEMOCRATICO. E I GARANTI DELLA DEMOCRAZIA, CARI POLITICI, NONOSTANTE DE MAGISTRIS E LA FORLEO, NONOSTANTE FALCONE, BORSELLINO, SCOPELLITI, CHINNICI, DALLA CHIESA E TANTISSIMI ALTRI, SONO PROPRIO LORO: I MAGISTRATI!!!! PUO' APPARIRE SCONCERTANTE AFFERMARE UNA COSA DEL GENERE: LA MAGISTRATURA GARANTE DELLA DEMOCRAZIA! QUANDO, INVECE, DOVREBBE ESSERE LA POLITICA A FARLO, CON LEGGI GIUSTE E LA CERTEZZA DELLA PENA. INVECE, CONSIDERANDO LA GENERALE IMPUNITA' DELLA CLASSE POLITICA, SI SPERA CHE IN QUALCHE SPERDUTA PROCURA, SOMMERSO DA MONTAGNE DI FALDONI, SENZA AUTO DI SCORTA, SENZA AIUTO DA PARTE DELLO STATO, POSSA ESSERCI QUALCHE UMILE MAGISTRATO CHE SI RICORDI DI AVERE GIURATO FEDELTA' ALLA REPUBBLICA PER IL BENE DEI SUOI CITTADINI. W DE MAGISTRIS, W LA FORLEO! W DE MAGISTRIS, W LA FORLEO! W DE MAGISTRIS, W LA FORLEO! W DE MAGISTRIS, W LA FORLEO! W DE MAGISTRIS, W LA FORLEO! W DE MAGISTRIS, W LA FORLEO! W DE MAGISTRIS, W LA FORLEO! W DE MAGISTRIS, W LA FORLEO! W DE MAGISTRIS, W LA FORLEO! OCCHIO RAGAZZI! QUI
SI METTE DAVVERO MALE!
1月16日 ARRESTI PER LA SIGNORA MASTELLASPROPORZIONATA REAZIONE DEI POLITICI ALLA NOTIZIA DELL'ARRESTO DELLA SIGNORA MASTELLA Il sale sulla coda brucia tantissimo e qualcuno ha paura di uno scatto d'orgoglio della Magistratura, per anni vilipesa ed assediata dalla classe politica. Arrivare all'arresto della Signora Mastella non credo sia stata una cosa facile da parte dei giudici che hanno chiesto ed emesso il provvedimento. La notizia suscita clamore, poichè si tratta della moglie del Guardasigilli, ma la più serena nelle dichiarazioni è stata proprio lei: la diretta interessata. Tutti gli altri, specialmente coloro che possono, in qualche modo, avvertire il fiato sul collo della Giustizia o soltanto per mera opportunità politica, farebbero bene a recuperare un minimo di serenità, proprio per non esacerbare il già difficile "confronto" con la Magistratura. Sono convinto, sicuro di non essere il solo, che la Signora Mastella ha i mezzi e soprattutto la forza per difendersi serenamente da un'accusa così grave (se dovesse rivelarsi fondata), ma se in Italia si volesse fare veramente fare piazza pulita della corruzione della politica, dovremmo dare inizio ad un'attività di edilizia carceraria veramente imponente, che aiuterebbe non poco l'economia del settore edilizio nel nostro Paese. L'attacco frontale scatenatosi oggi in Parlamento contro la Magistratura non ha nulla a che vedere con un paese civile! Tutti disperatamente contro un provvedimento che non era ancora stato notificato all'interessata. Tutti, secondo il mio modesto parere, preoccupati da una non tanto remota paura ... come dire: "accidenti stanno arrivando!". TUTTI A GRIDARE AL COMPLOTTO, ALLE REGIE OCCULTE, ALLE TOGHE CHE ASSALTANO I GOVERNI Dice il Senatore Schifani: "E' un
film che conosciamo bene. Con una tempistica più che sospetta, la
magistratura scende in campo per influenzare l'attività politica e
legislativa". Il capogruppo di Forza Italia al Senato Renato Schifani
sottolinea la coincidenza degli arresti domiciliari della moglie del
Guardasigilli nel giorno delle sue comunicazioni in Parlamento sullo
stato della giustizia. "Al ministro Mastella e alla moglie Sandra
Lonardo, presidente del Consiglio regionale della Campania - aggiunge
Schifani - esprimo la mia personale vicinanza".Ma porca miseria! Quando la Magistratura indagava Berlusconi, Previti, dell'Utri e Mangano c'era un assalto della Magistratura Comunista ... ricordate le Toghe Rosse? - Adesso non si parla più di Toghe Rosse (oggi dovrebbe operare la Magistratura Fascista) e si denuncia una regia incolore contro i poveri politici. LO STESSO BERLUSCONI DICHIARA: "Ma al di là dell'aspetto umano c'é un problema politico che è ancora più grave. Il ministro della Giustizia ha detto oggi in Parlamento le stesse cose che dico io ormai da molti anni e che mi hanno fruttato gli attacchi non solo della magistratura, ma anche di tanta parte della maggioranza di governo". "Che faranno e che diranno adesso - insiste Berlusconi - questi signori davanti alla drammatica denuncia del Ministro della giustizia? La condividono? E come mai in Parlamento tutti hanno dato a lui la solidarietà che non hanno mai dato a me? Era finta e solo a parole o nasceva dalla condivisione di quel giudizio e di quella denuncia? E che dicono il Presidente del Consiglio e il Governo della 'emergenza democratica', della "giustizia ad orologeria", del '"pacchetto di mischia" e della "trappola scientifica, mediatico-giudiziaria" denunciate in Parlamento dal loro Guardasigilli?". Non poteva essere altrimenti! La politica, in questi casi, deve essere per forza solidale, specialmente quando si condividono esperienze comuni e, come in questo caso, non proprio rassicuranti. - Le dimissioni del Guardasigilli, date per difendere l'amore della famiglia (cosa nobilissima), vedremo se saranno vere e irrevocabili o se, come temiamo, siano un modo per alzare il tiro contro la Magistratura operante, proprio come è successo con il caso De Magistris. In quella occasione il Ministro Mastella avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni, perchè indagato, e, soprattutto, per permettere alla Giustizia di fare il suo corso! Peccato che egli non abbia avuto la serenità di valutare questa possibilità e restituire decoro a trent'anni di militanza politica. Oggi rassegna le dimissioni che non verranno accettate e che lui non ripresenterà. Intanto siamo sbigottiti - NOI - di fronte al grido di dolore del parlamento unito, mentre nessun politico si indigna più di tanto per la vergognosa vicenda dei rifiuti di Napoli, dell'Italia diventata capitale mondiale del traffico degli stupefacenti, delle Mafie ed ecomafie che mettono in ginocchio intere regioni, della Malasanità, dei diritti sempre meno garantiti e di un futuro negato alla stragrande maggioranza dei giovani che non siano figli di politici (loro si aggiustano sempre ... vedi assunzioni mirate in Calabria). Siamo sbigottiti per come scalpitano quando sono "attenzionati", quando hanno il timore che la festa possa finire prima di aver finito di consumare il banchetto. Mai che si preoccupassero più di tanto degli stipendi di fame degli operai e dei tantissimi giovani scippati del loro futuro per "impieghi" di 300-500€ al mese. Auguri alla Signora Mastella, con la speranza possa dimostrare, come lei stessa ha dichiarato, tutta la sua estraneità. Se dovesse andare diversamente siamo certi che non invecchierà in galera, perchè a nessun politico è riservato questo trattamento e, sinceramente, nessuno le augura questo dopo gli impuniti delle stragi di Stato. Tanta Serenità a chi ne ha bisogno. 12月27日 CAINO E ABELE NON SONO UGUALICAINO E ABELE NON DEVONO MAI ESSERE UGUALI Mastella sta valutando la possibilità di concedere la grazia per Bruno Contrada, l’ex dirigente del SISDE condannato a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Un atto dovuto, sostiene il Guardasigilli, e subito si scatena la giusta disapprovazione dei familiari delle vittime della Mafia. Lo Stato non deve usare la pietà per i reati di Mafia, specialmente se commessi da chi doveva difendere gli interessi del Paese ed ha, invece, preferito passare dall'altra parte della barricata. L'Italia, in questi ultimi anni, è stata protagonista di una grande campagna di civiltà per la moratoria universale della pena di morte denominata"Nessuno tocchi Caino", ma in Italia qualcuno deve avere capito che si trattava di un'altra cosa! - La grazia a Contrada è uno schiaffo pubblico a tutte le vittime della Mafia e al faticoso divenire dei tanti familiari che spesso si sentono, a giusta ragione, abbandonati dallo Stato. Tutta l'umana considerazione per la salute di chiunque e in casi particolari ci sono altri strumenti Normativi che possono permettere la scarcerazione per gravi motivi di salute, ma ACCIDENTI! LA GRAZIA NO'! - E se la prostata, il diabete o il cuore di tanti mafiosi peggiorassero all'improvviso sarebbe UN ATTO DOVUTO concedere la grazia ai vari Brusca, Riina, Provenzano? - Siamo costernati di fronte all'offesa che si arreca, con questo provvedimento, alla MEMORIA di tanti servitori dello Stato e di tanti cittadini che non si sono voluti piegare alla logica perversa della criminalità. Cosa vuol dire, caro Ministro Mastella, la GRAZIA!!! - Non basterebbe concedere a CAINO gli arresti domiciliari? E' mai possibile che non ci lasciate respirare un solo giorno in piena tranquillità? E' mai possibile che quando decidete di "pensare" in grande, partorite solo cazzate? (chiedo scusa, ma di questo si tratta). 12月18日 LA PROTESTA DEL MOVIMENTO ANTIMAFIA CALABRESEDAL SITO DELLA RETE PER LA CALABRIA PER DARE VOCE AL: movimento antimafia calabreseNOTA DI PROTESTA PER IL RISPETTO DEL MOVIMENTO ANTIMAFIA CALABRESE Si sottopone ad una rapida approvazione di chi la volesse sottoscrivere questa bozza di “Nota di protesta formale” in merito alla scandalosa vicenda denunciata pubblicamente da Rosanna Scopelliti e da Aldo Pecora, e cioè che è stato inaugurato ufficialmente un sito internet della Commissione Parlamentare Antimafia denominato “Sportello scuola e università” dove non c’è traccia, tra i siti consigliati per approfondire territorialmente l’azione di contrasto alle mafie e la lotta per la legalità, di n e s s u n a associazione, fondazione, movimento o organizzazione antimafia o antiracket calabresi. Al Presidente della Repubblica FIRMATO
12月12日 L'ANTIMAFIA DIMENTICA LE ASSOCIAZIONI CALABRESIIL NUOVO SITO DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA
Messaggio del Presidente della Commissione Francesco Forgione:A tutte e tutti coloro che visitano questo sito, ragazze e ragazzi,
docenti, operatori sociali e volontari impegnati ogni giorno per
affermare diritti, solidarietà, libertà, legalità contro gli interessi,
l'arroganza, la violenza e la sub-cultura delle mafie.Dal momento che il Presidente Forgione si rivolge ai giovani, ai docenti, ecc.., per combattere la sub-cultura delle mafie, perchè non cita quanti in Calabria sono impegnati, quotidianamente, contro le mafie? Per esempio: perchè nell'elenco non compare la Fondazione Scopelliti e l'Associazione "Ammazzatecitutti", che in più occasioni è riuscita a mobilitare una marea di giovani Calabresi? Perchè non citare Diritti Civili e i tanti Siti Internet e Blog di uomini e donne Calabresi che lottano contro le Mafie, perchè si affermino i principi di LEGALITA', GIUSTIZIA e UGUAGLIANZA?Ecco l'elenco di Associazioni, Fondazioni e Osservatori pubblicato dalla commissione antimafia. Il Presidente Forgione, Calabrese di Catanzaro, poteva e doveva ricordarsi di quanto c'è di buono nella sua terra!
12月7日 LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICAAmatissimo Presidente, Mi rivolgo a Lei, quale Garante dei principi Costituzionali sull'inamovibilità del Giudice e, soprattutto, quale massima carica del Consiglio Superiore della Magistratura, per manifestarLe il mio sgomento ed il personale, profondo, senso di sfiducia verso le Istituzioni, per il destino di due Magistrati coraggiosissimi: il Dott. Luigi De Magistris e la Dott.ssa Clementina Forleo. Due giovani del Sud che stavano onorando il senso di Legalità e di Giustizia di cui il nostro paese ha un bisogno estremo. Da cittadino e, soprattutto, da Docente Educatore, provo un forte imbarazzo di fronte ai tanti ragazzi che plaudono all'operato del CSM, del Guardasigilli Mastella ed anche al suo neutralismo nelle vicende dei due Magistrati. Plaudono all’Italia dei furbi ed ai poteri forti di cui non conoscono scopi e finalità. Plaudono a quelli che la fanno franca, a quelli che disonorano le Istituzioni, a quelli che rubano, a quelli che si arricchiscono alle spalle della gente. Plaudono a loro, perché li ritengono “in gamba”, li scelgono come modelli e, specialmente nel Sud, Egregio Signor Presidente, i nostri giovani hanno bisogno e di altri modelli con cui confrontarsi. Cosa dirà, Signor Presidente, ai tanti giovani del Sud, agli alunni della mia Scuola e di tutte le altre Scuole d’Italia, nel suo messaggio di fine anno? Sosterrà che i magistrati devono essere prudenti? Che non devono indagare su uomini politici, specialmente se questi sono Ministri o Presidenti di Partito? Cosa dirà a quei pochi Magistrati che non abbassano la testa di fronte a nessuno! Consiglierà prudenza e silenzio in modo che quando li ammazzano non ci siano nomi su cui indirizzare sospetti? La nostra Patria gronda sangue, Amatissimo Presidente! Gronda sangue non per le colpe di Magistrati come la Dott.ssa Forleo e il Dott. De Magistris, bensì per quanti hanno permesso che la Piovra avviluppasse con i suoi tentacoli ogni vicolo, ogni quartiere, città intere e i Palazzi delle Istituzioni. Se questo è avvenuto, Signor Presidente, è perché tanti Magistrati sono divenuti canuti interessandosi soltanto di reati minori, volgendo altrove lo sguardo quando i corruttori e gli scippatori di Legalità imperversavano fino a fare dell’Italia uno dei più corrotti paesi dl mondo. In tanti vorrebbero che continuasse ad essere così, per distruggere questo nostro amato Paese, costruito sul tributo di sangue di tanti giovani morti nelle guerre del ‘900. Auguri Signor Presidente, auguri di Buon Natale e di un Sereno 2008, con la preghiera che ella voglia ricordarsi dei giovani del Sud, loro malgrado, ostaggi della Mafia, della Camorra e della mala politica. Ricordi loro dove volgere lo sguardo per diventare uomini LIBERI e ONESTI e cerchi di spiegare perché non devono avere rispetto per Magistrati come la Forleo e De Magistris o perché, nonostante tutto, dovrebbero guardarLi come un modello da imitare. Buon Natale Presidente! Possa Dio ispirarLa per nutrire, almeno in cuor suo, un po’ d’amore per due Magistrati che noi, uomini e donne del Sud, amiamo tantissimo! |
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